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Il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori: in Sardegna migliaia di posti difficili da coprire – Ecco quali sono

di Massimo Sechi
Il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori: in Sardegna migliaia di posti difficili da coprire – Ecco quali sono

Le imprese cercano personale ma faticano a trovare candidati, Confartigianato porta l’appello nelle scuole

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Sassari Il lavoro c’è ma a mancare sono i lavoratori. Un fenomeno inimmaginabile solo poco tempo fa ma che sta diventando sempre più attuale. In Sardegna panifici, pastifici, pasticcerie e gelaterie cercano personale, ma soprattutto tra i giovani sembra essersi spezzato il legame con mestieri che per generazioni hanno garantito occupazione e tramandato competenze. Il risultato è che le imprese hanno posti da coprire e faticano a trovare candidati nell’isola. I giovani sardi si orientano sempre di più verso altri mestieri, magari più remunerati vi o con orari di lavoro più flessibili o ancora con prospettive di carriera più interessanti. Una situazione che ha portato Confartigianato a decidere di entrare nelle scuole per lanciare un appello ai ragazzi e alle loro famiglie: «fare il panettiere, il pastaio o il pasticcere non significa scegliere un lavoro di serie B. Anzi, proprio in queste professioni oggi si aprono spazi occupazionali che le aziende non riescono a riempire».

I numeri

Come sempre sono i numeri a rendere evidente la portata del fenomeno. L’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna su dati Unioncamere-Anpal, dipinge un quadro critico per il food made in Sardinia. Le imprese sarde del comparto alimentare e bevande prevedono 3.780 nuovi ingressi, ma per 1.370 (il 36,2%) il reperimento è considerato “difficile”. Sebbene il dato generale ponga la Sardegna al 13° posto in Italia per criticità (sotto la media nazionale del 38,6%), la situazione precipita nell’artigianato, cuore dell’economia regionale. Il vero “bollino rosso” riguarda le professioni d’eccellenza. Per panettieri, pastai, pasticceri e gelatai artigiani, l’isola si posiziona all’ottavo posto in Italia per difficoltà di reperimento, con il 65,1%, sopra la media nazionale del 56%. Nel dettaglio: su 660 ingressi previsti per panettieri e pastai artigiani, il 7,2% è di difficile reperimento (decimo posto in Italia); per pasticceri, gelatai e conservieri artigiani, la difficoltà riguarda il 45% delle ricerche (90 unità su 200).

L’analisi

Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, parla di “fotografia agrodolce”: «Vedere che per oltre il 71% dei panettieri e pastai artigiani sardi non si riesca a trovare candidati idonei è un campanello d’allarme – commenta – Non mancano solo i lavoratori, mancano le competenze specifiche che rendono unico il nostro prodotto tipico. Rischiamo di strozzare la crescita del Made in Sardegna per mancanza di braccia e talenti». Meloni sottolinea che le imprese artigiane, quasi il 20% del comparto regionale, sono pronte ad assumere, ma non possono essere lasciate sole nella sfida del ricambio generazionale. «È necessario incentivare economicamente le assunzioni di giovani apprendisti e sostenere il passaggio di competenze dai maestri alle nuove leve – aggiunge – prima che questo patrimonio di saperi vada perduto per sempre». A livello nazionale, la difficoltà di reperimento per le imprese alimentari tocca punte del 43,6% in Piemonte-Valle d’Aosta e del 42,5% in Friuli-Venezia Giulia. In Sardegna, guardando alle imprese artigiane, la quota di lavoratori introvabili sale al 39,3% (460 figure su 1.170 ingressi previsti). Questi dati evidenziano uno scollamento tra sistema formativo e mercato, che tra il 2021 e il 2025 ha visto l’occupazione nel food crescere del +25,2% nell’Ue.

L’appello

Confartigianato rilancia prima di tutto la necessità di un patto per la formazione per creare professionalità da inserire nel settore. E si ritorna all’appello citato in premessa: «Sfatiamo il mito che l’artigianato alimentare sia un lavoro di serie B o polveroso – conclude il presidente di Confartigianato Sardegna – al contrario, oggi l’“Intelligenza Artigiana” fonde tradizione millenaria e tecnologie d’avanguardia. Se il 65% delle figure specializzate artigiane nell’isola è introvabile, significa che c’è uno spazio enorme per i nostri giovani».

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