Matteo Messina Denaro, sequestrato il tesoro della droga da 200 milioni di euro
Blitz della guardia di finanza tra Italia, Europa, Libano e Isole Cayman. Tre arresti nell’indagine sul patrimonio legato ai traffici di stupefacenti riconducibili all’area del boss mafioso
Palermo Un patrimonio da 200 milioni di euro, costruito secondo gli investigatori con i capitali del narcotraffico e poi reinvestito attraverso beni, società e disponibilità finanziarie distribuite in diversi Paesi. È il cuore dell’operazione condotta dal Gico della guardia di finanza di Palermo e coordinata dalla procura del capoluogo siciliano, guidata da Maurizio de Lucia.
Il blitz è scattato in contemporanea in provincia di Trapani e all’estero: Spagna, Andorra, Gibilterra, Lussemburgo, Svizzera, Principato di Monaco, Libano e Isole Cayman. I finanzieri del nucleo di polizia economico-finanziaria hanno arrestato tre persone ed eseguito un maxi sequestro disposto dal giudice per le indagini preliminari di Palermo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Al centro dell’inchiesta c’è il patrimonio riconducibile a un trafficante di droga ritenuto molto vicino a Matteo Messina Denaro. Secondo la guardia di finanza, l’indagine ha permesso di ricostruire un sistema di reimpiego di ingenti capitali provenienti dal traffico di stupefacenti, attività che già dagli anni Ottanta sarebbero cresciute sotto l’influenza di Cosa nostra trapanese e nell’interesse del suo vertice.
L’operazione è il risultato di mesi di lavoro tra i militari della guardia di finanza di Palermo, i magistrati del pool coordinato dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio e le autorità dei Paesi in cui sono stati individuati i beni. L’obiettivo è colpire la rete economica che avrebbe consentito alla mafia di schermare e spostare all’estero ricchezze accumulate nel tempo.
La caccia ai patrimoni di Cosa nostra resta uno dei fronti principali dell’azione antimafia. Beni intestati a prestanome, società costruite per occultare la provenienza del denaro e capitali trasferiti fuori dall’Italia rappresentano, secondo gli investigatori, una delle forme più insidiose della riorganizzazione mafiosa. La droga continua a essere considerata il principale canale di finanziamento delle cosche.
Alle 11 è prevista una conferenza stampa al comando provinciale della guardia di finanza di Palermo, con il procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo e il procuratore di Palermo Maurizio de Lucia.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
