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La tenuta

Conca Entosa, il luogo dell’omicidio di Cinzia Pinna: la cantina è chiusa, la madre del killer vuole riprendersi l'azienda

Palau i sigilli in uno degli accessi alla Tenuta Conca Entosa di  Emanuele Ragnedda
Palau i sigilli in uno degli accessi alla Tenuta Conca Entosa di Emanuele Ragnedda

Nicolina Giagheddu non ha mai espresso una parola di fiducia e comprensione verso il figlio Emanuele

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Palau Che fine ha fatto la tenuta Ragnedda a Conca Entosa con i suoi vini super costosi? Entri nel sito Internet per acquistare comodamente dal divano di casa una bottiglia del Disco volante, il vermentino più costoso del mondo, ma niente da fare, il sito è chiuso.

Brutto segno, la tenuta-cantina non è in attività dal 25 settembre dell’anno scorso, più o meno, cioè da quando proprio lì Emanuele Ragnedda ha ucciso Cinzia Pinna a colpi di pistola. Niente vino e niente enologi, solo sopralluoghi dei carabinieri del Ris a caccia di nuove prove del delitto. In realtà, come è noto, l’intera tenuta di Conca Entosa – sette ettari di vigna nelle campagne di Palau – appartiene alla madre di Ragnedda, Nicolina Giagheddu.

Una circostanza che la donna non ha mai mancato di sottolineare, tanto che la stessa Nicolina Giagheddu oggi vuole o vorrebbe rientrare nel pieno possesso di quella terra ereditata da suo padre e suo malgrado diventata santuario del male. Il gesto del riprendersi la terra, a qualunque costo, esprime tutta la distanza tra Nicolina Giagheddu e suo figlio Emanuele, verso il quale – contrariamente dal marito Mario – non ha mai espresso una parola di fiducia e comprensione.

Una avversione nata ben prima del delitto Pinna e della confessione che ha portato il figlio dritto dritto in carcere con l’accusa di omicidio. Quasi una visione premonitrice, la sua, dell’inferno che stava per abbattersi sulla sua famiglia e sulla sua casa affacciata sul mare. (m.b.)

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