Evasione dai domiciliari, incontri con politici e preti: ecco perché il sindaco di Ottana è stato mandato in carcere
Il provvedimento su Franco Saba, i magistrati chiariscono le motivazioni. Contestata anche una serie di violazioni dell’aggravamento della precedente misura cautelare
Ottana Dai domiciliari al carcere. C’è un perché e il perché lo chiarisce direttamente il Tribunale di Nuoro attraverso una comunicazione ufficiale consentita dalle norme indicate dalla circolare del Consiglio superiore della magistratura per gli aspetti della comunicazione istituzionale. Sull’aggravamento della misura cautelare nei confronti del sindaco Franco Saba, finito in carcere nell’inchiesta per tentata concussione in concorso perché avrebbe esercitato pressioni nel confronti di una società fornitrice di energia elettrica per ottenere l’assunzione di un consigliere comunale nell'ambito del progetto di realizzazione del nuovo impianto di accumulo realizzato nell’area industriale, il tribunale ritiene che sia necessario chiarire i contorni della vicenda che sta catturando l’attenzione dell’opinione pubblica. L’esordio sgombra il campo da alcune ipotesi avanzate in merito al nuovo provvedimento che ha mandato il primo cittadino dietro le sbarre: «L’ordinanza di aggravamento non è fondata sulla nomina della nuova giunta comunale, circostanza che non costituisce oggetto del provvedimento oggi in analisi né della relativa valutazione cautelare».
Quindi prosegue la comunicazione del tribunale: «La decisione si fonda, invece, sulla contestazione di otto distinte violazioni delle prescrizioni cautelari, tutte asseritamente commesse dopo il precedente aggravamento della misura. Con quel provvedimento, adottato nella forma meno afflittiva possibile, era stata prevista la necessità di una preventiva autorizzazione per i colloqui con i parenti, a seguito della violazione dei divieti di comunicazione connessa alla nomina della giunta, ritenuta penalmente illecita. Tra tali condotte successive assumono, invece, in particolare rilievo alcune conversazioni telefoniche, integralmente captate, dalle quali si aggiungerebbero, secondo la prospettazione accusatoria, due episodi di evasione, finalizzati a incontrare persone non autorizzate per finalità connesse alla vicenda in indagine».
L’altro passaggio della comunicazione si concentra proprio su questo aspetto e ne chiarisce i dettagli: «Secondo l'ipotesi accusatoria, nel corso di tali incontri l’indagato avrebbe avuto contatti anche con esponenti politici, un funzionario amministrativo, e prendendo altresì contatto, tramite un noto prelato (l’ipotesi più accreditata è che si tratti del parroco Don Pietro Borrotzu, anche se il tribunale non fa riferimento all’identità della persona coinvolta, ndr) ripetutamente contattato al telefono e asseritamente incontrato durante una delle evasioni contestate, con soggetto persona offesa chiamato a rendere dichiarazioni nel procedimento. L’aggravamento della misura è stato pertanto disposto in ragione della reiterata violazione delle prescrizioni cautelari successive al primo aggravamento e ritenuta sintomatica del venir meno dell’affidabilità dell’indagato rispetto al rispetto delle limitazioni impostegli e della persistente capacità di eludere le prescrizioni già applicate e già aggravate. Si ricorda, inoltre, che il procedimento principale riguarda l’ipotesi accusatoria secondo cui sarebbero state poste in essere reiterate condotte di minaccia e pressione nei confronti di ENEL al fine di ottenere l’annullamento dell’assunzione di un cittadino di Ottana, regolarmente risultato vincitore della procedura selettiva, per favorire al suo posto invece l’assunzione di un consigliere comunale».
Il tribunale ripercorre quindi le fasi della vicenda giudiziaria che coinvolge Franco Saba: «Secondo la prospettazione dell'accusa, dopo il rifiuto opposto da ENEL e la comunicazione dell’avvenuta assunzione del vincitore, le pressioni sarebbero proseguite per ottenere comunque l’assunzione del consigliere comunale, attraverso ulteriori iniziative intimidatorie, una delle quali consistita, secondo l’imputazione provvisoria, nel blocco di un convoglio stradale». Quindi si va su aspetti più burocratici legati alla necessità di emettere la presa di posizione ufficiale e si sofferma anche sulla necessità di continuare comunque a tutelare il primo cittadino in quanto indagato in attesa di giudizio: «Si evidenzia, infine, che il presente comunicato ha esclusivamente finalità informativa e che tutti i fatti descritti costituiscono contestazioni provvisorie formulate dall’accusa, ancora sottoposte al vaglio definitivo dell'autorità giudiziaria. Resta pertanto fermo il principio costituzionale della presunzione di non colpevolezza sino all’eventuale formazione di una sentenza definitiva di condanna. Il Tribunale di Nuoro ritiene doveroso precisare che il presente comunicato è volto esclusivamente ad assicurare, nell'interesse della collettività e nel rispetto dei principi di trasparenza, imparzialità e correttezza dell'informazione istituzionale, che il contenuto del provvedimento giudiziario sia rappresentato in modo fedele, evitando che ricostruzioni parziali o inesatte possano generare equivoci circa le ragioni della decisione adottata. Come da circolare (n. 153/VV/2025, del 10 giugno 2026) eventuali modifiche e annullamenti dei provvedimenti in oggetto verranno tempestivamente comunicate curando ogni deindicizzazione di generalità».
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