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L'intervista

Pinna Parpaglia: «Troppi decessi attribuiti al sole, ma il calore non uccide all’istante»

Pinna Parpaglia: «Troppi decessi attribuiti al sole, ma il calore non uccide all’istante»

Il direttore del Pronto soccorso di Sassari: «Attenti, l’afa aggrava le patologie»

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Sassari A gennaio l’infarto ti aspetta nel salotto di casa, d'estate si muore in riva al mare. Non è una maledizione dell'anticiclone, è la banale geografia delle nostre abitudini. È statistica. Eppure, ogni malore sotto il solleone si trasforma subito nel bollettino di guerra di un meteo assassino. Il dottor Pinna Parpaglia, direttore del Pronto Soccorso di Sassari non ci sta. Non minimizza il rischio delle temperature estreme, ma pone dei paletti: tra un termometro impazzito e una morte improvvisa esiste un confine che talvolta la cronaca attraversa troppo in fretta.

«Prima di attribuire una morte al caldo è necessaria una diagnosi medica o, nel caso di decessi improvvisi, un’autopsia. In assenza di certezze cliniche, puntare il dito contro le alte temperature ogni volta che qualcuno perde la vita al mare è azzardato, direi quasi “terroristico”. Bisogna usare la logica: d'inverno le persone passano il tempo a casa o in ufficio, e se hanno un malore, questo avviene lì. D'estate trascorrono gran parte della giornata in spiaggia. Se una persona deve purtroppo essere colpita da un evento fatale, si troverà al mare in quel momento».

Quindi il caldo non “ammazza all'istante?
«Assolutamente no, e starei molto attento a dire che il caldo uccida come le mosche, fulminando la gente da un secondo all'altro. Quelle a cui assistiamo in spiaggia, la persona che si accascia improvvisamente in acqua o sul bagnasciuga, sono quasi sempre morti improvvise di origine cardiaca, causate da un’aritmia. Il caldo estremo può sicuramente aver fatto da trigger, innescando o aggravando una patologia preesistente, ma per affermarlo serve un’autopsia. Senza evidenze cliniche, parliamo di forzature prive di base scientifica».

E il colpo di calore?
«Il colpo di calore è una sindrome ben codificata, ma ha un’evoluzione graduale. Non succede che tu sia in piedi, tranquillamente a bordo piscina, e un istante dopo cadi a terra morto. Chi subisce un colpo di calore avverte prima un malessere generale, entra in stato confusionale, gli sale la febbre e, spesso, sviene. Se viene soccorso in queste fasi e portato in ospedale, in genere si salva. Dubito fortemente che un paziente con sintomi del genere riesca a starsene tranquillamente in piedi sotto il sole fino al collasso fatale».

Si parla anche di choc termico letale.
«Per subire un vero shock termico ci deve essere un’enorme differenza di temperatura tra il corpo e l'acqua. Francamente, con le temperature attuali del mare in questo periodo, è molto difficile che accada. Sulla congestione si fa molta disinformazione, è un po' una bufala nei termini in cui viene raccontata. La realtà è semplice: se entri in acqua a stomaco pieno, lo sbalzo termico, unito al fatto che il sangue è concentrato nell'apparato digerente, può facilitare una sincope, cioè uno svenimento. Lo svenimento in sé non uccide, ma se svieni mentre sei in mare aperto, il rischio reale è morire annegati per la perdita di coscienza».

Quali sono i campanelli d'allarme veri, quelli per cui bisogna correre in Pronto Soccorso?
«I segnali da non sottovalutare assolutamente sono lo stato confusionale, il forte malessere generale, l'insorgenza di febbre e, ovviamente, lo svenimento. Se si avvertono, la primissima cosa da fare è mettersi all'ombra. Se si sviluppa febbre o compaiono sintomi neurologici, allora sì, bisogna andare immediatamente in Pronto Soccorso. Il caldo estremo fa malissimo ed è un pericolo reale. Lo stiamo vedendo chiaramente nei nostri reparti: abbiamo un forte aumento di accessi di pazienti fragili, soprattutto anziani gravemente disidratati o con sintomi neurologici peggiorati proprio a causa delle temperature». (lu.so.)

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