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Caldo record nell’isola, l’agricoltura è ko: «I ristori non bastano»

di Massimo Sechi
Caldo record nell’isola, l’agricoltura è ko: «I ristori non bastano»

Coldiretti: «Le aziende vanno aiutate a difendersi dal clima». L’assessore Agus: «Investire su reti idriche e innovazione»

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Sassari Temperature oltre i 40 gradi e che restano elevate per diversi giorni di seguito, ortaggi quasi cotti dal sole, raccolti ridotti e vendemmie anticipate. L’ondata di caldo che ha investito questa estate la Sardegna sta creando danni pesanti all’agricoltura dell’isola. «Una situazione come quella vissuta quest’anno non l’avevamo mai vissuta», afferma il direttore regionale di Coldiretti Luca Saba.

Le colture «Le maggiori sofferenze riguardano tutte le ortive in pieno campo, ad esempio angurie e meloni. Ma stanno iniziando ad avere problemi anche colture che normalmente non hanno mai avuto bisogno di irrigazioni importanti, come gli oliveti. Altre, come il mais, stanno necessitando di quantitativi di acqua decisamente superiori rispetto al solito. Il problema, sottolinea Saba, non è tanto la scarsità della risorsa idrica. «Quest’anno le riserve ci sono. A fare la differenza sono i picchi di temperatura e soprattutto la loro persistenza. Alle sei del pomeriggio nei campi troviamo ancora 36-37 gradi».

Gli effetti Anche colture di stagione e dunque considerate più resistenti stanno andando in difficoltà. «Il pomodoro generalmente sopporta bene il calore ma con queste temperature protratte fino alla sera si produce quasi un effetto di cottura». Per il grano, già mietuto, il bilancio parla invece di rese molto basse. «Siamo scesi a 20-25 quintali per ettaro e anche la qualità ne ha risentito, con livelli proteici inferiori agli standard richiesti». Oliveti e vigneti, invece, vanno verso una maturazione anticipata. «La vendemmia inizierà prima del previsto e anche le olive potrebbero maturare in anticipo».

Le zone più colpite «Le aree che hanno subito i danni maggiori – afferma ancora il direttore di Coldiretti – sono soprattutto quelle orticole del Campidano, dall’oristanese e fino al sud dell’isola, ma diversi problemi si registrano anche nella Nurra e nel resto del Nord Sardegna».

Le richieste «La prima è sempre quella di un intervento compensativo, ma bisogna guardare a interventi che permettano alle aziende di difendersi da questi fenomeni». Per Saba la priorità resta l’acqua. «Occorre migliorare l’approvvigionamento idrico e rendere più efficienti le reti, ma allo stesso tempo bisogna investire nell’innovazione tecnologica per ottimizzare l’irrigazione». Saba torna poi sul prezzo dei prodotti. «Sugli scaffali aumentano, mentre quelli riconosciuti ai produttori restano bassi o addirittura diminuiscono. È un paradosso che va corretto perché chi produce in condizioni sempre più difficili deve essere remunerato in modo adeguato».

La Regione Per l’assessore Francesco Agus non è ancora possibile quantificare i danni. «Bisogna aspettare che Laore completi il monitoraggio. Quello che abbiamo già registrato è un forte aumento del fabbisogno idrico, le richieste presentate si sono rivelate largamente insufficienti rispetto alle necessità reali

I ristori Diversi Comuni hanno già avviato le richieste di riconoscimento dello stato di calamità ma l’assessore sottolinea anche che «il sistema di indennizzo non è più adeguato ai tempi. Questi eventi non sono più l’eccezione ma la regola e le procedure previste dalle normative europee sono troppo lente per le esigenze delle imprese». Da qui la scelta della regione di incentivare il ricorso alle assicurazioni, con un fondo rotativo da 14 milioni destinato ad anticipare il costo delle polizze. «Per chi è assicurato gli strumenti di ristoro sono molto più rapidi. A brevissimo, comunque, usciremo con un nuovo bando della programmazione europea che permetterà anche a chi ha patito i danni da incendio di avere un ristoro».

Il futuro Secondo Agus l’agricoltura sarda dovrà adattarsi a uno scenario climatico ormai cambiato. «Se nel Mediterraneo registriamo temperature che fino a pochi anni fa sembravano impensabili, dobbiamo orientare le produzioni verso colture più resilienti e rafforzare la consulenza tecnica alle aziende». Una strategia che passa anche dagli investimenti. «Dobbiamo concentrare le risorse sull’ammodernamento delle condotte idriche e sulle strade rurali, per le quali abbiamo già destinato i primi 23 milioni. Bisogna aiutare le aziende ad affrontare le emergenze, ma soprattutto metterle nelle condizioni di continuare a produrre reddito nei prossimi decenni». 

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