Tassa di soggiorno, la Sardegna fa il boom: è la regione che registra la crescita più alta – Tutti i dati
L’aumento delle presenze, l’estensione a un numero crescente di località e stanno trasformando l’imposta in una voce sempre più importante nei bilanci comunali
La tassa di soggiorno continua a correre in Sardegna e nel 2026 registra la crescita più marcata d’Italia. Nei primi sei mesi dell’anno i Comuni dell’isola hanno incassato complessivamente 7,554 milioni di euro, con un aumento del 77,2% rispetto ai 4,264 milioni dello stesso periodo del 2025. Un balzo che porta la Sardegna all’undicesimo posto nella classifica nazionale degli incassi, ma soprattutto la colloca al primo posto tra le regioni per incremento percentuale. A rilevarlo è l’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno di Jfc, nell’analisi pubblicata oggi dal Sole 24 Ore.
Il dato sardo spicca in un quadro nazionale già caratterizzato da una forte crescita. Tra gennaio e giugno 2026 i Comuni italiani hanno incassato complessivamente 438,3 milioni di euro, il 13% in più rispetto ai 387,8 milioni dello stesso periodo del 2025 e circa il 30% in più rispetto ai 333,7 milioni del primo semestre 2024. Per l’intero 2026 l’Osservatorio Jfc stima un gettito complessivo di circa 1,308 miliardi di euro, contro gli 1,150 miliardi del 2025.
La Sardegna, però, corre molto più velocemente della media nazionale. Nel primo semestre dello scorso anno gli incassi si erano fermati a 4,264 milioni, mentre nei primi sei mesi del 2024 erano stati 3,766 milioni. In appena due anni, dunque, il gettito semestrale è più che raddoppiato. Un andamento che si inserisce in una crescita già evidente negli anni precedenti e legata sia all’aumento dei flussi turistici sia all’ampliamento dell’applicazione dell’imposta e all’adeguamento delle tariffe.
I numeri dell’intero 2024 – gli ultimi disponibili – raccontano già la dimensione raggiunta dal fenomeno nell’isola. Quell’anno i 47 Comuni sardi che applicavano l’imposta, pari a circa il 15% dei 377 Comuni complessivi della Sardegna, avevano incassato 30,37 milioni di euro. Nel 2023, quando i Comuni che applicavano la tassa erano 43, il gettito era stato di 25,22 milioni. Nel 2020, invece, erano appena 32 le amministrazioni che la applicavano e gli incassi si erano fermati a 7,38 milioni. In quattro anni l'incremento era stato quindi del 311%, secondo i dati elaborati dal Centro studi enti locali su dati Mef, Banca d’Italia e Istat.
Anche la classifica dei singoli Comuni mostra quanto il turismo pesi sulle casse delle amministrazioni sarde. Nel 2024 a guidare la graduatoria era Olbia, con 3,274 milioni di euro incassati dalla tassa di soggiorno, il 21% in più rispetto all’anno precedente. Subito dietro Alghero, con 3,001 milioni e una crescita del 27%, quindi Arzachena, a quota 2,762 milioni, e Palau, che aveva raggiunto 2,202 milioni con un incremento addirittura del 90%.
Il boom del 2026 conferma dunque una tendenza che in Sardegna appare ormai strutturale. L’aumento delle presenze, l’estensione dell’imposta a un numero crescente di località e l’adeguamento delle tariffe stanno trasformando la tassa di soggiorno in una voce sempre più importante dei bilanci comunali. E con la seconda metà dell’anno, quella che comprende i mesi estivi e il picco della stagione turistica, il gettito dell’isola potrebbe crescere ancora sensibilmente.
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