T-Rex, la nuova scoperta cambia tutto: ecco perché aveva le braccia corte
Uno studio internazionale ribalta decenni di teorie: gli arti minuscoli del Tyrannosaurus erano il risultato di un’evoluzione estrema della caccia e delle mascelle
Londra Il mistero delle braccia corte del Tyrannosaurus rex potrebbe avere finalmente una spiegazione scientifica. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences da ricercatori della University College London e della University of Cambridge sostiene che la riduzione degli arti anteriori non sia stata un’anomalia isolata, ma una strategia evolutiva comparsa più volte tra i grandi dinosauri carnivori.
La testa ha sostituito le braccia
Per decenni gli studiosi hanno avanzato diverse ipotesi sulle piccole “braccia” del T. rex: supporto durante l’accoppiamento, aiuto per rialzarsi oppure semplice carattere inutile rimasto dall’evoluzione. La nuova ricerca propone invece una lettura diversa, legata direttamente alle tecniche di caccia. Secondo gli autori, con l’aumento delle dimensioni delle prede nel Mesozoico, i grandi predatori avrebbero progressivamente smesso di affidarsi agli arti anteriori per immobilizzare gli animali, sviluppando invece crani enormi e mascelle sempre più potenti. In pratica, la testa sarebbe diventata l’arma principale.
Lo studio su 85 specie di dinosauri
Il gruppo guidato dal paleontologo Charlie Roger Scherer ha analizzato i dati anatomici di 85 specie di teropodi non aviani. I ricercatori hanno confrontato la lunghezza del cranio con quella degli arti anteriori attraverso un parametro chiamato Skull-Forelimb Length Ratio. Dallo studio emerge che la riduzione delle zampe anteriori si è verificata almeno cinque volte in modo indipendente in diverse linee evolutive di dinosauri carnivori: Abelisauridae, Carcharodontosauridae, Ceratosauridae, Megalosaurinae e Tyrannosauridae. Si tratta di un caso di evoluzione convergente, cioè dello sviluppo di caratteristiche simili in specie differenti sottoposte alle stesse pressioni ambientali.
Crani più robusti e morsi devastanti
Gli studiosi hanno inoltre elaborato un indice per misurare la robustezza del cranio, considerando forma della testa, denti, forza del morso e fusione delle ossa. Incrociando i dati, è emersa una forte correlazione: più il cranio era robusto e specializzato per infliggere morsi potenti, più gli arti anteriori tendevano a ridursi. Secondo Scherer, tentare di trattenere enormi erbivori usando artigli e zampe sarebbe stato meno efficace rispetto a ferirli direttamente con mascelle estremamente potenti.
Le eccezioni alla regola
La ricerca sottolinea anche che la riduzione degli arti non dipendeva semplicemente dalle grandi dimensioni del corpo. Alcuni dinosauri giganti, come spinosauridi e megaraptoridi, conservarono infatti arti anteriori molto sviluppati. Gli spinosauridi, probabilmente adattati a una dieta piscivora o più varia, continuavano a utilizzare attivamente gli artigli per catturare le prede. Anche dinosauri come Deinocheirus e Therizinosaurus mantennero arti lunghi nonostante la stazza imponente. Questi esempi rafforzano l’idea che le braccia corte fossero legate soprattutto a una caccia altamente specializzata basata sulle fauci.
I limiti della ricerca
Gli stessi autori evidenziano alcuni limiti dello studio. Molti fossili sono incompleti e, delle 85 specie analizzate, solo 61 disponevano di dati sufficienti per il calcolo completo dei rapporti anatomici. Per colmare le lacune, i ricercatori hanno utilizzato modelli probabilistici in grado di stimare le parti mancanti. Inoltre, l’evoluzione degli arti non sarebbe avvenuta nello stesso modo in tutti i gruppi di dinosauri: in alcune specie si sarebbero ridotte prima le “mani”, in altre l’avambraccio o l’omero.
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