Operazione 41bis al rallentatore, le carceri non sono ancora pronte ma Nordio tira dritto: «L’isola area privilegiata per ospitare i boss»
Il ministro della Giustizia risponde a una interrogazione parlamentare dei deputati Silvio Lai (Pd) e Francesca Ghirra (Avs)
Il piano per il trasferimento dei detenuti sottoposti al regime di 41-bis nelle carceri sarde resta formalmente in piedi, ma continua a fare i conti con ritardi, errori progettuali e le dimissioni di uno dei maggiori promotori del progetto 41bis: Andrea Del Mastro. A chiarire la posizione dell’esecutivo Meloni è stato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, rispondendo per iscritto all’interrogazione parlamentare presentata dai deputati Silvio Lai e Francesca Ghirra.
Il piano del Governo: più 41-bis nelle isole
Nella risposta, Nordio conferma l’impianto strategico già delineato nei mesi scorsi: la riorganizzazione del circuito detentivo speciale passa attraverso la concentrazione dei detenuti in istituti “esclusivamente dedicati”, preferibilmente situati in contesti insulari. Una scelta che, sottolinea il ministro, è coerente con quanto previsto dalla normativa sul 41-bis e motivata da esigenze di sicurezza, ordine pubblico e funzionalità del sistema penitenziario.
Il progetto si inserisce in un piano più ampio, già illustrato in sede di Conferenza Stato-Regioni nel dicembre 2025, che punta a una distribuzione più efficiente dei detenuti sottoposti al regime speciale. In questo quadro, la Sardegna, per il Governo, assume un ruolo centrale.
Nuoro e Uta: lavori in corso e tempi lunghi
Entrando nel merito dei singoli istituti, il Guardasigilli conferma che a Nuoro, nel carcere di Badu ’e Carros, è in corso un intervento di ampliamento della sezione 41-bis già esistente. I lavori riguardano la ristrutturazione e la riconversione di ulteriori spazi detentivi, con l’obiettivo di adeguarli agli standard richiesti per il regime speciale.
Analogo discorso per la casa circondariale di Uta, dove è prevista l’apertura di un nuovo padiglione dedicato, con una capienza complessiva di 92 posti. Un progetto, precisa Nordio, non recente ma già pianificato fin dal 2011. Nonostante le rassicurazioni sui tempi - con la conclusione degli interventi prevista entro l’anno - il ministro evita di entrare nel dettaglio dei ritardi segnalati dagli interroganti, né fornisce indicazioni puntuali su costi, appalti o cronoprogrammi.
Ritardi
Proprio su questi aspetti si concentra l’interrogazione di Lai e Ghirra. I due deputati chiedono chiarimenti sull’avvio dei lavori a Nuoro, partiti senza una preventiva informativa a Parlamento, Regione e enti locali, e sollevano dubbi sulla reale finalità degli interventi. Secondo quanto emerso anche da recenti sopralluoghi parlamentari, intere sezioni del carcere sarebbero state svuotate e i lavori concentrati in reparti ad alta sicurezza già ristrutturati, elementi che fanno pensare a una riconversione strutturale legata al circuito 41-bis più che a semplici opere di manutenzione.
Le “gaffe” progettuali a Badu ’e Carros
Tra gli elementi che stanno rallentando l’attuazione del piano, emergono anche alcune evidenti incongruenze progettuali riscontrate nel carcere di Badu ’e Carros. In particolare, uno dei nodi riguarda la realizzazione dei servizi igienici all’interno delle celle destinate al regime di 41-bis: i protocolli prevedono l’installazione di monoblocchi in acciaio, per ragioni di sicurezza e resistenza, ma in diverse sezioni sarebbero stati montati sanitari in ceramica, materiale considerato non idoneo. A queste criticità si aggiungono lavorazioni ancora incomplete su elementi fondamentali per la sicurezza, come il muro di cinta e alcune infrastrutture perimetrali. Tutti aspetti che rendono al momento impraticabile l’accoglienza dei detenuti sottoposti al regime speciale.
