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Il sorpasso

Tesserati del tennis verso il record: «Calcio superato sul campo già da tempo» – Intervista a Angelo Binaghi

di Andrea Sini
Tesserati del tennis verso il record: «Calcio superato sul campo già da tempo» – Intervista a Angelo Binaghi

Il presidente della Fitp rilancia: «Ora puntiamo al primato nel numero di praticanti»

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Sassari Lo storico sorpasso sul calcio come numero dei tesserati, i tornei di tennis che fanno il tutto esaurito anche senza Sinner, l’investitura dell’attuale numero uno del mondo come “il miglior atleta italiano di tutti i tempi”. E poi programmi, progetti e investimenti snocciolati uno dopo l’altro come humus nel quale coltivare – e ottenere – risultati impensabili sino a non molti anni fa. All’indomani della pubblicazione dei dati che incoronano il Fitp come federazione col maggior numero di tesserati in Italia, il presidente Angelo Binaghi non si accontenta ma rilancia.

Presidente Binaghi, si aspettava questo sorpasso?

«Dico la verità: siamo rimasti sorpresi. I dati pubblicati in questi giorni dal Coni risalgono al 2024. Conoscendo l’andamento dei nostri dati pensavamo di poter arrivare a questo risultato verso la fine di quest’anno. Non credevamo di averlo raggiunto già due anni fa. Ma mi sento di dire che non è così importante, perché ci sono anche altri dati che ci interessano molto di più».

Per esempio?

«È molto più importante avere superato da tempo il calcio sul campo, per quanto riguarda i risultati sportivi. Quando siamo arrivati noi l’Italia del tennis era in serie C di Davis e nel calcio era campione del mondo. I risultati degli ultimi anni hanno ribaltato completamente questo paradigma. Da questo punto di vista li abbiamo stracciati. Abbiamo poi anche un record storico per lo sport italiano per quello che riguarda il volume di attività che la federazione svolge, ovvero l’entità del fatturato. E ora puntiamo a un ulteriore primato».

Quale?

«Il più importante di tutti, quello che dovrebbe essere lo scopo di ogni federazione: ovvero il numero dei praticanti, che è evidentemente un concetto diverso dai tesserati. Noi abbiamo 1,16 milioni di tesserati ma al momento, secondo i dati Nielsen pubblicati nel gennaio scorso, il calcio ha 6,5 milioni di praticanti, mentre noi ne abbiamo solamente 6,2, il 5 per cento in meno. È un gap che riteniamo si sia ulteriormente ridotto grazie a quanto i nostri atleti hanno fatto quest’anno tra il Foro Italico e Wimbledon, tanto per citare due episodi, a fronte di quanto il calcio ha fatto in Bosnia...».

Ora che il tennis ha il vento in poppa non sarà complicato mantenere questo trend.

«Non ci siamo arrivati per caso. Questi risultati sono il frutto di un piano di sviluppo a lungo termine partito nei primi anni 2000, quando come federazione e movimento eravamo tecnicamente falliti: niente risultati, niente soldi, nessuna credibilità».

In che modo vi siete mossi a quel tempo?

«Siamo partiti con investimenti sulla formazione degli insegnanti, che ora sono riconosciuti come i migliori al mondo. Questo ci ha regalato una generazione giovani molto promettenti, e a quel punto abbiamo investito nel settore tecnico, ovvero sui vivai, contribuendo alla crescita di giocatori di livello mondiale, che hanno fatto sì che l’Italia catalizzasse avvenimenti sportivi di alto livello: prima le Next Gen Atp Finals, poi poi le Nitto Atp Finals a Torino, le finali della Davis a Bologna. Rafforzando contestualmente anche il nostro torneo storico, ovvero gli Internazionali d’Italia».

È così che sono arrivate tante risorse?

«La buona gestione di queste manifestazioni ha permesso di avere risorse per investire su tre direttrici, finalizzate a rendere ancora più popolare il tennis. Prima di tutto lo sport nella scuola dell’obbligo: come ha ricordato di recente il ministro Abodi, la nostra federazione investe nelle scuole più di tutte le altre federazioni messe insieme. Abbiamo investito sulla televisione in chiaro con l’obiettivo di far conoscere il tennis a tutte le fasce della popolazione, anche a quelle che non si possono permettere questo odioso balzello delle pay-tv. La terza misura non è meno ambiziosa». .

Di cosa si tratta?

«Abbiamo creato un prodotto finanziario che permette a chi investe in impiantistica di non pagare gli interessi su mutui e prestiti per la realizzazione di nuovi e nuove coperture: li pagherà la federazione. La domanda di tennis è padel allo stato attuale è tale che il numero di impianti è assolutamente insufficiente».

Ora il grande tennis farà tappa anche al sud, con le Next Gen Finals di Reggio Calabria.

«Portare questo torneo a Reggio Calabria rappresenta il completamento del nostro piano di sviluppo sul territorio. Anche il sud deve poter approfittare del grande impatto economico, sociale e sportivo che le grandi manifestazioni di tennis realizzano sui territori. Come a Torino e Bologna, come Roma con gli Internazionali, e ci metto anche il Super Challenger a Cagliari, ora tocca al Sud con le Next Gen Finals. La nostra condizione attuale ci permette di essere il primo e unico Paese nella storia del tennis mondiale che ospita tutti e tre gli appuntamenti di fine anno: la coppa del mondo a squadre, la Davis, le Finals che chiudono il circuito che assegna il titolo mondiale individuale e, appunto il torneo che assegna il titolo di campione del mondo giovanile».

Le Atp Finals di Torino saranno un successo anche senza Jannik Sinner?

«Saranno uno straordinario spettacolo di tennis e di pubblico, con il tutto esaurito per tutte e 15 la sessioni. Ma Sinner resta la nostra punta di diamante, il campione che ha fatto appassionare al tennis milioni di italiani. Penso che sia non solo il campione più forte che il nostro tennis abbia avuto, ma il più forte atleta dello sport italiano di ogni tempo. Continuerà a confermarlo nei prossimi anni, quando raggiungerà la consacrazione definitiva».

Il presidente del Coni Luciano Buonfiglio sostiene che il sorpasso sul calcio è legato ai grandi campioni che stimolano la fantasia dei giovani e ai grandi eventi.

«Dico che la rotta l’abbiamo tracciata e indicata noi anni fa. Ora questa visione è diventa una opinione condivisa . Mi fa piacere».

Le ha fatto piacere ricevere il Collare d’oro del Coni?

«Sono rimasto sorpreso, pensavo che la gestione precedente li avesse finiti tutti……Alla fine è andato tutto bene, non me l’hanno stretto al collo come temevo...».

Questo riconoscimento è il coronamento di una lunga carriera da dirigente?

«Ma quale coronamento, per me vale meno della più modesta vittoria che ho ottenuto nella mia modesta carriera. Ma penso che qualsiasi dirigente che è stato uno sportivo sia della stessa idea».

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