Nave nuragica a Cabras: «Ora verifichiamo le indagini di Ranieri. Il georadar? Sempre di aiuto negli scavi»
Il geofisico Giovanni Leucci: «Rischioso liquidare analisi accurate su Mont’e Prama»
Sassari L’argomento accende l’interesse e anima le discussioni. Tra i misteri dell’archeologia, però, ce n’è uno che non arriva dal sottosuolo e che non può essere chiarito a colpi di evidenze scientifiche. Perché le ultime rivelazioni di Gaetano Ranieri, geofisico e padre del georadar, hanno ridato verve a un dibattito sopito ma mai dimenticato. Una storia che attende una risposta dal 2015, quando il georadar scomparve improvvisamente dagli scavi di Mont’e Prama dopo una campagna di scavo che contribuì ad impreziosire la storia dei giganti di pietra aggiungendo diversi tasselli, tutti pregiatissimi.
All’epoca il connubio sembrava perfetto, archeologia e geofisica andavano a braccetto e l’una completava l’altra. Undici anni dopo la narrazione ha cambiato tono; Ranieri ha svelato di essere stato accusato di raccontare sciocchezze, il presidente della Fondazione Mont’e Prama ha liquidato le indagini di Ranieri dicendo che “producono suggestioni”. E, proprio oggi, a Bari si conclude il Metro Archeao 2026, sostanzialmente tre giorni dedicati “all'interpretazione e alla validazione dei dati raccolti con diverse tecniche analitiche, fisico-chimiche, meccaniche e digitali”. In poche parole, la “metrologia” applicata all’archeologia e ai beni culturali.
Tra i relatori c’era anche Giovanni Leucci, dirigente e responsabile dell'Istituto di Scienze del Patrimonio Culturale del Cnr di Lecce. Un ricercatore che ha al suo attivo oltre 350 pubblicazioni e 30 anni di esperienza sul campo e che ha portato in dote la sua ultima scoperta nella Grotta delle Veneri, uno dei siti paleolitici più importanti dell'Italia meridionale, dove, manco a dirlo, attraverso la geofisica ha individuato due nuove cavità collegate al sistema carsico. Un lavoro che fa il paio con quello del 2021, quando indagini simili sulle grotte di Gorham, a Gibilterra, avevano portato alla scoperta di una camera lunga 13 metri e rimasta sigillata per circa 40mila anni, con tracce intatte di attività dei Neanderthal.
«Dico subito che abbiamo un ottimo rapporto con le soprintendenze archeologiche. Sono loro che ci chiamano per effettuare le indagini preliminari ai lavori di scavo. L’indagine geofisica è sempre richiesta – racconta Leucci –. Siamo stati anche in Perù, a Gerusalemme abbiamo fatto indagini preliminari al restauro del Santo Sepolcro. Abbiamo lavorato anche in Giordania, a Petra». L’obiettivo delle chiamate è più o meno sempre lo stesso: «Semplificando, indichiamo i possibili punti in cui scavare. Ipotizzando un’area individuata dagli archeologi ed estesa per diversi ettari, tramite le anomalie registrate dai nostri strumenti, localizziamo la parte potenzialmente più ricca».
La precisione delle rilevazioni non è nemmeno in discussione: «Ma abbiamo comunque una tara, indicata dagli archeologi. Prima di andare in “campagna” parliamo con loro, ci dicono cosa si aspettano, cosa potremmo trovare, a quale profondità e altri aspetti tecnici. Noi poi progettiamo il rilievo del georadar in modo da poter ottenere le migliori informazioni possibili tramite la lettura delle anomalie – aggiunge Leucci che per dare un’indicazione sulla precisione dei suoi strumenti, cita i brevetti che ha registrato –. Funzionano piuttosto bene e spesso siamo noi ad aggiornare i nostri strumenti. Abbiamo registrato quattro brevetti, tra cui quello che ci viene richiesto più spesso è quello del gradiometro magnetico da drone che pesa 300 grammi e che serve nei casi in cui il magnetometro tradizionale non può essere utilizzato perché le aree da indagare non sono raggiungibili via terra. Allora le sorvoliamo». Allo stesso modo, Leucci non ha dubbi sull’affidabilità delle indagini effettuate da Gaetano Ranieri: «Parliamo di un’eccellenza a livello internazionale. Abbiamo studiato i suoi articoli e le sue relazioni, Ranieri è un punto di riferimento per la geofisica. Lo dimostrano anche le rilevazioni presentate a Bari, come quella della nave sepolta sotto lo stagno di Cabras. Si tratta di affermazioni supportate da chiare evidenze scientifiche e da atti assolutamente validi. Si tratta comunque di metodi indiretti, quello che viene rilevato deve sempre essere verificato». Farlo nello stagno di Cabras è però molto complicato. Non si può dire lo stesso delle terre di Mont’e Prama: «Questo è un aspetto che sinceramente non capisco – conclude Leucci –. Prima di dire che sono sciocchezze, basterebbe fare una verifica. Conosco il problema dei finanziamenti, ma se Ranieri indica la presenza di strade, edifici o altre statue, basterebbe un sondaggio di un metro per due per verificare. Non è impossibile. Si potrebbe anche fare una rilevazione con un altro georadar e confrontare i dati. Stiamo parlando di uno dei siti archeologici potenzialmente più importanti del Mediterraneo, dire che sono solo sciocchezze è un rischio che nessuno dovrebbe correre».
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