Tetto di Eni sul prezzo del carburante, per le imprese dell’autotrasporto non basta: «Non risolve i problemi»
A manifestare le perplessità sono Confindustria e Confartigianato
Sassari Per le imprese dell’autotrasporto il tetto massimo fissato da Eni e l’annunciato intervento di Ip per calmierare i prezzi alla pompa possono alleggerire solo in minima parte una situazione sempre più complicata. «Il price cup di Eni non ci risolve il problema. Può mitigarlo, ma 2,19 euro resta comunque un prezzo altissimo per il diesel». Cristiana Vinci, presidente di Confindustria Trasporti Sud Sardegna ha più di una perplessità sugli effetti concreti che l’intervento di Eni potrà avere sul comparto sardo. La reale convenienza dipenderà anche dalla diffusione degli impianti e dai percorsi delle aziende. «Bisogna vedere quanti distributori ci saranno in Sardegna e soprattutto dove saranno. Se un impianto non è lungo la strada che deve fare il vettore, diventa complicato rifornirsi proprio lì». Per Vinci l’unica soluzione deve passare per un intervento stabile e duraturo. «Anche le proroghe sulle accise date per pochi giorni o per qualche settimana non sono risolutive, complicano i calcoli e soprattutto non abbattono il costo del gasolio in maniera sensibile». Da marzo, aggiunge, «il costo del carburante per noi è aumentato del 60% ed è stato un crescendo». E alla voce gasolio si sommano altri rincari. «Dal primo ottobre aumenta ancora l’Ets: 4 euro a metro lineare sulla Cagliari-Livorno e 5 euro sulla Genova-Cagliari. Oltre al gasolio stradale abbiamo il Baf, cioè il costo del carburante sulla tratta marittima, e poi, come detto, l’Ets. Sono tre componenti da tenere sotto controllo e stanno aumentando tutte». L’effetto, avverte, non resta confinato alle aziende di trasporto. «Siamo allo stremo. Noi trasportatori subiamo questi aumenti, ma li subisce soprattutto il sistema industriale che utilizza i trasporti. Si va a penalizzare chi produce in Sardegna, chi deve spedire le merci fuori e anche chi deve farle arrivare nell’isola. Il costo del trasporto aumenta e questo si riflette anche sui prodotti per i consumatori. Per una regione insulare serve un intervento sulla continuità territoriale delle merci. Su carburanti e gasolio serve comunque una misura stabile, altrimenti ogni altro tipo di intervento sarà praticamente inutile».
Sulla stessa linea, ma con l’attenzione rivolta soprattutto alle aziende più piccole, Federico Fadda, segretario di Confartigianato Trasporti Gallura. «Purtroppo cambia poco. Oggi arriviamo quasi a considerare 2,20 euro un prezzo vantaggioso, quando sei mesi fa avremmo detto che era una cifra totalmente insostenibile. Le imprese non hanno marginalità e in pochi mesi hanno dovuto assorbire aumenti alla pompa che non riescono più a sostenere». Il problema, spiega Fadda, è anche finanziario. «Molti trasportatori lavorano con schede carburante e pagano le fatture a trenta o sessanta giorni. Ma con questi prezzi la linea di credito pianificata sul proprio giro d’affari non basta più. Molte imprese, soprattutto le più piccole, rischiano di fermarsi non per protesta ma perché non saranno più nelle condizioni di fare rifornimento. Il piccolo trasportatore ha teoricamente la possibilità di farsi riconoscere l’aumento del carburante, ma nella contrattazione non sempre ci riesce. È penalizzato due volte: ha meno liquidità, meno garanzie e meno struttura, e ha anche una forza contrattuale inferiore». Per questo, secondo Fadda, le misure devono produrre effetti subito. «Qualunque intervento si faccia deve incidere immediatamente sul prezzo pagato da chi rifornisce il mezzo. Serve uno sconto diretto importante, un abbattimento vero e significativo delle accise e un meccanismo che consenta di trasferire subito l’aumento del gasolio sul prezzo del trasporto. Non misure burocratiche che arrivano dopo tre mesi: il problema per le imprese è domani mattina». Il tetto, dunque, «è una cosa positiva perché tutto può aiutare», ma non cambia il quadro di fondo. «Se non affrontiamo la questione, stiamo solo allungando un’agonia».
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