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Generi alimentari, viaggi ed energia: da qui a fine anno le famiglie spenderanno 1.200 euro in più a causa della guerra – Il punto

di Paolo Ardovino
Generi alimentari, viaggi ed energia: da qui a fine anno le famiglie spenderanno 1.200 euro in più a causa della guerra – Il punto

Federconsumatori: «Se la guerra finisse entro giugno gli effetti andrebbero avanti comunque per tutto il 2026»

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Sassari Calcolatrice in mano: «Già in questi due mesi una famiglia media, quindi due genitori e un figlio, ha pagato 50 euro in più per i generi alimentari e 10 per prodotti sulla cura della persona». A parlare è Michele Carrus, sardo, presidente nazionale di Federconsumatori. È solo la punta dell’iceberg, contando l’inflazione che ad aprile ha fatto segnare un +1,1 rispetto al mese precedente e – dai dati Istat aggiornati nelle ultime 24 ore – si attesta al 2,7 per cento: «Se la situazione rimane questa, mi riferisco al Medio Oriente, a fine anno gli aumenti costeranno 400 euro in più». Finito? No. «Si sommano anche i 120 euro che si accumuleranno per l’energia, i 200 euro per il gas, i rifornimenti dell’auto porteranno da qui a fine anno una spesa maggiore di almeno 360 euro. Poi la ricaduta su aerei e navi, gli spostamenti costeranno circa 190 euro in più. Alle condizioni di oggi, una famiglia spenderà in un anno 1.200 euro in più».

Ricapitolando, tutte queste spese non preventivate si traducono in poco meno di una busta paga che andrà via in costi in più.

Carrus ribadisce più volte un aspetto: il primo attacco di Usa e Israele verso l’Iran sembra una vita fa, ma è accaduto a febbraio. E gli effetti della guerra su larga scala, anche in Sardegna, non nell’immediato. Questo significa che «siamo ancora nella fase iniziale degli effetti del rincaro dei carburanti».

Però già da due mesi diesel e benzina hanno subito un’impennata nei tabelloni esposti dai distributori. Oggi si è ridotta la forbice e viaggiano sulle stesse cifre. Attorno ai 2 euro al litro. «Ma l’inflazione è già visibile nei beni di largo consumo, contando che le merci nel nostro Paese hanno una distribuzione capillare affidata al traffico su gomma», sostiene il numero uno di Federconsumatori. Seppur con le tratte dei traghetti di mezzo, anche per l’isola le merci entrano ed escono con i camion.

«Si registra un aumento dell’inflazione, l’Istat dice che siamo al 2,7, ma i generi alimentari confezionati sono cresciuti del 4,9 per cento e i prodotti per l’igiene, per la cura della persona e della casa del 5,8 per cento. Lo sottolineo: siamo nella fase iniziale dell’effetto della guerra in Iran».

Attraverso il centro studi dell’associazione a difesa dei consumatori si è calcolato il costo extra di 1.200 che fa già paura, ma la verità, fa spallucce Carrus, è che bisogna tenere conto di tre scenari. Quello in cui il quadro geopolitico attuale rimane invariato, quello in cui migliora e quello in cui il conflitto si inasprisce. Le spese possono raddoppiare: «E la parte peggiore è che se i bombardamenti finissero entro giugno, comunque ci vorranno mesi prima di ripristinare la capacità produttiva, e comunque gli effetti perdureranno per tutto il 2026». (p.ard.)

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