Sub morte alle Maldive, il ricordo dell’amico Gianni Lutzu: «Avevano casa a San Vero Milis, amavano l’isola»
Monica Montefalcone e la figlia Giorgia sono due tra le cinque vittime dell’incidente
San Vero Milis «Monica veniva in Sardegna già da prima di nascere, quando ancora la portava in grembo mamma Margherita, perché suo papà Dino è sempre stato innamorato della marina di San Vero Milis. E così lo era lei, che aveva trovato in Capo Mannu il suo posto speciale, per correre e passeggiare. L’aspettavo anche quest’anno, come accadeva da cinquant’anni, per passare l’estate assieme. È un colpo durissimo».
Gianni Lutzu ha passato ogni estate della sua vita in compagnia di Monica Montefalcone, la docente di ecologia marina dell’Università di Genova, e sua figlia Giorgia Sommacal, studentessa di ingegneria biomeccanica. Le due donne sono tra le cinque vittime dell’incidente avvenuto giovedì alle Maldive durante un’immersione subacquea vicino ad Alimathaa, nell’atollo di Vaavu, a sud della capitale Malé. Il gruppo di sub stava esplorando alcune grotte a circa 50 metri di profondità quando si è verificato la tragedia.
Montefalcone – milanese trapiantata a Genova per lavoro dove poi ha sposato l’amato Carlo, con cui ha avuto appunto Giorgia e il più piccolo Matteo – aveva, ogni giorno, lo stesso appuntamento estivo, tra la terza e la quarta discesa in spiaggia dal lungomare di Putzu Idu. «Asciugamano, costume, ciabattine: lei e Carlo si presentavano così in spiaggia, e passavamo giornate intere a ridere e chiacchierare in acqua – racconta Lutzu, originario di Carbonia e insegnante di educazione fisica all’istituto Mossa di Oristano –. Finché hanno avuto il gommone, uscivano anche a fare immersioni, una passione del papà e che lei poi ha trasferito alla figlia Giorgia sin da piccola».
Una famiglia schiva e riservata quella genovese, «di rado venivano alle grigliate di vicinato, preferivano la tranquillità e vivere la natura selvaggia». Avevano saltato solo una volta l’appuntamento estivo a Mandriola: «Ricordo che i figli erano piccoli, ed erano andati negli Stati Uniti a fare un tour con un camper, per due mesi – racconta ancora Lutzu –. Prendevano sempre una casa in affitto molto vicina alla mia. Quando arrivava, Monica la si riconosceva dalla voce, allegra e serena, sempre gentile».
Il ricordo dipinto dal docente e amico è molto affettuoso: «Giorgia ha la stessa età di mio figlio Tommaso, una ragazza studiosissima e molto tranquilla, così tanto simile alla madre non solo nell’aspetto. Carlo e Monica si erano conosciuti a Genova, quando lei lavorava ancora all’Acquario, prima che diventasse docente e divulgatrice famosa per la tv. Anche i genitori di lei si erano trasferiti in Liguria per stare con loro, una bellissima famiglia». E la sub amava Mandriola e Putzu Idu anche per la poseidonia: «Era lo studio della sua vita, quante filippiche ci ha fatto perché le chiamavamo alghe». Ora, è il momento del dolore: «Ho cercato di sentire Dino, è distrutto. Carlo, anche lui, non sa chi piangere».
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