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Il mondo dell’emigrazione in lutto per la morte di Bachisio Bandinu


	Bachisio Bandinu
Bachisio Bandinu

L’addio commosso all’intellettuale di Bitti che ha saputo insegnare e coltivare l’identità sarda

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Bitti «Ci sono persone delle quali è difficile parlare senza rischiare di cadere nella retorica. Bachisio Bandinu era una di queste. Non perché fosse un personaggio da celebrare, ma perché è stato uno di quegli uomini che hanno saputo lasciare un segno profondo nel modo di pensare e di essere di intere generazioni di sardi». Bastianino Mossa, presidente della Fasi, ricorda così l’antropologo di Bitti morto a Golfo Aranci l’altra notte. Emigrato lui stesso, e da sempre particolarmente attento al mondo dell’emigrazione sarda, Bandinu «ci ha insegnato che l’identità non è una bandiera da sventolare, ma una consapevolezza da coltivare» va avanti Mossa. «Ci ha aiutato a comprendere che essere sardi non significa chiudersi dentro i confini di un’isola, ma partire dalle proprie radici per dialogare con il mondo».

«Per noi del mondo dell’emigrazione, caro Bachisio – scrive Tonino Mulas, in una lettera immaginaria spedita direttamente al grande intellettuale scomparso a 87 anni –, tu che ne hai fatto parte, da giovane insegnante a Varese, dove avevi contribuito a fondare un circolo, sei stato un fratello e un amico. Ma soprattutto come intellettuale, studioso e interprete della società sarda, sei stato un grande indimenticabile maestro». Già presidente del Centro sociale culturale sardo di Milano, vice presidente della Consulta della emigrazione della Regione Sardegna per circa due decenni e storico protagonista delle iniziative dei circoli dei sardi in Italia, Mulas riconosce a Bandinu il merito di «averci dato un insegnamento fondamento del nostro riscatto: che l’identità forte (e necessaria) non è una nostalgia del passato, ma  quella viva, in movimento; che non c’è su “connottu” statico di un passato, inamovibile come un peso, ma “su connottu siamo noi”, protagonisti del nostro futuro».

«Nei suoi scritti, nelle sue riflessioni e nei suoi interventi pubblici – riprende il presidente della Federazione delle associazioni sarde in Italia, Bastianino Mossa – ha restituito dignità e centralità a parole che troppo spesso venivano considerate marginali: comunità, appartenenza, lingua, memoria, pastorizia, cultura popolare. Per molti di noi, e certamente per chi vive l’esperienza dell’emigrazione, Bachisio Bandinu è stato un riferimento prezioso. Ha saputo spiegare che si può essere profondamente sardi e contemporaneamente cittadini del mondo; che si può partire senza recidere le proprie radici; che la modernità non richiede di dimenticare chi siamo. Ha raccontato la Sardegna dei paesi, dei pastori, delle comunità locali non con nostalgia, ma come patrimonio vivo, capace di parlare al presente e al futuro».

«Il suo legame con Biella e con il Circolo “Su Nuraghe” – è un esempio concreto di memoria vivente, la testimonianza di Battista Saiu – si consolidò a partire dall’Anno Giubilare del 2000, quando seguì con interesse il percorso di inculturazione promosso dall’associazione attraverso la valorizzazione della lingua sarda, della religiosità popolare e delle tradizioni dell’Isola». Saiu è presidente dell’associazione degli emigrati nella provincia piemontese. Dice che la presenza di Bachisio Bandinu «nelle iniziative promosse dal Circolo “Su Nuraghe” resta viva nel ricordo di quanti ebbero modo di apprezzarne la profondità di pensiero, la sensibilità umana e la costante attenzione verso il ruolo delle comunità sarde fuori dall’Isola, considerate non periferie della Sardegna, ma parte integrante della sua storia e della sua proiezione nel mondo». «Particolare attenzione riservò all’esperienza di Su Rosariu cantadu, cantigos et pregadorias, riconoscendone il valore culturale, linguistico e identitario all’interno delle comunità dell’emigrazione».

Anche l’Acsit, l’Associazione culturale sardi in Toscana, Firenze, presidente Maria Gabriella Murru, ricorda il professore giornalista: «La scomparsa di Bachisio Bandinu è una grave perdita, non solo per la cultura sarda, ma per la cultura in generale – si legge nella pagina Facebook del circolo –. Come Acsit abbiamo avuto modo di incontrare Bandinu in diverse occasioni e abbiamo avuto modo di apprezzare il suo modo di essere, sempre improntato alla ricerca e alla valorizzazione di quanto di meglio la Sardegna sia in grado di esprimere. È con profondo cordoglio, a nome dell'Acsit e di tutti i sardi emigrati, che ci uniamo al lutto dei familiari e della Sardegna intera». Stesso tenore di riconoscenza e affetto arriva dal Circolo Quattro Mori di Ostia, presidente Andrea Collacciani: «Abbiamo avuto l'onore di avere per parecchie volte la presenza del professor Bachisio Bandinu: nella nostra biblioteca è e sarà sempre presente».

«La sua scomparsa – chiude il presidente della Fasi, Bastianino Mossa – lascia un vuoto importante nel panorama culturale della Sardegna. Rimane però il valore di un pensiero che continuerà ad accompagnare chi crede che l’identità non sia un recinto ma un ponte, che l’appartenenza non sia esclusione ma apertura, che la Sardegna possa guardare al mondo senza smarrire sé stessa. La Fasi esprime profondo cordoglio alla famiglia e a quanti gli hanno voluto bene. Ci lascia uno studioso, un intellettuale, un osservatore attento della società sarda. Ma soprattutto ci lascia un uomo che ha aiutato tanti di noi a comprendere meglio cosa significhi essere sardi. Grazie professore, grazie Bachisio, per averci insegnato che si può essere pastori, sardi e cittadini del mondo, senza rinunciare a nessuna di queste identità».

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