L’isola conquista Torino: Deledda, Domus de Janas e futuro digitale al Salone del Libro
Migliaia di visitatori nello Spazio Sardegna tra incontri, cinema, archeologia, lingua sarda, tecnologia e memoria
Torino Domenica 17 maggio, quarta e penultima giornata del programma della Sardegna al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, si è chiusa come un’unica narrazione compatta, immersa in un’edizione che ha scelto Il mondo salvato dai ragazzini come orizzonte simbolico e civile, un invito a riconoscere nelle nuove generazioni un luogo di immaginazione, responsabilità e possibilità. Lo Spazio Sardegna ha continuato a essere attraversato da un flusso costante di lettori, studenti, operatori culturali e visitatori, attratti da una proposta editoriale ampia e coerente, frutto della collaborazione tra Regione Sardegna e Associazione Editori Sardi guidata da Simonetta Castia.
La giornata ha composto un mosaico di temi che hanno toccato narrativa, saggistica, memoria, paesaggio, archeologia, identità, lingua, musica, attualità e giovani, restituendo l’immagine di un’Isola culturalmente viva e capace di tenere insieme linguaggi differenti.
La presenza dell’editoria sarda ha confermato la vitalità di un sistema che produce pluralità, ricerca e confronto, accogliendo accanto alle voci isolane anche autori e autrici nazionali e internazionali in un dialogo continuo che rafforza il ruolo della Sardegna nel panorama editoriale contemporaneo. I due grandi fuochi dell’edizione, il centenario del Premio Nobel a Grazia Deledda e il riconoscimento Unesco delle Domus de Janas come Patrimonio Mondiale, hanno attraversato incontri e laboratori, diventando chiavi interpretative dell’intero progetto culturale sardo a Torino.
Dentro questo quadro si è distesa la lunga narrazione della domenica, che fin dal mattino ha visto lo stand riempirsi di persone attratte da un programma capace di intrecciare etnografia, letteratura, archeologia, lingua sarda, scienza e nuove tecnologie, nel segno di Deledda e nel ricordo di Nereide Rudas. L’apertura è stata affidata al respiro profondo delle launeddas, con Dante Tangianu che ha raccontato lo strumento come un’estensione della vita stessa, mentre Carlo Delfino e Luciano Piras guidavano un dialogo capace di restituire al pubblico la forza identitaria di una tradizione ancora viva. Subito dopo, il ricordo di Nereide Rudas ha portato un momento di intensa partecipazione, con Gavino Maieli ed Enrico Fanni che ne hanno evocato il profilo umano e intellettuale, riportando alla luce il segno profondo lasciato dalla studiosa nella cultura sarda.
La folla, sempre più compatta, ha accompagnato il passaggio verso la figura di Deledda, con Giancarlo Porcu che ha aperto un varco nella produzione meno conosciuta della giovane scrittrice, tra racconti, versi, tradizioni popolari e recensioni nate dalla collaborazione con la rivista torinese Silvio Pellico. Il dialogo con Mauro Cossu ha mostrato una Deledda sorprendente, ancora in formazione ma già capace di intuizioni luminose. Da questo ritratto inedito si è passati a un confronto corale sulla fortuna letteraria ed editoriale della scrittrice nuorese, con Annamaria Baldussi, Simonetta Castia, Vanna Fois e lo stesso Porcu che hanno intrecciato letture critiche e prospettive storiche, interrogando il modo in cui oggi si continua a leggere e interpretare la sua opera.
Nel pomeriggio il pubblico non ha smesso di affluire. Le Domus de Janas sono tornate protagoniste grazie al dialogo tra Simonetta Castia, Lavinia Foddai e Alberto Moravetti, che ha intrecciato archeologia e immaginario popolare restituendo a quei luoghi il loro valore di soglia tra storia e mito. Da lì lo sguardo si è spostato verso la modernità delle comunicazioni con il lavoro di Tommaso Gamboni e Alberto Mureddu su Guglielmo Marconi e sulle prime esperienze della telegrafia senza fili nell’arcipelago di La Maddalena, un racconto che ha mostrato come la Sardegna sia stata, già nel 1901, un punto d’avanguardia nel mondo che stava diventando interconnesso.
Il ritmo della giornata è proseguito con l’incontro dedicato a Manlio Brigaglia, in cui Mauro Cossu e Simonetta Castia hanno restituito la ricchezza civile e culturale delle Memorie sassaresi, un lungo racconto urbano che continua a parlare al presente. Poi lo Spazio Sardegna si è aperto ai linguaggi contemporanei con il thriller politico in lingua sarda di Giuseppe Corongiu, S’intelligèntzia de Elias, discusso con Teresa Geninatti e William Cisilino, un futuro distopico segnato da corruzione e intelligenza artificiale che ha catturato l’attenzione di un pubblico numerosissimo. La riflessione si è fatta globale con Gabriele Pao Pei Andreoli e Alberto Contu, che hanno affrontato il tema del potere tecnologico e delle regole sovranazionali nell’era quantistica, aprendo un dibattito intenso su pace, diritti e infrastrutture digitali. La giornata si è chiusa con la narrativa gialla di Cesare Carta, che con La verità dell’anima ha riportato i presenti nelle strade e nelle atmosfere di Sassari, accompagnato dal dialogo con Irene Rais e dalla moderazione di Francesco Scalfari.
Accanto al programma dello stand istituzionale è proseguita l’attività dell’Associazione Editori Sardi, presente al Salone grazie al contributo della Fondazione Banco di Sardegna, con uno spazio dedicato agli editori e con appuntamenti rivolti alla bibliodiversità, ai mestieri dell’editoria e al rapporto tra Sardegna e Mediterraneo. A emergere, al termine di questa lunga giornata, è la forza di una proposta culturale compatta e riconoscibile, capace di valorizzare la pluralità dell’editoria sarda e di raccontare la Sardegna contemporanea attraverso libri, idee, immagini e relazioni.
Le giornate precedenti hanno contribuito a rafforzare questa percezione di unità e profondità. Venerdì e sabato si sono infatti concluse con due opere cinematografiche dedicate a Grazia Deledda, Grazia di Paola Columba e L’amore e la Gloria. La giovane Deledda di Maria Grazia Perria. Il pubblico accompagnato dalla direttrice della Società Umanitaria di Alghero Alessandra Sento, ha accolto entrambe con partecipazione e ammirazione, riconoscendo in quei film la capacità di restituire una Deledda viva e vivace, una bambina e una giovane donna che seppe scegliere di essere nuova, diversa, unica nel quotidiano della sua vita, nelle decisioni che determinarono il suo presente e il suo futuro, fino a conquistare con piena consapevolezza quel Nobel che ancora oggi la rende l’unica donna italiana ad aver ottenuto il massimo riconoscimento letterario.
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