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Arretrati, aumenti e rimborsi: cosa cambia nella pensione di ottobre 2026 – Data dei pagamenti e novità

Arretrati, aumenti e rimborsi: cosa cambia nella pensione di ottobre 2026 – Data dei pagamenti e novità

Tutto è verificabile dal cedolino già online

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Sassari Le pensioni di ottobre 2026 saranno accreditate giovedì 1° ottobre. L’importo indicato nel cedolino, però, potrebbe non coincidere con quello ricevuto a settembre. La ragione è legata agli effetti delle nuove misure sul cuneo fiscale che, per alcune prestazioni erogate dall’Inps, possono tradursi in aumenti e nel riconoscimento degli arretrati a partire da gennaio 2026. Nel cedolino di ottobre potrebbero inoltre essere presenti i rimborsi relativi al 730/2026. In altri casi, invece, potranno comparire trattenute o conguagli. La novità interessa soprattutto alcune prestazioni che, dal punto di vista fiscale, sostituiscono il reddito da lavoro, come Ape Sociale e isopensione, e non riguarda invece le pensioni ordinarie. Spiega tutto QuiFinanza.

La pensione di ottobre

Il pagamento scatterà il 1° ottobre per chi riceve la pensione tramite conto corrente bancario, libretto postale, conto BancoPosta o carta Postepay Evolution abilitata all’accredito della pensione. Per chi sceglie di ritirare la pensione in contanti presso gli uffici postali possono essere applicate le consuete turnazioni alfabetiche in base alla lettera iniziale del cognome. Chi ha un cognome che inizia con una delle lettere più avanti nell’alfabeto potrebbe quindi dover aspettare qualche giorno prima di recarsi allo sportello. Le somme saranno comunque già disponibili sulle carte e potranno essere prelevate anche agli Atm.

Cedolino di ottobre

Il cedolino della pensione di ottobre è già consultabile nell’area personale del sito Inps. Il documento consente di controllare in anticipo l’importo netto e di verificare la presenza di eventuali variazioni rispetto alla mensilità precedente.

Cuneo fiscale, chi può beneficiare dell’aumento

Gli aumenti legati alle nuove misure fiscali non interessano tutti i pensionati. Il chiarimento dell’Inps è contenuto nel messaggio n. 2829 del 14 settembre 2026 e riguarda l’applicazione delle disposizioni introdotte dalla legge di Bilancio 2025 anche ad alcune prestazioni che, sotto il profilo fiscale, sostituiscono il reddito da lavoro dipendente. Tra le prestazioni interessate ci sono Ape Sociale, isopensione, gli assegni straordinari dei fondi di solidarietà dei comparti bancario e assicurativo e alcune indennità legate ai contratti di espansione, quando sono soggette a tassazione ordinaria. Le disposizioni riguardano più in generale le prestazioni che fiscalmente sostituiscono il reddito da lavoro dipendente. Nello stesso ambito rientrano anche NASpI e Dis-Coll, sulla base delle indicazioni dell’Istituto. Il riconoscimento del beneficio avviene in automatico nei casi in cui l’Inps opera come sostituto d’imposta: non è quindi necessario presentare una nuova domanda.

Bonus fino a 960 euro per i redditi più bassi

Per chi possiede un reddito complessivo fino a 20mila euro è prevista una somma aggiuntiva che non concorre alla formazione del reddito imponibile. Il beneficio viene calcolato applicando percentuali diverse al reddito da lavoro dipendente o alla prestazione che, ai fini fiscali, lo sostituisce: 7,1% per redditi fino a 8.500 euro; 5,3% per redditi superiori a 8.500 euro e fino a 15mila euro; 4,8% per redditi superiori a 15mila euro. Su base annua, l’importo può arrivare rispettivamente a 603,50 euro, 795 euro e 960 euro. Per chi rientra nei requisiti, nella rata di ottobre potrebbe quindi essere riconosciuta anche la quota di arretrati maturata da gennaio 2026.

La detrazione Irpef per chi supera i 20mila euro

Per i redditi complessivi superiori a 20mila euro e fino a 32mila euro è prevista invece un’ulteriore detrazione Irpef, pari a 1.000 euro annui. Superata la soglia dei 32mila euro, e fino a 40mila euro, l’importo della detrazione si riduce progressivamente fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40mila euro. Per verificare il rispetto delle soglie non bisogna considerare soltanto l’importo dell’Ape Sociale o dell’isopensione: il parametro è infatti il reddito complessivo.

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