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Graziella Mansi, la storia della bambina di 8 anni uccisa e bruciata – Uno dei colpevoli è fuori dal carcere

Graziella Mansi, la storia della bambina di 8 anni uccisa e bruciata – Uno dei colpevoli è fuori dal carcere

La città non si è ancora ripresa dalla tragedia

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Andria “Mi chiamo Graziella Mansi. Sono nata il 9 luglio 1992. Sono morta il 19 agosto 2000. Mi hanno torturato e ucciso”. Inizia così la lettera che lo scorso anno la sindaca di Andria Giovanna Bruno aveva scritto per la piccola Graziella, a 25 anni dalla sua spietata uccisione. Quella dell’omicidio della bambina di otto anni è una tragedia dalla quale la città pugliese ancora non si è ripresa e ogni anno ne condivide la memoria.

Il delitto

Graziella Mansi fu uccisa ad Andria il 19 agosto 2000. Aveva soltanto 8 anni. Quel giorno si trovava con il nonno, vicino alla sua bancarella a Castel del Monte, quando si allontanò per raggiungere una fontanella e riempire una bottiglietta d'acqua. Non vedendola tornare, l'uomo lanciò immediatamente l'allarme. Le ricerche durarono poche ore. A notte fonda le autorità rinvennero alcuni resti carbonizzati tra sterpaglie bruciate, in una pineta non distante dal luogo della scomparsa.

Le indagini e gli interrogatori portarono a delineare il profilo di Pasquale Tortora, all'epoca 18enne e parcheggiatore abusivo a Castel del Monte. Il giovane confessò di aver attirato la bambina nel bosco con il pretesto di mostrarle alcuni cuccioli, per poi aggredirla e bruciarla viva.

Tortora, però, non agì da solo. Con lui c'erano quattro complici, tutti di età compresa tra i 18 e i 20 anni: Michele Zagaria, Giuseppe Di Bari, Domenico Margiotta e Vincenzo Coratella.

Il processo e le condanne 

I quattro presunti complici di Pasquale Tortora si sono sempre dichiarati innocenti. Secondo la loro versione dei fatti, confermata dalle telecamere di sorveglianza, al momento dell'omicidio si trovavano in un bar del paese.

Per gli inquirenti, invece, Michele Zagaria, Giuseppe Di Bari, Domenico Margiotta e Vincenzo Coratella avrebbero avuto il tempo di commettere il delitto e raggiungere successivamente il bar per costruirsi un alibi.

Il processo si concluse con la condanna a 30 anni di reclusione per Tortora, unico reo confesso, giudicato con rito abbreviato. Dopo aver scontato 24 anni di carcere, è stato scarcerato nel 2024.

Per gli altri quattro imputati fu invece disposto l'ergastolo. Zagaria, Di Bari e Margiotta sono tuttora detenuti, mentre Coratella si tolse la vita in carcere nel 2008.

Il pensiero della sindaca

"Mi chiamo Graziella Mansi. Sono nata il 9 luglio 1992.
Sono morta il 19 agosto 2000. Mi hanno ucciso, torturato.
Giocavo ai piedi di Castel del Monte, dove amavo trascorrere l'estate, con la mia famiglia, con mio nonno. In cinque, giovani, mi hanno avvicinato con l'inganno. Si sono presi gioco della mia innocenza e della mia semplicità.
Ero solo una bambina. Capelli neri, occhi grandi.
Faceva caldo quella sera d'estate. A quel caldo di agosto, gli assassini hanno aggiunto il fuoco di sterpaglie, con cui mi hanno coperta e tra cui sono morta. Il mio sguardo vispo, oscurato per sempre.
La mia voce squillante, silenziata nell'orrore.
Mi hanno sepolto in un campo, al Cimitero, sotto terra; e poi lasciato lì in quella collocazione provvisoria per 22 anni.
Dal 2022, le mie spoglie riposano all'ingresso del Campo Santo di Andria, in un luogo da cui vedo tutti entrare, passare, spesso fermarvi di fronte alla mia tomba...una bella farfalla in pietra. Questa sepoltura è stato il più bel regalo per la mia famiglia, che non ha pace; per mio nonno Vittorio, che mi ha raggiunto in cielo. Avrei voluto spiccare il volo nella vita, librarmi libera, spensierata. Solcare i sentieri del mio destino terreno. Attraversare le strade della nostra Città, viverne i cambiamenti. Ma mi è stato impedito.
La cattiveria umana e l'incoscienza spesso prendono il sopravvento ed è la fine. Come accaduto a me. Ero solo una bambina.
Avevo solo otto anni. Mi chiamo Graziella Mansi.
Vivo nella memoria di chi mi vuol bene. Di chi non dimentica. Di chi continua a ricordarmi e a ricordare. A fare qualcosa perché la mia storia risuoni ancora, come monito. Mi chiamo Graziella Mansi.
Mi hanno ucciso il 19 agosto 2000. Hanno ucciso il mio corpo, brutalmente.
Ma non il mio spirito. Ci sono. Sono Graziella Mansi. Per te, piccola Graziella. Con affetto, sempre".

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