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Nuovo scontro tra governo Meloni e Regione: impugnate altre due leggi sarde

di Serena Lullia
Nuovo scontro tra governo Meloni e Regione: impugnate altre due leggi sarde

Nel corso degli anni sono finiti nel mirino di Roma le normative su energia, sanità, urbanistica

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Cagliari Si allunga la lista di leggi regionali sarde impugnate dal governo di Giorgia Meloni. E attraversano quasi tutti i settori strategici: energia, sanità, urbanistica, trasporti, bilancio. Le ultime in ordine di tempo contro cui Roma punta la prua sono la legge di stabilità, del febbraio 2026, e quella sulla valorizzazione delle reti ferroviarie e del trenino verde. 

Il Consiglio dei ministri contesta alcuni punti delle normative approvate dal Consiglio regionale a guida della presidente Alessandra Todde. Sulla legge di stabilità ritiene che alcune disposizioni vanno oltre le competenze regionali, in particolare quelle in materia di tutela della salute. Sulla seconda, che in burocratese porta il nome di “Disposizioni per la gestione e la valorizzazione delle ferrovie turistiche della Sardegna e disciplina degli organi della Fondazione Trenino verde storico della Sardegna”, ritiene che alcune scelte regionali siano in contrasto con la normativa statale. 

Per rinfrescare la memoria in questi due anni, il primo terreno di scontro è stato quello più sensibile: energia e paesaggio. Nell’estate del 2024 la Regione approva una norma per la salvaguardia del territorio, introducendo di fatto uno stop agli impianti da fonti rinnovabili. Il Governo reagisce impugnando la legge, ritenendo che la Sardegna abbia oltrepassato i limiti delle proprie competenze in un ambito – quello della transizione energetica – considerato strategico a livello nazionale. Pochi mesi dopo, nel dicembre 2024, arriva una nuova legge regionale che prova a rimettere ordine: la definizione delle cosiddette “aree idonee” per gli impianti a energia alternativa. Ma anche questa finisce nel mirino dell’esecutivo, che la impugna all’inizio del 2025.

Nel 2025 il contenzioso si allarga e cambia forma. La sanità diventa uno dei fronti principali. Con la riforma del sistema sanitario regionale, la Sardegna interviene sull’organizzazione e sulla governance delle strutture. Il Governo impugna alcune disposizioni e la Corte costituzionale interviene, dichiarando illegittime alcune parti della legge.  Accanto alla sanità emergono altri dossier sensibili. C’è l’urbanistica, con una legge di riordino edilizio finita sotto impugnazione. E c’è poi anche il tema dei diritti civili. Nel settembre 2025 la Regione approva una legge sul suicidio medicalmente assistito. È un intervento che si inserisce nel solco tracciato dalla giurisprudenza costituzionale, ma che apre un fronte politico e giuridico immediato. Anche questa viene impugnata.

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