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Tetto agli studenti stranieri in classe e divieto di burqa e niqab: come funzioneranno le misure per la scuola

Tetto agli studenti stranieri in classe e divieto di burqa e niqab: come funzioneranno le misure per la scuola

Il provvedimento sarà sul tavolo del consiglio dei ministri giovedì 24 settembre

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Tetto per gli studenti stranieri in classe, divieto di indossare burqa e niqab e corsi obbligatori per i genitori degli alunni stranieri in difficoltà nel rendimento scolastico sono tra le misure sulla scuola alcune delle quali annunciate dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni. Misure che dovrebbero essere contenute nel decreto legge elaborato dal governo su proposta del ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. Il provvedimento, che ha nell’uso corretto della lingua italiana il suo centro, dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei ministri giovedì 24 settembre alle 16.30 e ormai, eccezioni a parte, dovrebbe entrare in vigore per l’anno scolastico 2027/2028. Ma esattamente in cosa consiste? E soprattutto, le misure sono effettivamente applicabili?

Gli studenti coinvolti

Il provvedimento riguarda gli studenti stranieri che non hanno un’adeguata conoscenza della lingua italiana, compresi quelli con passaporto europeo – benché nell’Unione europea gli studenti degli stati membri siano equiparati anche sul piano amministrativo. Insomma, questi studenti non dovrebbero superare il 30% degli alunni seduti tra i banchi di ogni aula, con particolare attenzione ai “Nai”, cioè i nuovi arrivati. Per stabilire chi non conosce abbastanza bene la lingua italiana si applicheranno criteri oggettivi. I limiti, per esempio, come ha spiegato il ministro Valditara al Corriere della Sera, non riguarderanno gli alunni che hanno frequentato la scuola dell’infanzia e entrale alle elementare o a chi ha già frequentato positivamente alcuni anni di scuola. Per quanto riguarda la quantità di classi interessate, stando a un’intervista rilasciata al Corriere della sera dal ministro Valditara, quelle con più del 20% di studenti stranieri neoarrivati che non conoscono la nostra lingua sono poco meno di mille e si concentrano alle elementari. Sono invece 34 mila quelle con almeno il 30% di alunni stranieri. 

Il limite del 30% non è una novità

Va sottolineato che il limite del 30% era già previsto in una circolare del 2010 dell’allora ministra dell’Istruzione Maria Stella Gelmini. Allora non fu possibile perché alcune realtà scolastiche erano caratterizzate da una grande concentrazione di emigrati, residenti nelle zone vicine. Al momento le regioni maggiormente interessante al fenomeno sono Lombardia, Veneto, Emilia Romagna. Ma ora che ci sarebbe di diverso? Quello che vuole fare il Governo Meloni è introdurre il limite in un decreto legge poiché solo in questo modo diventerebbe davvero applicabile. In particolare, stando alle parole di Valditara sempre nell’intervista al Corriere, gli uffici scolastici territoriali potranno spostare gli studenti in eccesso ad altra scuola di prossimità, come già avviene oggi per gli studenti italiani in sovrannumero. E se le scuole di prossimità fossero piene, ci sarebbe la possibilità di una deroga. «Per questi casi – specifica – è previsto uno stanziamento di alcuni milioni per assumere docenti per potenziare l’italiano degli stranieri che restano nella stessa scuola. Non stiamo facendo annunci, ma costruendo un sistema concepito per funzionare».

Divieto di indossare burqa o niqab

Per quanto riguarda il divieto per le studentesse di indossare burqa o niqab, avere una stima di quante lo facciano non è semplice. E tra l’altro, ci sarebbe il rischio che alcune smettano di frequentare la scuola. Per rispondere a questo, Valditara si rifà al decreto Caivano, che prevede la reclusione fino a due anni per i genitori che non mandano i figli a scuola o nell’autorità giudiziaria che può levare la potestà genitoriale. «È una questione di civiltà – continua il ministro nell’intervista –, il burqa è il simbolo della mentalità patriarcale violenta che considera la donna una non persona e che noi come Lega abbiamo sempre avversato. I nostri valori dicono che la libertà della donna non è negoziabile».

L’obbligo per i genitori

Un’altra misura riguarda l’obbligo per i genitori dei bambini che hanno uno scarso rendimento scolastico con la lingua italiana di imparare o rinforzare a loro volta l’italiano. Il ministero sta studiando gli strumenti per attuare anche questo provvedimento. «Se a casa parli arabo – ha detto Valditara – dimentichi quello che hai fatto a scuola. Gli studi internazionali ci dicono che è importante che i genitori conoscano la lingua e seguano ciò che i figli fanno a scuola. Mi dicono i presidi che invece molto spesso quando ci sono situazioni difficili i genitori non si presentano ai colloqui, si disinteressano».

Alcuni numeri

Per avere un’idea della situazione nazionale, gli studenti stranieri – la maggior parte dei quali sono albanesi, marocchini, romeni, cinesi e egiziani – sono l’11,6% del totale, pari a 931mila bambini e ragazzi, bambine e ragazze. In Sardegna, in particolare, invece, sono circa 5.500 gli alunni di nazionalità non italiana. Secondo uno studio dell’Idos, inoltre, negli ultimi undici anni gli studenti con cittadinanza straniera sono aumentati in tutta Italia del 16%, mentre gli italiani sono calati 12,5%. 

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