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Archeologia

L’antica civiltà Maya, le stelle e i pianeti: i geroglifici svelano il nome dello scienziato che si occupava dei calcoli astronomici – La scoperta è straordinaria

L’antica civiltà Maya, le stelle e i pianeti: i geroglifici svelano il nome dello scienziato che si occupava dei calcoli astronomici – La scoperta è straordinaria

Nessuna iscrizione aveva mai identificato il matematico o l'astronomo artefice dei complessi calcoli trovati sulle pareti del Guatemala, tra cui le fasi lunari e i movimenti di pianeti come Marte e Venere

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«Il testo riporta una formula astronomica singolare che si conclude con un nome, attribuendo l'opera a un individuo chiamato Sak Tahn Waax ("Volpe dal petto bianco"). Si tratta, a oggi, dell'unico caso noto di un matematico maya del Periodo Classico a cui venga direttamente attribuita la propria opera, a testimonianza del valore della sua paternità intellettuale».

Per la prima volta nella storia l'archeologia dà un nome e un volto a un antico scienziato Maya del periodo classico. Si chiamava Sak Tahn Waax , traducibile come "Volpe dal petto bianco", ed è il primo matematico e astronomo della sua civiltà a firmare una formula scientifica col suo nome.

La straordinaria scoperta è avvenuta nel sito di Xultun, nel nord-est del Guatemala, dove all'interno di una struttura antica un team di ricercatori ha decifrato un rarissimo "microtesto" dipinto su una parete risalente al 781 d.C.

Fino a oggi gli storici sapevano che artisti e scribi Maya firmavano le proprie opere, ma i maestri dei numeri e delle stelle erano sempre rimasti anonimi. Identificare gli undici geroglifici danneggiati dal tempo ha richiesto uno sforzo tecnologico notevole, basato su fotografie ad alta risoluzione, scansioni digitali 3D e tecniche avanzate di miglioramento delle immagini. La stanza del ritrovamento non ospitava iscrizioni monumentali, ma funzionava come una vera e propria lavagna di lavoro coperta da oltre 50 annotazioni astronomiche che gli esperti paragonano a bozze e schizzi preparatori. In questo laboratorio di oltre milleduecento anni fa, lo scienziato ha sviluppato un calcolo unico che intreccia il calendario rituale di 260 giorni, l'anno solare e i movimenti di Venere e Marte. Lo schema differisce da qualsiasi altro testo Maya conosciuto e dimostra un metodo personale e originale basato sull'osservazione diretta del cielo, la cui paternità intellettuale è stata rivendicata dall'autore apponendo la propria firma alla fine della formula.

Il testo risale a circa il 781 d.C., durante il periodo classico della civiltà Maya (compreso tra il 250 e il 900 d.C.). A quell'epoca, l'astronomia e la matematica permeavano molti aspetti della vita Maya: gli studiosi monitoravano i movimenti del Sole, della Luna, di Venere, di Marte e di altri pianeti, oltre a utilizzare diversi sistemi calendariali per fissare le date di eventi reali, cerimonie pubbliche e riti religiosi.

Fino a questo momento, nessuna iscrizione Maya giunta fino a noi aveva mai identificato il matematico o l'astronomo artefice di tali complessi calcoli. Sebbene artisti, scribi e scultori firmassero spesso le proprie opere, gli studiosi che si occupavano della misurazione del tempo e dell'osservazione dei pianeti rimanevano anonimi.

La parete di Xultun offre una rara prospettiva sul loro lavoro. Oltre 50 annotazioni matematiche e astronomiche ricoprono le pareti dipinte della stanza. Più che iscrizioni formali, questi scritti appaiono come bozze, tabelle e calcoli elaborati mentre le idee stavano ancora prendendo forma; i ricercatori li paragonano alla prima stesura di un manoscritto o allo schizzo preparatorio di un dipinto.

Una sezione spicca per il nome dell'autore e per la formula stessa. Il calcolo impiega cicli temporali Maya ben noti, tra cui il calendario rituale di 260 giorni, l'anno solare e i cicli di Venere e Marte. Il modo in cui questi cicli si collegano tra loro differisce da quello di qualsiasi altro testo Maya conosciuto.

Secondo i ricercatori, la formula riflette il metodo personale di Sak Tahn Waax nel collegare i movimenti planetari ai cicli del calendario. Invece di riproporre un metodo preesistente, il testo presenta uno schema inedito basato su un'attenta osservazione del cielo. Inserendo il proprio nome al termine della formula, lo studioso rivendicò la paternità del lavoro: una pratica mai documentata prima per un matematico dell'epoca classica Maya.

