La Nuova Sardegna

Il grande evento

La Sardegna è l’isola del Blasco, in 40mila a cantare sotto il palco: il racconto del concerto

di Paolo Ardovino

	<em>foto Vanna Sanna</em>
foto Vanna Sanna

Il finale con “Albachiara” è la ciliegina sulla torta di un grande spettacolo

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Olbia «Ogni volta con lui è così: lo guardiamo, lo ascoltiamo, piangiamo». Nicoletta e Marco sono una coppia piemontese «quasi al confine con la Svizzera» che ha fatto un viaggio lunghissimo per portare le figlie Ambra e Stella a vedere Vasco per la prima volta. Vasco Rossi compare all’Olbia arena salendo dalla botola sul palco. Appena cappello, occhiali a specchio e chiodo sulle spalle compaiono sullo schermo, il terreno sembra tremare sotto i piedi dei 36mila fan che non aspettavano altro. «Vado al massimo, vado a gonfie vele». Certo, «ma non ha caldo? » scherzano dalle prime file vedendolo con giubbotto e borchie. «Ciao Olbia, finalmente in Sardegna! Ben ritrovati, e dopo il Natale e la Pasqua finalmente comincia la nostra festa» urla Blasco e infila una dietro l’altra “Ormai e tardi” e “Fegato fegato spappolato”.

L’atmosfera si scalda, i fasci di luce dei riflettori arrivano dall’altro lato della città. Lui parla con i versi delle sue canzoni: «Tutto è una droga e dato che anche il potere è una droga, i politici sono drogati. Tutti drogati» scandisce a tempo con le chitarre elettriche dietro. L’evento è storico. E se dalla folla viene facile spalancare la bocca per il mare di gente — qualcosa mai visto prima sull’isola — dal palco dev’essere stato uno spettacolo mozzafiato. Quando la sua band suona le code strumentali dei brani, Vasco guarda da destra a sinistra con occhi lucidi.

Sì, vista da lì la Sardegna deve sembrargli enorme, ai suoi piedi. E da giù? Per due ore il Komandante sul palco è accompagnato da un’aura messianica. Lo aspettavano tutti da un anno esatto. E quando arriva il turno di “Sally”, in coda al concerto, tanti tirano fuori i santini che hanno cominciato a girare dalla mattina, con la sua foto e la scritta “San Vasco” e altri due versi scolpiti nel cuore dei fan: «Perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia».

Non è mai banale, l’artista più seguito in tutta Italia. Potrebbe vivere di rendita con repertori di greatest hits. Invece propone alla folla di Olbia uno sguardo che va a fondo, verso canzoni mai eseguite dal vivo o riproposte dopo tantissimo tempo.

Il rocker di Zocca punta a emozionare sì, ma anche a calarsi nell’attualità. È tornata in auge la discussione sugli artisti e sul bisogno di lanciare messaggi, Blasco sceglie di farlo con le parole precise dei suoi brani. E non sembra per niente un caso che a metà arrivi “(Per quello che ho da fare) Faccio il militare”. Punta dritto a Trump quando canta «Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani». Tutta una prima parte di riscoperta delle sperimentazioni degli anni’80, poi spazio anche agli inni generazionali. “Un mondo migliore”, “Siamo solo noi” e Vita spericolata” vengono cantate a squarciagola, per motivi diversi, ma con la stessa foga, dai cinquantenni che lo amano dall’adolescenza così come dai giovanissimi che lo hanno scoperto grazie ai dischi di mamma e papà. Ecco: l’immagine più bella sono le famiglie.

La forza di Vasco sembra proprio questa: in circolazione non c’è un altro artista capace di commuovere (!) con la stessa potenza genitori e figli. Attorno al palco, che è enorme da far impressione, con video e animazioni sui maxischermi, non si sono radunati gruppi isolati di fan, ma un’unica grande comunità che si riconosce nei gesti, nel modo di vestire, nel modo di vedere le cose. Il filosofo sudcoreano Byung-Chul Han, che tra l’altro Vasco adora e di cui colleziona i volumi, dice che in quest’era digitale ci muoviamo a sciami e che i grandi eventi contemporanei mettono insieme le persone ma in modo individuale. Vasco inverte la tendenza: anche a Olbia l’entusiasmo è un concetto collettivo.

Il popolo del Blasco si è formato già nelle scorse notti con le tende dei fedelissimi, ieri a partire dalla mattina tra i tavolini dei bar della zona industriale e finalmente proprio nella terra battuta dell’arena. «Siamo qui per vivere una felicità collettiva, sana e scandalosa. Una canzone non cambia il mondo da sola, però può incrinare la paura e il cinismo. E oggi è già tantissimo», è il messaggio che aveva condiviso ai suoi fan prima di accendere il microfono.

Il finale con “Albachiara” è la ciliegina sulla torta di un grande spettacolo che in quel momento cancella le preoccupazioni per la viabilità, i discorsi sulle ricadute economiche degli eventi, gli esaltati e gli scettici. E oggi si ripete con la seconda serata: a partire dall’apertura affidata a Raffi, la giovane rocker che ieri ha conquistato il pubblico. Poi di nuovo in viaggio guidati dalle coordinate del Blasco.

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