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Tor des Géants, un sardo supera la sfida sportiva più dura al mondo: ecco chi è – VIDEO

di Ilenia Mura
Tor des Géants, un sardo supera la sfida sportiva più dura al mondo: ecco chi è – VIDEO

Emigrato a Courmayer, era fra i 1600 partecipanti iscritti alla gara di 330 km tra single track tecnici, pietraie nate dai ghiacciai, boschi fitti e praterie d'alta quota in Valle d’Aosta

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Courmayeur «Dedico questa gara a mio padre Antonello, mia madre Adriana e mio fratello Fabrizio, soprattutto a mia moglie e mia figlia. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino e mi hanno incoraggiato e accompagnato in una delle gare più dure al mondo, il Tor des Géants».

L’unico sardo che ha partecipato all’ultimo TOR 330 in Valle d’Aosta si chiama Massimo Sogna, 54 anni compiuti oggi 25 settembre, da 30 emigrato da Iglesias a Courmayer dove si è innamorato di un’altra sarda, sua moglie «Giuseppina di Barrali», con la quale ha poi aperto un’attività tutta sua: «Stavamo facendo la stagione, ora abbiamo una lavanderia».

Quando è arrivato al traguardo, circondato dall’affetto dell’immensa comunità valdostana, fra cui tanti emigrati sardi, e migliaia di spettatori, “Spunta la luna dal monte” di Pierangelo Bertoli e i Tazienda, rimbombava fra gli ultimi 100 metri di un tracciato che richiede forza, vigore e resistenza: «Ho dormito 5 ore, in sette giorni». 

Sette durissimi giorni per 330 chilometri, attraverso salite e discese impervie, in un percorso ad anello – ambitissimo e spettacolare –  che parte e arriva a Courmayeur, con un tracciato che si snoda lungo le due alte vie della Valle d’Aosta, immersi fra i quattro "Giganti" delle Alpi: il Monte Bianco , il Gran Paradiso , il Monte Rosa e il Cervino, attraversando il Parco Nazionale del Gran Paradiso e il Parco Regionale del Mont Avic. Tutte caratteristiche che contribuiscono a rendere la gara unica e inimitabile. Ma per restare in gara, il percorso va concluso in 150 ore. Gli altri restano fuori. 

«Siamo partiti in 1600, si sono ritirati 450 partecipanti. Ci sono discese di 6 ore durissime, punti molto esposti, in certi punti devi usare le corde. Sono arrivato sabato 19 settembre alle 15.30 e sono partito domenica 13 alle 12. Durante il percorso entri a contatto con luoghi estremamente affascinanti dal punto di vista ambientale, come il parco del Gran Paradiso, dove incontri stambecchi, cervi, tassi, scoiattoli, ma ho incontrato più volte anche un lupo». 

Per assistere alla gara arrivano sportivi e appassionati da tutto il mondo, perché nel mondo del trail running esistono gare di resistenza, gare di velocità e poi esiste il Tor des Géants. Spesso abbreviato in TOR330, questa competizione non è semplicemente una corsa, ma un’odissea ed una delle sfide di endurance più estreme e affascinanti del pianeta. Ogni anno, a settembre, la Valle d’Aosta diventa il teatro di un’impresa che mette a dura prova i limiti fisici e psicologici dell’essere umano. 

Gli atleti corrono tra single track tecnici, pietraie nate dai ghiacciai, boschi fitti e praterie d'alta quota. Il meteo è una delle variabili più cruciali: in pochi giorni si può passare dal sole cocente dei fondovalle alle bufere di neve e temperature sotto lo zero sopra i 2.500 metri. 

«Alla fine  - spiega Massimo Sogna – sono 370 e quasi 26mila metri di dislivello». Per lui questa non è la prima gara di resistenza, anche se è la più dura: «Ho fatto tante gare, la 174 km,

anche il Gran prix della 100, ma questa è un’altra cosa. Mio padre era preoccupatissimo, ma alla fine ce l’ho fatta e devo dire che è veramente tosta, sono ancora scosso, sto cercando di riprendermi».

Se le gambe e il cuore sono il motore, la testa è il vero pilota del TOR330. La caratteristica che rende questa gara unica è la gestione del sonno in modalità "semi-autonomia". Lungo il percorso sono dislocate 6 Basi Vita principali e decine di rifugi, dove i corridori possono fermarsi per mangiare, farsi medicare e riposare.

«Alla fine sono 370 chilometri con 24 mila metri di dislivello, l’ho corsa tutta e l’ho finita nei tempi prestabiliti, sono contento e dedico tutto a mia moglie Giuseppina, mia figlia Sofia e la mia famiglia di Iglesias, che mi hanno sostenuto nel progetto, oltre a dedicarlo alla mia seconda famiglia dei Courmayer trailer col presidente Alberto Lorenzi e gli amici cari che mi hanno accompagnato: Rino, Mario, Davide e Loris che mi hanno sostenuto così come i tanti sardi che durante la gara mi hanno inviato tanti messaggi di incoraggiamento e affetto dalla mia bella Sardegna». 

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