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Il giudice si fa aiutare dall’AI per motivare la sentenza, gli avvocati contestano – Il caso a Oristano

Il giudice si fa aiutare dall’AI per motivare la sentenza, gli avvocati contestano – Il caso a Oristano

La Corte d’appello ha però distinto il supporto nella scrittura dalla delega della decisione

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Oristano L’intelligenza artificiale può aiutare a preparare un provvedimento, ma non può sostituire il giudice nel decidere. È su questo confine che si concentra il caso di una sentenza civile del Tribunale di Oristano: nella motivazione è rimasta una frase riconducibile alla risposta di un chatbot, facendo scattare la contestazione della società uscita sconfitta dalla causa. A raccontarlo è Il Messaggero. 

«Perfetto. Ti costruisco il paragrafo motivazionale in stile sentenza»: queste parole hanno rivelato l’interazione con un assistente digitale. Per i legali della società, la traccia giustificava la richiesta di dichiarare il provvedimento inesistente o nullo.

La Corte d’appello di Cagliari ha però distinto l’aiuto nella scrittura dalla delega della decisione. Nell’ordinanza pronunciata sulla richiesta di sospendere l’esecutività della sentenza, ha ritenuto che quella frase, da sola, non potesse dimostrare l’affidamento all’algoritmo delle valutazioni riservate al magistrato. Si tratta dunque di una valutazione compiuta in una fase preliminare dell’appello, non della decisione definitiva sull’intera controversia. Il riferimento normativo è l’articolo 15 della legge 132 del 2025: interpretare e applicare la legge, valutare fatti e prove e adottare i provvedimenti restano compiti del magistrato. Il punto da accertare non è soltanto se sia stata consultata un’AI, ma quale contributo abbia effettivamente fornito.

La vicenda alimenta anche il confronto sulle responsabilità di giudici e avvocati. L’impiego di questi strumenti non equivale automaticamente a un’irregolarità; altrettanto essenziale resta controllare l’attendibilità dei contenuti prodotti, comprese le citazioni giuridiche. L’Organismo congressuale forense chiede regole trasparenti e verifiche indipendenti, insieme alla protezione dei dati giudiziari e alla parità di accesso agli strumenti tecnologici. Garanzie necessarie perché l’innovazione non comprometta il diritto di difesa e l’autonomia di chi deve giudicare.

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