Minori imputabili, c’è il decreto. La premier: «Chi sbaglia paga»
Il ministro Nordio: «Con questa norma invertiamo l’onere della prova»
Roma Il Consiglio dei ministri ha approvato ieri 23 luglio un disegno di legge che “cambia le regole” sull’imputabilità dei minori. «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», spiega la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X. «Il nostro ordinamento prevede, attualmente, che un minore tra i 14 e i 18 anni risponda del reato solo se un giudice accerta che fosse capace di intendere e di volere. Con questo provvedimento, quella capacità si presume sempre. Significa – aggiunge – che si potrà ancora dimostrare il contrario davanti a un giudice, ma il punto di partenza cambia. Prima si presumeva l’incapacità, oggi si presume la responsabilità».
Secondo la normativa vigente, per i minori dai 14 ai 18 anni la capacità di intendere e di volere in relazione al reato compiuto deve essere sempre accertata dal giudice, mentre per gli adulti autori di reato è presunta. «Con questa norma – spiega il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, nella conferenza stampa a Palazzo Chigi dopo il Consiglio dei ministri – noi invertiamo l’onere della prova, nel senso che diamo per presupposta la capacità di intendere e di volere per i minori tra 14 e 18 anni, salvo la prova contraria che può essere trovata a seguito di indagini». Il Guardasigilli poi specifica: «Noi non abbiamo abbassato l’età per l’imputabilità della persona da 14 a 13 anni, e non abbiamo nemmeno inasprito le pene». E poi osserva che «il significato politico» del disegno di legge «è quello di facilitare le indagini».
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