Cinque sub italiani morti nella grotta alle Maldive: le bombole erano rimaste senza ossigeno
Le autopsie escludono avvelenamenti, incidenti e attacchi di squali. Resta da capire perché il gruppo sia rimasto troppo a lungo a 60 metri di profondità
Maldive È stata l’anossia, cioè la totale mancanza di ossigeno, a provocare la morte dei cinque sub italiani rimasti intrappolati il 14 maggio in una grotta sommersa nell’atollo di Vaavu, alle Maldive. È quanto emerge dalla consulenza consegnata sabato 3 ottobre dagli esperti incaricati dalla procura di Busto Arsizio.
Nella tragedia morirono la docente dell’Università di Genova Monica Montefalcone, sua figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice Muriel Oddenino, il neolaureato Federico Gualtieri e il capobarca e guida subacquea Gianluca Bendetti.
Gli accertamenti medico-legali indicano che i cinque rimasero sott’acqua, a circa 60 metri di profondità, oltre il tempo compatibile con l’autonomia delle bombole. Non sono invece emersi elementi che facciano pensare a un’intossicazione o alla presenza nei tessuti di sostanze capaci di provocare la morte o una perdita di coscienza.
Gli esami non hanno inoltre evidenziato lesioni riconducibili all’attacco di squali né traumi tali da spiegare, da soli, quanto accaduto. Resta invece ancora da ricostruire perché il gruppo abbia perso tempo prezioso all’interno della cavità. Tra le ipotesi prese in considerazione c’è anche quella di una perdita dell’orientamento, ma su questo punto gli accertamenti non consentono ancora conclusioni definitive.
La consulenza è stata affidata al medico legale Luca Tajana, alla tossicologa Cristiana Stramesi, entrambi dell’Università di Pavia, e a Luciano Ditri, specialista in medicina sportiva e subacquea. Le autopsie erano state eseguite il 25 e 26 maggio all’ospedale di Gallarate, in provincia di Varese.
Per chiarire la dinamica sarà ora necessario confrontare i risultati medico-legali con l’analisi dell’attrezzatura utilizzata durante l’immersione: bombole, computer subacquei, strumenti da polso e telecamere GoPro. Proprio questi dati potranno aiutare a ricostruire tempi, profondità e movimenti dei sub all’interno della grotta.
L’indagine è coordinata dalla procura di Roma, che procede per omicidio colposo. La procura di Busto Arsizio aveva svolto gli accertamenti autoptici su delega, perché l’ospedale di Gallarate era la struttura attrezzata più vicina allo scalo nel quale erano arrivate le salme.
Gli investigatori stanno cercando di stabilire se la tragedia potesse essere evitata e stanno ricostruendo l’intera organizzazione dell’immersione: dalla scelta del percorso all’attrezzatura impiegata, dalla composizione delle miscele nelle bombole alle responsabilità nelle decisioni operative e nelle autorizzazioni.
Nel fascicolo sono confluiti documenti, testimonianze e supporti informatici acquisiti anche dall’Università di Genova, dove lavoravano Montefalcone e Oddenino. Al centro degli approfondimenti ci sono inoltre il tour operator e l’armatore dell’imbarcazione che avevano organizzato l’uscita.
Un ulteriore elemento arriva dai tre speleosub finlandesi che recuperarono i corpi. La loro valutazione, riportata agli inquirenti, è che i cinque italiani si siano inoltrati in una grotta dalla quale non riuscirono poi a trovare una via d’uscita.
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