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La guerra nel Psd’Az, Moro replica a Solinas: «Vuole aprire al Pd? Una conversione poco credibile»

di Giuseppe Centore
La guerra nel Psd’Az, Moro replica a Solinas: «Vuole aprire al Pd? Una conversione poco credibile»

Il presidente sconfessa la nuova linea del segretario ed ex governatore illustrata nell’intervista alla Nuova

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Cagliari L’intervista di Christian Solinas alla Nuova Sardegna, nella quale si annunciava una nuova fase politica per il Psd’Az, non è piaciuta per nulla al presidente dei Quattro Mori. Antonio Moro in questa intervista, pur vincolato da uno stile linguistico che lui definisce “istituzionale”, non le manda certo a dire al suo segretario, facendo capire che questa coabitazione non è destinata a durare a lungo, e di fatto aprendo l’ennesima stagione di guerre, sottobanco e palesi, tra i sardisti, elemento ricorrente nella loro lunga storia.

Presidente Moro come commenta l’annuncio del suo segretario di richiesta di congresso straordinario per aprire una nuova fase politica vicina al centro-sinistra?

«Lo Statuto non attribuisce al segretario i poteri per la convocazione del congresso nazionale, che dovrà svolgersi nel rispetto delle regole, con le dovute garanzie. Le sue affermazioni non vanno in questa direzione».

Solinas ha detto che a breve la segreteria nazionale, da lui guidata, farà un censimento, con probabile “pulizia” delle liste degli iscritti.

«È la presa d’atto che nel partito non si sa neppure chi siano gli iscritti, semmai sono compressi gli spazi di agibilità politica e sono lacerate le organizzazioni territoriali, dopo sfiancanti gestioni commissariali».

Secondo lei le parole di Solinas sono dettate dalla paura di vedersi esplodere il partito, o dalla voglia di lasciarsi alle spalle una stagione che non è stata appagante per i Quattro Mori?

«Volendo usare concetti istituzionali direi che le sue parole mi sono sembrate dettate più dal timore del crescente malcontento tra i sardisti, piuttosto che da una reale volontà di rilanciare il partito».

Ritiene la conversione politica del suo ex presidente, che se non apre strutturalmente con il centrosinistra certo chiude con i suoi ex alleati, coerente?

«Per aprire una nuova fase politica non basta un titolo di giornale. Non servono semplificazioni e accelerazioni, serve coerenza. Una conversione senza credibilità non fa andare lontano».

Allo scorso congresso avete votato per la politica delle mani libere. È fattibile un avvicinamento con alcune forze del Campo Largo?

«Il tema delle alleanze non è la priorità dei sardisti, che oggi chiedono di essere ascoltati e che si rimetta al centro il senso dell’appartenenza per riorganizzare e rilanciare il partito. L’unità dei sardisti è un valore irrinunciabile».

E quindi mai col centrosinistra?

«Vorrei ricordare che sino a due anni fa Solinas non rappresentava una importante componente del centrodestra, ma ne era il capo, scelto e votato come guida massima di presidente della Regione. Quanto ai programmi di cui lui parla non trovo motivazioni che spieghino una conversione politica sulla base di quanto il governo del centrosinistra fa nella sanità o nei trasporti, o non fa per contrastare la speculazione energetica».

Si andrà a congresso per costruire una nuova piattaforma politica o solo per contarsi? «Dobbiamo riprendere in mano il nostro futuro, tornando dai sardisti ma ricordandoci che abbiamo una certa responsabilità politica verso l’area nazionalitaria sarda che non può essere trascurata, se non vogliamo correre il rischio di essere percepiti come una qualunque di quelle formazioni politiche italiane che vanno a caccia di seggi ed esistono solo nel momento elettorale. In ogni caso appena la segreteria nazionale deciderà di trasmettermi l’elenco degli aventi diritto, che attendo da un anno, convocherò subito il consiglio nazionale».

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