Resa dei conti in Forza Italia, Chessa attacca Cappellacci: «Il mio arrivo fallimentare? Da solo ho 996 tessere» – Cosa sta succedendo
Si va verso lo slittamento dei congressi, ma il partito è sempre più spaccato
Cagliari La famiglia Berlusconi mette d’accordo le anime di Forza Italia, ma in Sardegna sotto la cenere dell’intesa il fuoco rimane rovente. Nel vertice di ieri il nodo dei congressi locali è stato sciolto salomonicamente. Si faranno subito solo se unitari. Quindi in Sardegna slitteranno, ma a quando non si sa. I due galli nel pollaio sardo (Pittalis e Cappellacci) facevano addirittura parte delle rose contrapposte per il nuovo capogruppo alla Camera, che comunque ci sarà a breve.
Sullo sfondo il documento anonimo sullo stato del partito sardo, scritto da chi ha capacità di analisi politica, conoscenza del lessico e visione sul futuro isolano degli Azzurri, non si sa però a chi indirizzato, che ha scatenato feroci dichiarazioni tra le parti ormai in causa. Nelle tre cartelle complessive l’estensore ricorda che il quadro attuale di Forza Italia in Sardegna evidenzia una contraddizione fondamentale: aumento formale delle adesioni senza crescita di consenso e scollamento tra struttura organizzativa e rappresentanza politica.
«La cosiddetta “campagna acquisti”, presentata come un rafforzamento ma che, nei fatti, non ha prodotto risultati in termini di consenso. L’ingresso di esponenti provenienti da altre esperienze politiche, spesso caratterizzate da percorsi non lineari, non ha ampliato il perimetro elettorale e ha contribuito a generare disorientamento interno, allontanando al contempo ambienti professionali, civici e associativi che stavano tornando ad avvicinarsi al partito». Parallelamente, la marginalizzazione di una parte significativa della classe dirigente storica ha compresso la partecipazione e ostacolato il ricambio. Le scelte elettorali locali, confermano secondo il documento questa tendenza. Questo testo ha scatenato la reazione del gruppo fedele a Pittalis.
Giovedì notte, dopo una travagliata discussione durata alcune ore, il gruppo regionale degli Azzurri, composto dai tre esuli sardisti, e dai consiglieri Cocciu, Piras e Talanas, ha emesso un durissimo comunicato nel quale si attacca direttamente, senza mai citarlo, l’ex coordinatore regionale Ugo Cappellacci. «Noi, assieme ai militanti e ai dirigenti di Forza Italia, vogliamo partecipare, costruire, proporre. Vogliamo far crescere il partito attraverso iniziative concrete, idee, progetti e una visione chiara della Sardegna del domani. Forza Italia deve tornare ad essere un partito protagonista: liberale, europeista, democratico, di ispirazione cattolica, saldamente atlantista. Un partito capace di stare al centro della politica sarda e nazionale. Tutto questo è possibile solo attraverso una parola chiave: partecipazione. Occorre aprire le porte del partito. Occorre coinvolgere dirigenti e militanti. Occorre rimettere al centro i territori. Tutte condizioni che, purtroppo, nella precedente gestione non si sono realizzate».
Il documento firmato dai sei consiglieri regionali certifica una spaccatura del partito soprattutto nel cagliaritano (inteso anche come collegio alle politiche). Da una parte Cappellacci con i suoi Ivan Piras ed Edoardo Tocco, dall’altra Gianni Chessa, che non si nasconde e commenta da par suo il momento delicato che stanno vivendo nell’isola gli Azzurri.
«Sono entrato in Forza Italia perché credo al progetto. Ringrazio Tajani che ci ha dato fiducia, ma non accetto critiche ingenerose. Io e i miei amici lavoriamo per il partito. Ad oggi siamo a circa 4mila tessere in tutta l’isola. Solo io, con i miei amici ho raccolto 996 tessere, in 51 comuni della provincia di Cagliari. Questi sono voti recuperati al partito; sono cittadini che credono nel progetto di Forza Italia e vogliono contare. Con quale coraggio diciamo “scusate abbiamo scherzato, il partito decide e voi state zitti?”. Le liste alle prossime elezioni devono essere plurali e forti. Le ho sempre fatte e mi aspetto di dare il mio contributo anche questa volta. Così ne guadagnerà in consenso e immagine tutto il partito. Se non siamo accolti però sono pronto a fare un passo indietro, visto che i matrimoni a vita in politica, ma questo vale per tutti, non esistono più». (gcen)
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