La famiglia di Chiara Poggi nel mirino di haters e leoni da tastiera: centinaia di querele in tutta Italia
Gli avvocati denunciano la presenza di “un mercato economico senza regole”. Uno dei post: «La ragazza era incinta del fratello»
Garlasco Un «parallelo mercato economico libero nel quale non ci sono regole». Sono le parole scelte dall’avvocato Gian Luigi Tizzoni per descrivere il clima che si è creato sui social attorno alla famiglia di Chiara Poggi – uccisa a Garlasco il 13 agosto del 2007 - che il legale rappresenta. Per questo Tizzoni e il collega Francesco Compagna (avvocato di Marco Poggi, fratello di Chiara) hanno presentato alla procura di Milano e di altre città una serie di querele per diffamazione aggravata e stalking nei confronti di soggetti che «hanno insistito su argomenti usciti dalla fantasia più assoluta e che sono andate a incidere sulla vita delle singole persone».
Temi inesistenti
Un sistema di diffamazione che per Tizzoni si basa su «argomentazioni inesistenti» riportate sia dagli utenti che commentano che dai creatori stessi di alcuni contenuti online. «Ci sono contenuti anche da 300mila visualizzazioni pubblicati senza che i soggetti citati possano interloquire – dice l’avvocato –. C’è chi ha sostenuto che Chiara Poggi fosse incinta magari del fratello. Cose che faccio fatica a raccontarvi ma che comunque ci sono». Il legale punta il dito contro chi lucra sulla tragedia che quasi 19 anni fa ha colpito la famiglia Poggi. «Si tratta di un mercato con numeri importanti – prosegue –. All’interno di programmi senza filtro vengono trasmesse pubblicità credo costose». Tizzoni sfocia poi in una riflessione sul tema della responsabilità: «È un mercato che va a danno anche di giornalisti e televisioni che devono fare la propria attività rispettando le regole, competendo con chi non le deve rispettare. Se voi giornalisti commettete una diffamazione alle vostre spalle c'è un editore che risponde, mentre ciò non accade su questi circuiti».
L’inchiesta
Ci sono blogger, youtuber e «leoni da tastiera» nell’elenco di persone querelate dalla famiglia Poggi. Il pubblico ministero di Milano, Antonio Pansa, ha riunito decine di denunce presentate nei mesi scorsi dai legali della famiglia della 26enne uccisa il 13 agosto 2007 e da quelli delle cugine Stefania e Paola Cappa. Queste ultime nel 2025 hanno già ottenuto una sentenza di condanna per diffamazione nei confronti della trasmissione Le Iene che, all'interno di più servizi, le aveva accostate al delitto, ipotizzandone un coinvolgimento sulla base delle dichiarazioni false del testimone Marco Demontis Muschitta, già ritenuto inattendibile anche dal gup Stefano Vitelli che ha assolto Alberto Stasi in primo grado. Il sostituto procuratore ha riunito tutti gli esposti (i primi risalgono a un anno fa circa) in un unico fascicolo contenitore dove contesta anche l'ipotesi di reato di atti persecutori nei confronti di alcuni degli indagati. Circa 70 di questi esposti sarebbero stati presentati dai genitori di Chiara Poggi, Giuseppe Poggi e Rita Preda, e dal fratello Marco Poggi. Un centinaio sarebbero quelli presentati da Paola e Stefania Cappa con i propri difensori. «Sono stati denunciati quasi esclusivamente soggetti già individuati – ha spiegato l’avvocato Tizzoni –, chiedendo alla polizia postale in alcuni casi di andare a identificarli, rendendoci però conto della mole incredibile. Queste persone hanno insistito con argomenti che escono anche dalla fantasia più assoluta e sono andati a incidere sulla vita delle singole persone».
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