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Da Gaza alla Russia: ad Alghero il Premio giornalistico della Sardegna

di Davide Pinna
Da Gaza alla Russia: ad Alghero il Premio giornalistico della Sardegna

Emanuela Pala, Maria Gianniti e Marzio G. Mian tra i protagonisti della serata al teatro Civico

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Alghero Il giornalismo che si consuma le scarpe, quello che va sui luoghi dove avvengono i fatti, anche quando può essere pericoloso, anche quando può essere scomodo. È stato questo il filo conduttore di Genera Festival, che ieri ha chiuso la sua settimana sassarese e algherese con la consegna del Premio giornalistico della Sardegna, davanti a un affollatissimo teatro Civico “Gavì Ballero”, nel cuore della città catalana. Il giornalismo che va dove nascono le notizie, insomma, perché la distanza rischia di deformare le lenti di chi osserva, o che ci prova anche se gli viene impedito, come accade da anni in un luogo su cui sono puntati gli occhi di tutto il mondo, la Striscia di Gaza.

Un tema che è tornato più volte nelle parole di due delle premiate: la sassarese Emanuela Pala, vincitrice nella sezione Cronaca, che per La7 e Piazza Pulita ha raccontato il viaggio della Freedom Flottilla che voleva rompere l’assedio israeliano, e Maria Gianniti, corrispondente Rai da Gerusalemme, vincitrice del prestigioso premio “Sardegna”. Un ritorno nella propria terra per Pala: «Sono onorata di ricevere questo riconoscimento in questo teatro».

La giornalista di La7, premiata per la professionalità e il coraggio nel documentare sul campo le crisi internazionali, ha puntato l’attenzione su un aspetto che non deve mai essere trascurato da chi vuole raccontare la complessità del mondo: «Andare sul posto è fondamentale e imprescindibile, certo, ma soprattutto il faro che deve guidare il nostro lavoro dev’essere sempre quello dei diritti umani e dell’impegno perché vengano rispettati». Il dramma del popolo palestinese è tornato nelle parole di Maria Gianniti, rispondendo alle domande della madrina e presentatrice del premio Tiziana Ribichesu: «A volte sale la rabbia, ma bisogna cercare di non farle prendere il sopravvento, perché noi siamo il servizio pubblico».

Protagonisti del suo racconto, i bambini: «Gaza è una gabbia, piena di bambini. Ora quei bambini non ci sono più e non ci sono più nemmeno le scuole e le case». In perfetta linea con il filo conduttore del giornalismo sul campo, delle inchieste che provano a raccontare la realtà senza mediazioni, l’assegnazione del premio Giornalismo d’inchiesta, dedicato alla storica firma della Nuova Sardegna Piero Mannironi. È stata la figlia Bianca a consegnarlo a Marzio G. Mian, autore di Volga Blues, reportage nel cuore della Russia che è valso al giornalista friulano la candidatura al Pulitzer. Mian le scarpe se l’è consumate per davvero: 6mila chilometri nella Russia più profonda, alla ricerca della risposta alla domanda: “cosa vuol dire essere russi, oggi?”. «Ma durante il viaggio ne sono sorte molte altre, anche riguardo a quell’Occidente da dove arrivo io» ha spiegato Mian. Che davanti a chi parla di obiettività nel giornalismo replica: «Non credo che esista. Credo però nell’onestà intellettuale e credo che chi fa il giornalista dovrebbe evitare la militanza. Questo è il perimetro in cui bisogna muoversi e raccontare il mondo, lottando contro i pregiudizi e gli stereotipi».

Il racconto del mondo che va oltre i preconcetti, però, non è solo quello delle guerre e dei drammi umanitari. Il giornalismo di qualità può andare sul campo anche per raccontare la natura, la storia, la società. È il ruolo di riviste come National Geographic Italia, diretta da Marco Cattaneo, che ha ricevuto il premio nella sezione “Viaggi e Turismo”. E persino nell’epoca in cui pensiamo che tutto sia a portata di clic, è ancora possibile fare delle scoperte: «Da poco, abbiamo ospitato il racconto di moderni esploratori che hanno documentato qualcosa che nessuno aveva mai visto: la più grande migrazione terrestre del pianeta. Non è, come si pensava, quella del Serengeti in Tanzania, ma quella che avviene in Sud Sudan e coinvolge 6 milioni fra gazzelle e zebre».

Di scoperte fatte sul campo si intende parecchio un altro dei premiati, il rettore emerito dell’Università di Sassari Attilio Mastino, epigrafista di livello internazionale e conoscitore profondo della storia romana della Sardegna e del Mediterraneo. A lui è andato il premio “Manlio Brigaglia” per l’impegno nella diffusione della cultura sarda e della ricerca storica. «Un riconoscimento che mi onora – ha detto –. Brigaglia ci ha insegnato a comprendere la complessità della Sardegna e la ricchezza dei luoghi che amiamo». Fra le scoperte sul campo che non ti aspetti, ci sono anche quelle culinarie. Ne ha parlato Giovanni Fancello, che ha ricevuto i premio nella sezione Giornalismo enogastronomico per la valorizzazione della cultura culinaria e dell’identità storica e sociale del territorio. Un viaggio, quello di Fancello, che spesso si è intrecciato con la letteratura e la storia della gastronomia, come mostra l’ultimo libro Grazia Deledda e il cibo che racconta pezzi di vita quotidiana dell’isola di inizio Novecento attraverso le ricette che compaiono nei libri della premio Nobel nuorese.

Ma il campo su cui opera un giornalista può anche essere quello dello sport: in questa sezione il riconoscimento è andata a una delle firme più prestigiose del Corriere della Sera, Gaia Piccardi. Cronista delle imprese sportive e soprattutto abile ritrattista dei grandi atleti. I nuovi linguaggi dell’informazione sono protagonisti invece della sezione “Fumetti, il giornalismo oltre”. Il riconoscimento è stato assegnato ad Antonello Vincenti, in arte Sualzo, e Silvia Vecchini per l’uso del fumetto come strumento di narrazione civile e poetica della realtà contemporanea e delle fragilità dei ragazzi. A chiudere la sesta edizione di Genera Festival è stata la grande musica del jazzista Enzo Favata con i Tenores di Bitti, protagonisti di Polyphony of Stones – La polifonia delle pietre, dialogo musicale fra le tradizioni musicali dell’isola e la libertà e la ricerca del jazz. «Siamo orgogliosi di avervi ospitati» ha detto l’assessora al Turismo del Comune di Alghero Ornella Piras. Appuntamento al prossimo anno, fra laboratori, incontri ed eventi che, in un tempo in cui le notizie corrono veloci, invitano a fermarsi sulle storie, a comprenderle e a riconoscere l’impegno di chi le rende accessibili a tutti.

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