La Nuova Sardegna

Gli effetti della guerra

Caro carburanti, il racconto dell’autotrasportatore sardo: «Per un pieno al tir pago 300 euro in più»

di Paolo Ardovino
Caro carburanti, il racconto dell’autotrasportatore sardo: «Per un pieno al tir pago 300 euro in più»

Diesel alle stelle, guadagni ridotti, Roberto Sistu: «Potremmo decidere per un blocco comune di chi viaggia nell’isola»

4 MINUTI DI LETTURA





Sassari «I più penalizzati siamo sempre noi», e quindi che si fa? «Qualcosa dovremmo fare, dico, per farci sentire e vedere. Magari un blocco. Un blocco dei trasportatori sardi. Non lo so, per dire, dovremmo partecipare tutti e fermarci, si capirebbe di più la situazione che viviamo». Roberto Sistu ogni mattina all’alba, da trent’anni, mette in moto il suo camion e da Buddusò si sposta in tutti i centri dell’isola e anche oltremare. In Corsica. Ormai è specializzato nella tratta con l’altra isola. E infatti mentre ragiona su cosa si possa fare, magari un blocco dei trasporti, è seduto sul traghetto, in attesa che la traversata finisca, dal porto di Santa Teresa Gallura a quello di Bonifacio («un’oretta»).

Prima e dopo

Quando il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dalla sala ovale ha dato ordine alle sue forze armate di iniziare l’attacco congiunto con Israele verso l’Iran, qui era notte e in quel momento Roberto Sistu non sapeva ancora che da lì a poco quella guerra internazionale, ancora in atto tra tregue e negoziati falliti, l’avrebbe pagata anche lui. Per l’esattezza 300 euro a ogni rifornimento, spiega facendo al volo due conti mentre vede la Corsica. «Il prezzo del gasolio è una follia, da un mese ad adesso ci sono cinquanta centesimi di differenza al litro. Per un pieno al mio mezzo? Servono circa 600 litri». Prima un pieno gli costava mille euro, oggi che il diesel ovunque costa almeno 2,2 euro al litro, mille e trecento euro. E con i lunghissimi viaggi che un autotrasportatore come lui fa («in media consumo 150 litri di gasolio al giorno»), le soste nei distributori non sono così poche.

«È una catena»

In teoria esiste una clausola a favore di Roberto della Sistu trasporti, attività di famiglia e storica a Buddusò, e dei colleghi. Dal 2022 la “fuel surcharge” consente di applicare variazioni di costo nei contratti di autotrasporto se il prezzo del carburante sale oltre il 2% rispetto al valore iniziale, di quando l’accordo commerciale è stato siglato. Qui il livello è salito eccome. Però non è facile, sospira l’autotrasportatore: «Alcuni clienti non ne vogliono sapere di sovrapprezzi, perché anche loro sono con l’acqua alla gola. Altri, qualcosa in più te la danno. Tanto siamo tutti a piangere, quando lavoriamo e poi quando andiamo a fare la spesa e paghiamo i prodotti un po’ di più rispetto a prima. Gli stipendi invece sono gli stessi, come si fa?». L’autotrasportatore dalla vena sindacalista però c’entra il punto: «Siamo tutti messi male in questo momento. Trasportatore, operaio, commercianti, è una catena».

Rincari

Anche il trasporto su cui si trova mentre è al telefono, ossia il traghetto tra i confini isolani di Italia e Francia, alla lunga risentirà del caro carburanti, «è vero, ma tutto sommato questo è il meno per noi», assicura Sistu. Su queste brevi tratte sono già previste due tariffe, una per i mesi invernali e una per l’alta stagione. Che, ironia della sorte, inizia proprio «ad aprile». Come a dire che il tempismo è pessimo. Perché questa stranissima, apocalittica alta stagione coincide con la crisi in Medio Oriente, con la guerra dei droni e i blocchi navali nello Stretto di Hormuz. «Per carità, siamo coinvolti tutti». Sistu Trasporti si occupa per lo più di consegnare da un capo all’altro della Sardegna e oltre le Bocche di Bonifacio materiale edile. Altro settore che subisce rincari, lo ha detto anche il segretario di Confartigianato Gallura, Federico Fadda: «I listini (delle materie prime, ndr) sono ormai settimanali o cambiano addirittura a distanza di pochi giorni».

Neanche il Covid

«Da trent’anni – ricorda Sistu – che io ricordi non ho mai vissuto un momento del genere. Sì, dopo il covid per un periodo il gasolio era aumentato, ma erano state tolte le accise e il petrolio era rimasto stabile: lo sconto lo avvertivi. Adesso se anche per venti giorni il governo ha tolto 25 centesimi, il petrolio è aumentato e il prezzo è sempre alto». E quindi si continua a macinare chilometri, con gli pneumatici sull’asfalto, poi su una passerella a pelo d’acqua, poi ancora su strada. Ruote di un ingranaggio sempre più caro. Perché da un lato il produttore ha bisogno di più energia e risorse e alza il prezzo dei materiali, e il rivenditore a sua volta ammortizza il costo extra sul cliente. E caricare le pedane di blocchetti di cemento sul suo camion per poi scaricarle da un’altra parte, a Roberto costa molto più di prima. L’esasperazione è quella che precede grandi azioni. Magari decidere di fermarsi come protesta. Prima di finire a essere obbligati a farlo per emergenza.

Primo Piano
La tragedia

Schianto in auto: muore un 21enne, due feriti gravissimi

Le nostre iniziative