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Crisi energetica, Valditara: «La didattica a distanza non è contemplata in alcun modo»

Crisi energetica, Valditara: «La didattica a distanza non è contemplata in alcun modo»

Il ministro dell’Istruzione esclude in modo netto il ritorno alla Dad. Intanto il governo valuta misure per contenere i consumi energetici, ma scuola e sanità restano tra i settori da salvaguardare

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Roma La didattica a distanza non rientra in alcuno scenario allo studio, neppure nell’ipotesi di una crisi energetica. A dirlo con chiarezza è il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che esclude un ritorno alla Dad anche nel caso in cui il Paese dovesse affrontare difficoltà legate all’approvvigionamento di energia. «La Dad non è contemplata in alcun modo», afferma il ministro, intervenendo sul tema mentre si moltiplicano le valutazioni sulle possibili contromisure da adottare in caso di tensioni sulle forniture.

Le ipotesi allo studio del governo

Entro maggio, secondo quanto riferito da fonti giornalistiche come Repubblica e Il Foglio, potrebbe essere attivato un pacchetto coordinato di misure per governare la domanda di energia, qualora dovessero proseguire le criticità legate al transito delle forniture attraverso lo Stretto di Hormuz. Il quadro, nei giorni scorsi, è stato richiamato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni e dal ministro della Difesa Guido Crosetto. In un’intervista al Corriere della Sera, Crosetto ha risposto così a una domanda sull’eventualità di interruzioni significative: «È ciò che si teme. Non tutto ma molto».

Il nodo dei flussi e le scorte di gas

Sul fronte delle riserve, il dato indicato viene considerato rassicurante: gli stoccaggi italiani di gas sono al 44%, un livello superiore alla media europea. L’attenzione resta però concentrata sui flussi in arrivo, che, secondo un’analisi di Repubblica, potrebbero iniziare a rallentare nell’arco di tre settimane. L’ipotesi presa in esame, in ogni caso, non sarebbe quella di uno stop improvviso, ma di una gestione progressiva e prudente delle risorse disponibili.

Dai consumi domestici allo smart working

Tra le misure valutate figurano interventi su più fronti. Una delle ipotesi riguarda il contenimento dei consumi domestici, con la riduzione di un grado per condizionatori in estate e termosifoni in inverno, insieme alla possibile diminuzione di un’ora del loro utilizzo quotidiano. Secondo le stime ministeriali richiamate, questo insieme di accorgimenti potrebbe produrre un risparmio compreso tra 75 e 80 miliardi di metri cubi di gas. Sul tavolo torna anche la possibilità delle targhe alterne per i mezzi di trasporto, già adottate in passato in situazioni di emergenza energetica o di forte inquinamento. Un’altra leva presa in considerazione è l’estensione dello smart working, sia nel pubblico sia nel privato. Nella pubblica amministrazione i dipendenti in lavoro agile sono attualmente circa 555mila, pari al 17% della forza lavoro, con un incremento del 10% registrato alla fine del 2025. Un’opzione che, secondo quanto emerge, potrebbe essere rafforzata facendo leva su un impianto normativo già esistente e su procedure operative già sperimentate. Tra gli interventi ipotizzati rientrano anche una riduzione mirata dell’illuminazione notturna di edifici, monumenti e spazi pubblici, senza compromettere i livelli di sicurezza, e una possibile rimodulazione dei cicli produttivi per i comparti industriali a maggiore consumo energetico, come siderurgia e meccanica.

Scuola e sanità restano fuori

Diverso il discorso per i servizi ritenuti essenziali. Nel quadro delle valutazioni in corso, scuola e sanità vengono indicate come aree strategiche da proteggere anche in caso di contingentamento dell’energia. Per l’istruzione, quindi, non si profila alcuna riapertura del capitolo Dad. Lo stesso vale, allo stato attuale, per l’ipotesi di tagli alle visite sanitarie programmate considerate non essenziali. L’obiettivo dichiarato è mantenere la piena operatività dei servizi fondamentali, assicurando continuità educativa e assistenziale anche in uno scenario di riduzione delle forniture.

La linea del ministro

In questo contesto si inserisce la presa di posizione di Valditara, che respinge senza aperture l’ipotesi di un ritorno alle lezioni a distanza. La dichiarazione del ministro segna una linea netta: anche in presenza di una crisi energetica, la scuola in presenza resta il riferimento da preservare.

Gli interventi di Anief e suor Anna Monia Alfieri

Sul tema interviene anche Marcello Pacifico, presidente nazionale di Anief, che rivendica di aver sollevato la questione già sabato scorso. «Come sindacato – dichiara – abbiamo semplicemente aperto gli occhi sui rischi derivanti dalla guerra. Per la nostra organizzazione sindacale è ben ricordare che la scuola non dovrebbe mai sospendere le lezioni in presenza, all’interno delle classi. E se dovesse accadere, dovrebbe essere l’ultimo comparto a farlo». A sostegno della posizione espressa dal ministro arriva anche il commento di suor Anna Monia Alfieri: «Le parole del ministro costituiscono un chiaro segnale dell’attenzione riservata dal Governo all’apprendimento dei giovani e al loro benessere formativo e sociale. Sono certa che tutte le forze politiche sapranno sostenere questa scelta in modo responsabile e costruttivo».

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