Niente pane, latte e verdure, a Cheremule la spesa si fa nel paese vicino: il reportage
Il paese è uno degli otto nell’isola a non avere più neanche un negozio
Inviato a Cheremule «Guardi, a quest’ora c’è poca gente in paese, sono tutti in campagna a lavorare». Alle dieci e mezza del mattino, la piazza di Cheremule è quasi vuota. Ci sono solo due anziane, davanti alla chiesa, che chiacchierano davanti a un banco di verdura che ha allestito un ragazzo che ogni tanto passa in zona. Comprano verdura per il pranzo. «Prendiamo giusto quello che ci serve per oggi, il resto spesso lo prendiamo a Thiesi». La spesa si chiude in pochi minuti, letteralmente a due passi da casa, senza neanche dover prendere l’auto. «Almeno oggi si a comprare senza dover prendere la macchina», racconta una delle due signore, nata in paese 82 anni fa. Il banco di verdura, in paese è uno dei pochi punti in cui una necessità quotidiana incontra ancora una risposta immediata.
A Cheremule, 378 abitanti, infatti manca un negozio di alimentari, non esiste più un posto in cui entrare per comprare il pane, il latte o quello che manca in cucina. Il paese è uno degli otto comuni sardi su 374 censiti, che nel 2025 non avevano alcuna impresa attiva nel commercio al dettaglio alimentare, né specializzata né non specializzata. Intorno, la giornata procede con il ritmo delle tipiche mattine feriali. Il bar ha pochi clienti, perché molti sono già al lavoro in campagna. La farmacia apre a turni, solo il mercoledì, il venerdì e il sabato mattina. Ci sono anche l’ufficio postale e l’Atm per prelevare il contante e ben due bed&breakfast per i turisti. Tra le vie del paese, abbellite da tipici murales, pochissime persone e per trovare qualcuno bisogna sapere dove cercare e a che ora passare. A fornire una grande mano ai cheremulesi è Thiesi, un po’ il suo centro satellite. Si va nei supermercati, si fanno commissioni, si cercano servizi che a Cheremule non sono più disponibili. «Se ti manca il pane o il latte, non è che puoi scendere in negozio sotto casa, perché il negozio non c’è più. Devi organizzarti e andare a Thiesi, magari aspettando di dover fare anche altre commissioni».
La spesa diventa una piccola trasferta, da programmare in anticipo e possibilmente da concentrare in un’unica uscita. «Ci capita di prendere bustoni di pane, li congeliamo in freezer, così lo abbiamo disponibile tutti i giorni. Per un sacco di cose facciamo le scorte» raccontano l’altra nonnina. L’ultimo negozio di alimentari ha chiuso circa quattro anni fa e da allora non ha più riaperto. Nel frattempo anche la popolazione è diminuita: nel 2002 gli abitanti erano 526, oggi sono meno di 400. Meno residenti significano meno clienti potenziali, ma la mancanza dei servizi quotidiani rischia a sua volta di rendere più difficile restare. È un circolo che pesa soprattutto nei centri più piccoli, dove ogni attività commerciale dipende da un equilibrio fragile. Chi ha l’auto e la salute per guidare riesce ad affrontare i 5 minuti di distanza in auto da Thiesi. Per gli altri è più complicato. «Non tutti hanno la macchina o qualcuno che li accompagni»osservano. Gli anziani e le persone che non possono spostarsi autonomamente sono quelli che avvertono maggiormente il peso della chiusura.
«Quando passano gli ambulanti si incontrano le persone, si scambiano due parole, così come alle poste. Sembra poco, ma in un paese piccolo conta anche questo. Però a noi il paese piace, è pulito e tenuto bene». L’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Salvatore Masia, ha provato a metterci una pezza. Nella primavera del 2026 ha pubblicato un avviso per raccogliere manifestazioni di interesse da parte di chi fosse disposto ad aprire un negozio di generi alimentari. Il locale individuato è una porzione di un immobile comunale in via Capitano Bagiella, utilizzato in passato come macelleria e da mettere a norma. L’obiettivo è ridurre il peso dei costi iniziali e rendere più conveniente l’avvio di un’attività in un mercato piccolo, dove il numero dei clienti non può essere paragonato a quello dei centri più grandi. Le agevolazioni previste comprendono la concessione gratuita dei locali per i primi tre anni, condizioni di favore per il periodo successivo, l’esenzione dai tributi comunali per tre anni e il supporto amministrativo nella fase di avvio.
«Speriamo qualcuno lo prenda - confessa una delle due anziane -, a noi che abbiamo una certa età non ci manca nulla e riusciamo ad arrangiarci, ma almeno per i pochi giovani sarebbe una cosa bella, avrebbero un punto di riferimento in più». Alle undici e mezza del mattino, intanto, in piazza arriva anche la perpetua della chiesa e anche lei si dirige verso la bancarella di verdura. Il ragazzo prepara le buste, la signora sceglie quello che occorre per il pranzo e intorno la giornata riprende, lentamente, il suo corso. (francesco zizi)
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