L’arrivo dei boss mafiosi al 41 bis: sui tabloid inglesi la Sardegna da meta turistica da sogno diventa "Isola del Diavolo"
The Times e The Sun dedicano articoli ai recenti trasferimenti: «Allarme per la sicurezza». M5s e Todde attaccano il Governi: «Gravissimo danno d’immagine»
Cagliari La Sardegna rischia di diventare la nuova Cayenna d'Italia? È l'interrogativo che rimbalza con forza nello scontro tra gli schieramenti politici e ora anche sulla stampa estera. Due giornali inglesi, The Times e The Sun paventano rischi per la sicurezza perché il trasferimento di un massiccio contingente di boss mafiosi (88 a Uta tra sabato 5 e domenica 6 settembre) che ha portato al momento a 183 i detenuti in regime di 41-bis, circa un quarto del totale nazionale in Sardegna, potrebbe danneggiare l’immagine dell’isola. Con pesanti timori, denunciati a gran voce dal Movimento 5 Stelle, per l'economia e l'immagine turistica della regione.
L'allarme della stampa britannica: Sardegna “Devil's Island"
The Sun ha usato toni allarmistici, sottolineando le "serie preoccupazioni per la sicurezza" legate all'arrivo di 88 tra i criminali più pericolosi del Paese in Sardegna, meta turistica molto amata dai turisti britannici. Sulla stessa linea The Times, con un dettagliato reportage a firma di Tom Kington, che ha documentato l'arrivo dei detenuti atterrati in Sardegna e trasferiti sotto scorta blindata nel nuovo braccio di massima sicurezza del carcere di Uta. Il quotidiano inglese paragona esplicitamente la situazione odierna alle vecchie deportazioni sull'isola dell'Asinara negli anni '90, evocando i fantasmi di Totò Riina e Raffaele Cutolo. «La Sardegna ha già vissuto un afflusso di detenuti legati alla criminalità organizzata negli anni '90, in seguito al giro di vite contro Cosa Nostra, la mafia siciliana. Molti furono rinchiusi nella piccola isola dell'Asinara; tra loro figuravano Raffaele Cutolo, boss della camorra napoletana, e Salvatore "Totò" Riina, capo di Cosa Nostra, ritenuto responsabile di 150 omicidi e mandante dell'assassinio dei magistrati antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino nel 1992»
M5s all'attacco: "Danno alla reputazione inaccettabile"
Il Movimento 5 Stelle ha espresso sdegno per un'esposizione mediatica definita "devastante" per una terra che vive di mare, cultura e turismo. Il deputato del Movimento Mario Perantoni ha legato il caso delle carceri alle recenti inchieste su traffico di droga in Gallura e Costa Smeralda, dalle quali sono emersi legami con le cosche mafiose.
«La criminalità organizzata in Sardegna è una minaccia concreta – ha tuonato Perantoni, puntando il dito contro la scelta del Governo di caricare l'isola di un "peso così grande - tra Uta, Bancali e Badu ’e Carros - senza un adeguato rafforzamento degli organici e delle risorse penitenziarie». Una linea ribadita con forza anche dalla governatrice Alessandra Todde, preoccupata per la cronica carenza di personale che mette a rischio la sicurezza interna delle strutture.
La replica del Governo: «Accuse ipocrite e infondate»
Da Roma la risposta del Governo è di totale chiusura alle critiche locali. Il sottosegretario alla Giustizia, Alberto Balboni, ha liquidato le proteste della governatrice Todde come "ipocrisia pura", ricordando che la realizzazione della nuova ala del carcere di Uta destinata al 41-bis era stata voluta dall’esecutivo precedente sostenuto proprio dal Movimento 5 Stelle. Balboni ha inoltre definito destituite di fondamento le preoccupazioni relative a un ipotetico radicamento dei clan o al trasferimento dei familiari dei boss nell'isola, rimarcando la rigidità assoluta delle regole che disciplinano i colloqui per i detenuti sottoposti al regime di massimo isolamento.
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