La Nuova Sardegna

In tribunale

Evasione Raduano, l’incredibile racconto della latitanza: «A Nuoro uscivo la notte per cercare acqua, a Padru facevamo pizzate»

Evasione Raduano, l’incredibile racconto della latitanza: «A Nuoro uscivo la notte per cercare acqua, a Padru facevamo pizzate»

La deposizione dell’ex boss della mafia garganica: «A volte abbiamo organizzato una mangiata di pizza con altri»

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Nuoro L’evasione pianificata da dicembre 2022, la fase iniziale della fuga, saltata «perché il mio autista era stato fermato dalla polizia a Nuoro e quindi ho dovuto improvvisare», i quattro giorni chiuso in un rudere del capoluogo barbaricino per evitare i controlli a tappeto, gli “spuntini” durante la prima fase della latitanza, tra Bitti, Orune e Padru, a base di pane carasau e pizza, l’aiuto immediato ripagato, letteralmente, a suo dire, allungando cinquemila euro ad Antonio Gusinu, di Padru con una precisa indicazione: «Gli dissi “Fai un regalo a Elio”, e lui comprò una carabina».

Dopo la rivelazione più grossa, che finora non aveva mai fatto in un’aula di giustizia, di un accordo criminale stretto tra alcuni sardi e i corsi che prevedeva anche il suo incarico per commettere un omicidio nell’isola vicina – pare che sia quello dell’imprenditore Paul Felix Paoli, proprietario di un locale a Poggio Mezzana – sono tanti altri, i frammenti della fuga e della latitanza, che emergono dalla deposizione resa mercoledì dall’ex boss della mafia garganica, Marco Raduano.

Il 24 febbraio del 2023, il giorno della fuga, «faccio venire un mio complice a Nuoro, da Mestre – racconta Raduano – attraverso una finestra del carcere gli ho fatto una fotografia per indicargli dove si doveva posizionare esattamente per aspettarmi. Lui era venuto già da una quindicina di giorni prima del 24, a Nuoro, per vedere tutto».

E il 24 febbraio, dice ancora Raduano, «ho trovato alcune coincidenze che mi hanno favorito per evadere. Prendo le chiavi, scavalco il muro, fuggo verso l’esterno. Solo che ho avuto la prima grande complicazione, perché il ragazzo che mi doveva aspettare era stato fermato dalla polizia. Non mi ha potuto recuperare, mi sono addentrato dentro la città di Nuoro, ho cercato di togliermi dalla circolazione. Ho aperto una casa disabitata, sono entrato all’interno, sono rimasto chiuso lì circa quattro giorni. La notte uscivo per prendere una bottiglia d’acqua, per mangiare. Sono sopravvissuto fin quando non è stato mandato dai miei complici un altro autista, Tommaso Ruffert».

E così, dice Raduano, da Nuoro si dirige a Bitti, per cercare aiuto e riparo dal suo vecchio compagno di carcere, Martino Contu. «Ruffert in macchina mi portò a Bitti, alla tabaccheria di Contu. Contu rimase sorpreso di trovarmi lì, sapeva che ero ricercato. Mi mise subito in un suo scantinato vicino, poi fui spostato in un casolare del circondario. Poi arrivarono altri personaggi e mi spostarono in un casolare di Orune, era nella disponibilità di Antonio Mangia».

E pure nel viaggio da Bitti-Orune a Padru nel racconto di Raduano, era stato aiutato da alcuni sardi. «A Padru mi misero in un casolare, penso che fosse una rimessa per animali, poi in una tenda, poi in una grotta per circa quattro mesi – dice Raduano – In quel periodo vedevo tutti i giorni Elio Gusinu, poi ogni tre o quattro giorni veniva anche Antonio Gusinu per portarmi informazioni. A volte abbiamo organizzato una mangiata di pizza, anche insieme a Martino Contu».

Poi, racconta ancora l’ex boss Raduano, arrivò la fase prima del salto in Corsica. «Antonio Mangia – dice – si era messo a disposizione per trovare un camion per a trasferirmi in Corsica. Solo che poi i corsi hanno preferito prendere loro un camion a noleggio. Avevano individuato vari soggetti per spostarmi lì, tramite Massimiliano Demontis. Abbiamo concordato un incontro con i corsi, con i quali avevano un accordo criminoso. Da Padru i Gusinu mi spostarono a casa di Demontis. Lì restai una notte e poi mi misero dentro una camion, pieno di polistirolo. Mi misero lì, in un doppio fondo e così arrivai in Corsica».

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