La Nuova Sardegna

L’analisi della Cgia di Mestre

Sciopero nazionale, stangata da un miliardo: ecco quanto è costato lo stop in Sardegna

Sciopero nazionale, stangata da un miliardo: ecco quanto è costato lo stop in Sardegna

L’impatto del 30 ottobre tra costi diretti e indiretti: le perdite più alte nelle regioni industrializzate

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Sassari Dopo lo sciopero nazionale del 30 ottobre, in attesa di conoscere i dati ufficiali sull'adesione allo sciopero nazionale indetto da alcune sigle sindacali autonome, l'Ufficio studi della CGIA di Mestre ha tracciato una stima economica dell'astensione dal lavoro. Il conto è pesante: l'impatto diretto si ferma a circa 817 milioni di euro a livello nazionale, ma considerando anche i costi indiretti la perdita complessiva per il sistema Paese si attesta attorno alla soglia del miliardo di euro. Un’analisi che, calata nella realtà territoriale sarda, restituisce una fotografia precisa sull'impatto economico locale.

L'impatto in Sardegna e nelle altre regioni

Secondo i calcoli elaborati dall'Ufficio studi della CGIA su dati Prometeia, la Sardegna registra un valore aggiunto giornaliero di 111,8 milioni di euro, con un'incidenza dei lavoratori dipendenti (in ULA) sul totale degli occupati pari al 70,5%. Ipotizzando un tasso di adesione allo sciopero del 20%, la perdita secca di valore aggiunto giornaliero nell'isola si attesta a 15,8 milioni di euro. Una cifra significativa che posiziona la Sardegna nella fascia intermedia della classifica nazionale guidata dai colossi industriali e demografici del Nord: la Lombardia registra l'impatto maggiore con 193,6 milioni di euro, seguita dal Lazio (94,3 milioni), dal Veneto (75,3 milioni) e dall'Emilia-Romagna (74,6 milioni). Complessivamente, la ripartizione del Mezzogiorno sconta un impatto teorico stimato a 175,8 milioni di euro.

Effetti a catena: trasporti, sanità e imprese

Oltre al mancato lavoro diretto, lo sciopero trascina con sé una serie di costi indiretti che pesano su cittadini e servizi. Per esempio sulla mobilità: spesso l'effetto annuncio spinge molti utenti a restare a casa per evitare ingorghi, anche quando i mezzi pubblici circolano regolarmente. Di contro, chi deve raggiungere il posto di lavoro senza trasporti pubblici è costretto a usare l'auto privata, sobbarcandosi spese extra per carburante e parcheggi. Poi la sanità: lo sciopero si traduce in costi di riprogrammazione e in un inevitabile allungamento delle liste d'attesa, penalizzando soprattutto i pazienti più fragili.

Il fattore "recupero"

Il report sottolinea infine che molte attività cancellate (visite mediche riprogrammate, produzioni slittate di qualche giorno) vengono comunque recuperate nei giorni successivi, motivo per cui il "mancato output" di una singola giornata non equivale a una perdita permanente e definitiva di ricchezza per l'economia.

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