La Nuova Sardegna

Il video del rapper

«Salmo, il tuo non è melanoma e la crema solare non è il nemico»

di Luigi Soriga
«Salmo, il tuo non è melanoma e la crema solare non è il nemico»

La dermatologa Marialuisa Muzzu: «I casi di tumore alla pelle aumentano perché la diagnosi è molto più accurata»

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Sassari Tranquillo, Salmo. Non è così grave, e soprattutto non è un melanoma. Il rapper olbiese, finito nel tritacarne social dopo aver annunciato un tumore della pelle e aver puntato il dito contro le creme solari (cavalcando l’onda di un video da un milione di visualizzazioni dell'oncologa Debora Rasio) ha semplicemente preso un granchio clinico. Il paradosso della nostra epoca è che riusciamo a scovare tumori grandi un millimetro, ma continuiamo a credere a bufale gigantesche.

È successo questo: il rapper scopre una lesione, guarda il video virale della dottoressa Rasio sui danni da crema solare e fa due più due: tutta colpa della protezione 50 che mi sono spalmato. Risultato? Panico sotto l'ombrellone e demonizzazione dell'unico scudo che abbiamo contro i raggi ultravioletti.

«Ha fatto solo grande confusione. Ditegli che venga a trovarmi al Mater Olbia, lo aspetto per una visita». A rimettere la scienza al posto giusto, ci pensa Marialuisa Muzzu, dermatologa tra il Mater Olbia e il Policlinico Sassarese. Che parte proprio dalle rassicurazioni per il cantante: «Salmo ha avuto un basalioma, ma si è messo in mezzo a un discorso complicato. Il basalioma origina nelle cellule basali ed è un tumore aggressivo solo localmente, non dà metastasi. Il melanoma, invece, origina nei melanociti: stiamo parlando di tutto un altro campo, di un’altra aggressività e di un'altra prognosi».

Insomma, il rapper può tirare un sospiro di sollievo, ma la disinformazione mediatica resta. E fa danni. Tutta colpa di quel video virale in cui la dottoressa Rasio associa l'aumento dei casi di melanoma all’uso massiccio delle creme protettive, ipotizzando addirittura un ruolo dei filtri chimici come interferenti endocrini. La dottoressa Muzzu storce il naso: «Un delirio. La crema è un cosmetico, non un farmaco, non ha una capacità di penetrazione tale da interferire col sistema endocrino, e i composti sospetti li hanno tolti dal commercio».

L’unica concessione alla collega è sulla vitamina D: «Forse voleva dire che un abuso di protezione 50+ inibisce troppo la produzione di vitamina D, che è un fattore protettivo. Ma da qui a dire che la crema causi il melanoma ce ne passa». Ma allora perché i melanomi aumentano? I numeri dicono questo, e i complottisti ci sguazzano. La risposta, però, non sta nei piani segreti delle multinazionali dei solari, ma nella tecnologia. I numeri salgono perché i medici ci vedono meglio. «L'aumento delle diagnosi non significa che le creme non funzionino o che lo provochino», taglia corto Muzzu. «Significa soltanto che adesso siamo più bravi a riconoscerli. Con la dermoscopia e la videodermatoscopia intercettiamo melanomi di un millimetro che a occhio nudo sembrerebbero semplici nei, lesioni in una fase iniziale che un tempo non venivano assolutamente considerate. I dati vanno interpretati: prima c'era un numero minore di diagnosi ma una maggiore mortalità. Adesso è il contrario: si fa tanta diagnosi precoce, la casistica sale, ma si muore molto meno di prima».

Il vero nemico, ribadisce la specialista, ha le sembianze dell'imprudenza giovanile. I raggi UVB, quelli che scottano. «Sono le ustioni in età adolescenziale che provocano a distanza la comparsa dei melanomi». Scottatura, pelle che squama. «Danno e riparazione, danno e riparazione: così arrivano le mutazioni del Dna. La crema serve proprio a evitare questo. E poi ci sono i raggi Uva, che penetrano in profondità, invecchiano la pelle e causano gli altri carcinomi, come quello di Salmo». La ricetta per non finire sotto i ferri è banale ma inossidabile: «Evitare le ore di punta, cercare l'ombra, usare il cappellino e farsi controllare i nei, guardando non più solo alla vecchia regola di forma e colore, ma alla "E" di evoluzione. Un neo che cambia, va visto». E a proposito di controlli, la dottoressa Muzzu chiude con un sorriso e un invito formale al rapper: «Ci vediamo al Mater Olbia per un controllo». Insomma: meno complotti, più videodermatoscopia.

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