La Nuova Sardegna

Il delitto a Conca Entosa

«I miei otto mesi da incubo, accusata e perseguitata». Parla la ex fidanzata di Ragnedda, l'assassino di Cinzia Pinna - L'intervista completa

di Dario Budroni
«I miei otto mesi da incubo, accusata e perseguitata». Parla la ex fidanzata di Ragnedda, l'assassino di Cinzia Pinna - L'intervista completa

Rosa Maria Elvo racconta il peso dell’inchiesta, l’isolamento e gli attacchi subiti: «Ora voglio solo riprendermi la mia vita»

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San Pantaleo Rosa Maria Elvo parla alla luce del sole, davanti alle porte del suo ristorante, a due passi dai primi turisti che affollano le piazze e i vicoli di San Pantaleo. Offre il suo volto e i suoi tormenti dopo un incubo durato otto mesi. Gli occhi diventano lucidi e nel giorno della rinascita trovano spazio anche i sorrisi. Ma sono espressioni di sollievo, non c’è nessuna felicità. Perché a Conca Entosa una ragazza è comunque morta ammazzata e il pensiero va innanzitutto a lei, Cinzia Pinna.

Accanto al suo avvocato Francesco Furnari, che in tutti questi mesi le ha fatto «da muro di gomma», Rosa Maria Elvo sembra ricominciare a respirare. Il peggio è passato e il tempo di nascondersi è improvvisamente finito. La Procura di Tempio ha stralciato la sua posizione dall’inchiesta sull’omicidio di Cinzia Pinna – nella quale la ristoratrice era indagata per favoreggiamento – e ha quindi formulato la richiesta di archiviazione. Adesso sarà il gip a decidere.

In ogni caso, e come prima cosa, Rosa Maria Elvo vuole subito chiarire di non essere più la fidanzata di Emanuele Ragnedda, cioè l’imprenditore del vino di Arzachena che aveva confessato di aver ucciso Cinzia Pinna a colpi di pistola. Era da mesi che avrebbe voluto dirlo e l’occasione si è finalmente presentata: «Non ho sue notizie dal 24 settembre, non ho più avuto niente a che fare con lui. E va benissimo così. Per me ha solo rappresentato il male, mi ha ingannata sotto tanti aspetti».

Il lungo inferno

Sulla base dei rilievi svolti nella villa di Conca Entosa – la tenuta di Emanuele Ragnedda dove nella notte tra l’11 e il 12 settembre è stata uccisa Cinzia Pinna – Rosa Maria Elvo non avrebbe avuto alcun ruolo nella vicenda. Le sue tracce genetiche non ci sono. Insomma, la donna non avrebbe aiutato l’ex fidanzato, al contrario di quanto ipotizzato inizialmente, a ripulire la scena del crimine nei giorni successivi all’omicidio della 33enne di Castelsardo. Dal giorno dell’arresto di Ragnedda (il 24 settembre) a oggi sono passati ormai otto mesi e per Rosa Maria Elvo – che aveva sempre sostenuto di essere totalmente estranea ai fatti – è stato questo il periodo più brutto della sua vita. «È stato terribile soprattutto il periodo iniziale – confessa la donna –. Ricordo le mie foto in prima pagina, i giornalisti che mi inseguivano sotto casa. E poi la paura per mia figlia, che doveva andare a scuola e in palestra. Avevo paura di uscire di casa. I primi mesi li ho vissuti così, ma devo ringraziare la mia famiglia, San Pantaleo, i miei amici e l’avvocato Furnari per il sostegno dimostrato. Sono stati tutti molto solidali e, pian piano, sono anche riuscita a mettere piede fuori casa». Infiniti i commenti, anche violenti, pubblicati sui social soprattutto nei giorni successivi all’arresto di Emanuele Ragnedda e all’iscrizione di Rosa Maria Elvo nel registro degli indagati. «A dir la verità quei commenti non li ho letti – dice lei –. Mio fratello e l’avvocato Furnari hanno filtrato tutto».

Non è da escludere che, come ha lasciato ben intendere lo stesso legale di Elvo, in futuro si possa anche procedere con le querele: «Insieme alla famiglia della mia assistita ho cercato di fare da muro di gomma di fronte a un barbaro attacco da parte di tante persone. L’abbiamo protetta da tutto ciò che è stato scritto di terribile contro di lei, ma abbiamo copia di ogni cosa».

L’avvocato

Francesco Furnari ha voluto organizzare un incontro con la stampa proprio per questo: «Si restituisce dignità a una donna che, per otto mesi, ha subito una devastante esposizione mediatica. Rosa Maria Elvo è stata processata pubblicamente e trasformata in un bersaglio umano. Non chiediamo vendette, ma una riflessione seria. Le persone non possono essere distrutte. Nessuno può essere considerato colpevole prima che la giustizia faccia il suo corso. La mia assistita ha vissuto mesi drammatici, di paura, di umiliazione. Ha pagato un prezzo altissimo».

Nuova fase

Né Elvo né Furnari entrano nei dettagli del caso Conca Entosa, considerato che le indagini non sono ancora chiuse. Così la donna, che adesso si prepara a riaprire il suo ristorante in vista dell’estate, si limita a raccontare come si sente in questo momento. «Sicuramente sollevata – confessa Rosa Maria Elvo, con gli occhi lucidi e la voce che trema –. Sto realizzando il fatto che questo incubo sia finito. Però faccio ancora tanta fatica, perché l’attacco che ho subito è stato molto forte. È un qualcosa che mi segnerà per sempre. Ora proverò comunque ad accantonare ciò che ho vissuto e a riprendere quella che era la mia vita. Vorrei solo un po’ di serenità e tranquillità». La ristoratrice di San Pantaleo cerca dunque di voltare pagina, ma sottolinea di non essere certo felice.

Il motivo lo spiega l’avvocato Francesco Furnari: «Siamo sicuramente soddisfatti perché la posizione della mia assistita è stata chiarita, ma oggi piangiamo una ragazza che ha perso la vita in maniera barbara, in condizioni ancora in fase di accertamento. Sono soddisfatto del mio lavoro e di quello della Procura di Tempio, che ha lavorato in maniera egregia, ma non scordiamo che è stata uccisa l’ennesima donna. Purtroppo un numero e non un nome all’interno di un Paese in cui questo tipo di situazioni si stanno moltiplicando in maniera inaccettabile».

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