Il fumo torna di moda in tv e sui social con vip e influencer, Bassetti: «Un pessimo esempio»
Da Belen a Rocco Schiavone: la sigaretta è diventata uno status symbol
Sassari Il fumo non è tornato da solo. È tornato con loro: attori, influencer, politici. Una sigaretta tra le dita, uno sguardo studiato: non più vergogna, ma stile. Insomma, il testimonial è il vincente. Chi appare, chi conta, chi detta il ritmo. E così una sigaretta diventa status e non rischio. E poi c’è il grande inganno: prima era una sigaretta accesa, adesso è una nuvola che non sporca. Non puzza, non brucia, non fa paura. È così che il fumo è rientrato dalla porta principale e si è rimesso comodo, tra i ragazzi.
Alla centesima pagina social o rivista in cui si è imbattuto in un vip con la sigaretta elettronica in bella mostra, il virologo Matteo Bassetti ha detto basta. «Un cattivissimo esempio!», scrive sulla sua pagina Fb, e posta le immagini di personaggi famosi mentre fumano. «Le sigarette erano quasi scomparse dagli schermi. Per anni il fumo era stato spinto ai margini, insieme alla sua immagine il fumatore che puzza, ha i denti gialli, le dita consumate».
Poi qualcosa è cambiato. Oggi le sigarette sono tornate. Nelle serie tv, nei film, nelle foto dei vip. Con una novità: accanto a quelle tradizionali, ci sono le elettroniche. Per Matteo Bassetti, infettivologo e volto noto della divulgazione sanitaria, è un passo indietro pericoloso. «Abbiamo avuto un periodo abbastanza lungo, tra la fine degli anni Novanta e fino al Covid, in cui abbiamo lavorato molto bene – spiega – per far capire che fumare non era una cosa sana».
Un lavoro culturale, prima ancora che sanitario. «Televisione, cinema, società civile: tutti avevano contribuito a spiegare i rischi del fumo». Il punto di rottura, secondo Bassetti, coincide con la diffusione delle e-cig. «Con queste cavolo di sigarette elettroniche abbiamo fatto un errore enorme», dice senza giri di parole. «Abbiamo detto alla gente che potevano usarle tranquillamente, che non c’era nessun problema. E invece non è così».
Il risultato? «Siamo tornati indietro, come negli anni Cinquanta e Sessanta, quando si vedevano perfino le reclame con i medici che fumavano». Il cambiamento si vede soprattutto tra i più giovani. «Se guardi i ragazzini oggi – racconta Bassetti – tantissimi hanno in mano una sigaretta elettronica».
E non è solo un’abitudine: «È diventato quasi uno status symbol». Il rischio è il cosiddetto fumo duale. «Quelli che fumano un po’ di sigaretta elettronica e un po’ di sigaretta normale. Così sommano due danni a uno». Uno dei punti più critici riguarda la percezione del rischio. «Si è sdoganato il concetto che la sigaretta elettronica non faccia male. Questo è sbagliatissimo». Il motivo è semplice: «Dentro c’è nicotina, e la nicotina crea dipendenza». È vero che il danno può essere inferiore rispetto alla sigaretta tradizionale, ma il problema resta. «Gli effetti sui polmoni sono minori? Certamente sì. Ma non sono zero». E aggiunge: «Non è che dici: anziché fumare mi prendo un leccalecca. Non è un leccalecca». Il fenomeno non è distante, non è teorico. «Io ho due figli, uno di 18 e uno di 21 anni. Fumano entrambi», racconta. «E hanno questo concetto: tanto male non fa». Un’idea che, secondo lui, è diffusa tra i coetanei. «È un messaggio sbagliato che è passato a tutta la loro generazione». Bassetti individua anche una frattura generazionale. «Chi è nato tra il 1980 e il 1990 ha ricevuto messaggi talmente forti contro il fumo che non ci si è avvicinato». Oggi, invece: «C’è di nuovo lassismo. I ragazzi di 15-16 anni fumano tantissimo. È incredibile. Questi ragazzi, invece di fumare 5 o 7 sigarette, ne fumano 20 di elettroniche». (lu.so.)
