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La polemica

Scuola, il cardinale Zuppi gela il governo: «Nessuno si senta escluso»

Scuola, il cardinale Zuppi gela il governo: «Nessuno si senta escluso»

Tetto agli stranieri in classe, il presidente dei vescovi risponde indirettamente agli annunci della premier Meloni

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Roma La riapertura delle scuole, l'ondata di episodi di violenza giovanile e, sullo sfondo, il dibattito politico infiammato dalle recenti proposte della maggioranza — a partire dal tetto massimo del 30% di studenti stranieri per classe caldeggiato dalla premier Giorgia Meloni. È in questo clima che il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, ha aperto a Roma i lavori del Consiglio episcopale permanente, tracciando una rotta ben precisa per il mondo dell'istruzione e rispondendo indirettamente alle strategie restrittive dell'esecutivo.

Citando la Magnifica Humanitas di Leone XIV per indicare le «sfide non più rinviabili», il capo dei vescovi italiani ha posto l'accento sulla prima vera emergenza del Paese: le disuguaglianze educative. «Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo», ha tuonato Zuppi, rivendicando come «una scuola autenticamente inclusiva sia uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace».

Una presa di posizione netta che si scontra con la logica dei numeri chiusi e delle percentuali rigide per gli alunni stranieri, misure su cui peraltro si è registrata anche la freddezza dei presidi, scettici sulla reale applicabilità della stretta. Per la Chiesa italiana, la scuola non può ridursi a un terreno di scontro ideologico o a una sequenza di programmi e metodologie da sbrigare in fretta. «Tocca il cuore della nostra convivenza», ha avvertito il cardinale, ricordando che educare significa «accompagnare una persona a diventare libera, capace di cercare la verità, di riconoscere il bene e di entrare in relazione con gli altri».

Un richiamo forte arriva anche in relazione ai recenti casi di cronaca: gli episodi di violenza che scuotono le aule «ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo». Da qui l'augurio per l'anno scolastico appena iniziato: scuole che siano «comunità capaci di generare fiducia, passione e responsabilità», luoghi in cui «nessuno si senta escluso». E laboratori dove la modernità non diventi alienazione: «La tecnologia sia al servizio della persona e non la persona al servizio della tecnologia», ha ammonito Zuppi, invocando la riscoperta del «tempo lento dell'ascolto, dello studio, della meraviglia e del confronto vero». «La scuola – ha concluso il presidente della Cei – non è uno spazio da attraversare in fretta: è, ancora oggi, un cantiere decisivo del nostro futuro comune». 

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