Meteo, il “super El Niño” fa paura: «Sarà il fenomeno più forte di sempre» – Le conseguenze
Il Pacifico ha vissuto decine di episodi alternando fasi deboli a fasi più intense
Sassari Il "Super" El Niño è confermato. A presentare il fenomeno e gli ultimi aggiornamenti sul sito è Mattia Gussoni, meteorologo di iLMeteo.it. Gussoni spiega che tutto indica che sarà il fenomeno più forte di sempre, capace di ridisegnare la mappa delle precipitazioni, delle temperature e degli eventi estremi in tutto il mondo. Le conseguenze, seppur in maniera indiretta, si avvertiranno anche in Europa e in Italia.
I grandi eventi de El Niño degli ultimi 50 anni
Negli ultimi 50 anni – spiega il meteorologo – il Pacifico ha vissuto decine di episodi di El Niño, alternando fasi deboli a fasi più intense. Tuttavia, sono quattro gli eventi che sono passati alla storia come veri e propri "Super El Niño" a causa delle loro anomalie termiche eccezionali:
- 1982-1983: un evento inaspettato che ha raggiunto un'anomalia di +2.1 °C.
- 1997-1998: spesso definito "il Niño del secolo", ha toccato i +2.4 °C, alterando radicalmente i pattern delle precipitazioni.
- 2015-2016: fino a poco tempo fa, il detentore del record assoluto, con un picco estremo di +2.6 °C.
- 2023-2024: molto forte, anomalie fino a +2°C; le conseguenze le stiamo tutt'ora pagando con inverni quasi inesistenti ed estati caldissime
Proiezioni
Le proiezioni più recenti – continua Gussoni nel sito – delineano uno scenario senza precedenti. I nuovi dati delle previsioni stagionali della Noaa (National Oceanic and Atmospheric Administration) suggeriscono che le anomalie della temperatura superficiale del Pacifico potrebbero spingersi verso territori storici mai esplorati.
Gli ultimi aggiornamenti non lasciano dubbi, già da agosto (e per i mesi a seguire) sono previste anomalie in grado di raggiungere un picco di +3,5°C al di sopra della media. Si tratta di valori record e mai sperimentati nel passato climatologico che abbiamo analizzato poco sopra.
Conseguenze imprevedibili
Ciò che rende le conseguenze di questo El Niño davvero imprevedibili – continua Gussoni – sarà la sua interazione con il riscaldamento globale di origine antropica. Mentre in passato il pianeta aveva la capacità di assorbire e mitigare parzialmente questi shock termici, oggi El Niño si inserisce in un'atmosfera già estremamente calda. Sebbene il bacino del Mediterraneo si trovi a decine di migliaia di chilometri dal Pacifico, l'ombra di El Niño si allunga fin sull'Europa attraverso un effetto domino noto come teleconnessione atmosferica a partire dalla fine del 2026 e poi per le stagioni del 2027. L'immensa quantità di calore rilasciata all'equatore altera la pressione e la circolazione delle masse d'aria su scala globale, andando a scombussolare l'intera dinamica atmosferica favorendo la formazione di prolungati blocchi meteorologici. Insomma, rischiamo davvero di entrare in una nuova era climatica dagli effetti ancora tutti da decifrare.
Per l'Italia e l'Europa, storicamente questa stasi atmosferica si traduce in due scenari estremi.
- Estati roventi e bloccate (Estate 2027): l'Anticiclone Africano ristagna sul Mediterraneo per settimane, causando ondate di calore feroci, siccità prolungata e un pericoloso surriscaldamento dei nostri mari, come già stiamo sperimentando.
- Autunni esplosivi: l'altra faccia della medaglia si presenta quando il blocco anticiclonico finalmente cede, solitamente nel passaggio tra l'Estate e l'Autunno. Il lungo periodo di caldo statico lascia in eredità un Mar Mediterraneo letteralmente bollente, carico di un'enorme quantità di energia termica e umidità. Quando le prime perturbazioni fredde scendono dal Nord Europa e si scontrano con questa superficie surriscaldata, l'impatto è esplosivo. Questo contrasto esasperato innesca piogge torrenziali, alluvioni lampo e aumenta drasticamente il rischio che si formino i cosiddetti Medicane (gli uragani mediterranei), eventi che stanno diventando sempre più frequenti sulle nostre coste.
Point break climatico
Per concludere – termina Gussoni – le acque dell'Oceano Pacifico equatoriale si stanno surriscaldando a ritmi che sfidano le serie storiche, innescando una reazione a catena su scala planetaria. Quello che stiamo affrontando non è un semplice capriccio meteorologico, ma un vero e proprio point break climatico.
In climatologia si usa questa definizione quando ci si trova di fronte a un punto di non ritorno. Non si tratta di un cambiamento graduale, ma di una soglia critica oltre la quale un componente del sistema Terra subisce un'accelerazione improvvisa, irreversibile e fuori controllo, modificando il proprio stato per sempre.
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