Lo studio pubblicato nel sito del Cambridge University Press 

«La matematica e l'astronomia costituivano discipline fondamentali per gli studiosi, gli scribi e gli specialisti religiosi maya; tali conoscenze trovano ampio riscontro nelle opere d'arte, nell'architettura e nei testi in glifi a partire dal Periodo Classico (250–900 d.C.). Queste scienze indigene maya comprendevano forme di astronomia predittiva e le relative formule, sistemi per armonizzare e mettere in relazione i calendari umani con i cicli astronomici, nonché almanacchi e strumenti divinatori basati su "concetti indigeni riguardanti la conoscenza quantitativa del mondo naturale". Nel corso del Periodo Classico, tali discipline definivano e strutturavano molti aspetti chiave della vita sociale, politica e religiosa maya. Date calendariali e complessi calcoli numerologici — come la distanza temporale tra eventi salienti o multipli dei cicli planetari dotati di valore simbolico — ricorrono frequentemente nelle iscrizioni ufficiali. Le testimonianze archeologiche e testuali provenienti da stele monumentali, pitture murali e offerte rituali suggeriscono che tali conoscenze venissero esposte e messe in scena in contesti pubblici, enfatizzando risultati di grande impatto (quali la sincronia tra eventi umani e celesti) senza necessariamente svelare i complessi meccanismi sottostanti. In tal modo, complesse unità temporali numerologiche potevano influenzare ogni aspetto della vita, dalle decisioni sull'erezione di monumenti alla consacrazione di edifici civili e cerimoniali, fino all'investitura di re e regine.

La straordinaria scoperta della parete avvenuta nel 2012

Sulle pareti di un'antica abitazione, gli archeologi guidati da David Stuart hanno portato alla luce le più antiche tabelle astronomiche maya conosciute, risalenti al IX secolo d.C.

Nel 2010, gli scavi archeologici presso il sito maya di Xultun, in Guatemala, hanno portato alla luce testimonianze di iscrizioni astronomiche e matematiche, oltre a pitture murali, risalenti al Periodo Classico (250–900 d.C.) Le iscrizioni si trovano all'interno di un piccolo edificio in muratura denominato Struttura 10K-2. Le quattro pareti interne della camera recavano inoltre dipinti raffiguranti uomini seduti e inginocchiati, di varia età e rango, ciascuno accompagnato da testi geroglifici che ne indicavano il titolo personale, *taaj* ("ossidiana") (Rossi 2015). Tra queste "ossidiane" è raffigurato il sovrano di Xultun dell'VIII secolo, Yax We’n Chan K’inich, seduto in una nicchia sulla parete nord e abbigliato come una divinità del mais e del vento con coda di scorpione (Saturno et al. 2017; Rossi 2024). Numerosi testi dipinti e incisi, nonché "microtesti" su scala ridotta, si concentrano nell'angolo interno nord-orientale e sulla parete interna orientale, dove furono realizzati sovrapponendoli a figure preesistenti e su porzioni di intonaco di calce applicate nuovamente. Questo insieme di circa 52 testi rivela le "bozze" dei matematici maya intenti a tracciare e prevedere i cicli dei corpi celesti in relazione alla Terra e tra loro, nonché a riconciliare numericamente tali cicli con le altre unità temporali dei vari calendari (Aveni et al. 2013; Bricker et al. 2014; Rossi & Stuart 2015). Questi 52 testi risultano insoliti per il Periodo Classico in quanto incentrati sui meccanismi dei cicli celesti e sulle relative formule; includono una tavola lunare, un "numero anello" (*ring number*) e testi con cicli nidificati legati a calcoli locali, alcuni dei quali trattano unità di tempo estremamente ampie. Risultano invece particolarmente scarsi i nomi propri, i titoli e i verbi che descrivono eventi storici, elementi che sono invece più comuni nei testi glifici dell'epoca.

I calcoli matematici Maya come la sequenza di Fibonacci

Attraverso nove geroglifici, il Testo 19 esprime con eleganza le complesse relazioni tra sei cicli temporali – inclusi quelli legati a Marte, Venere, allo Tzolkin e all'anno solare Haab – tutti rappresentati all'interno di un'unica computazione di giorni che copre un arco di otto anni. Le cinque date sono distribuite nell'intervallo di 2920 giorni in modo da evidenziare sotto-intervalli di durata inferiore. Il testo chiarisce non solo come i fenomeni celesti osservabili e i cicli planetari venissero monitorati in relazione reciproca, ma anche come i matematici Maya articolassero e combinassero cicli più brevi all'interno di conteggi temporali più ampi. All'interno del computo complessivo, lo scriba scelse inoltre di inserire intervalli secondo una sequenza a crescita progressiva: il primo intervallo è pari a un Uinal (20 giorni), il secondo a uno Tzolkin (260 giorni), seguiti da due anni di Marte (1560 giorni) e tre cicli Haab (1080 giorni), mentre la durata totale della formula corrisponde a cinque cicli sinodici di Venere (2920 giorni). Tali intervalli seguono quella che nella matematica occidentale è nota come sequenza di Fibonacci; tuttavia, non è noto in che misura la matematica degli antichi Maya avesse compreso e integrato questo schema naturale. (ilenia mura)

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