Maxi rissa alla gara di auto, una donna agli amici: «Dai, ammazzatelo»
In cinque sono finiti davanti al giudice per lesioni. Uno degli aggrediti aveva avuto venti giorni di cure per un trauma cranico
Sassari La gara automobilistica nelle campagne di Uri il 31 agosto del 2022 era passata in secondo piano quando un gruppo di cinque persone di Ittiri - composto da quattro uomini e una donna - aveva scatenato una gigantesca rissa tra il pubblico presente a bordo pista, con un bilancio di tre feriti finiti all’ospedale di Alghero.
Senza che ci fosse un giustificato motivo - avevano accertato i carabinieri del paese intervenuti subito dopo - i cinque ittiresi avevano aggredito i tre spettatori di Uri. Nella circostanza - si legge nel capo d’imputazione - uno dei cinque «colpiva con un pugno alla nuca uno dei tre aggrediti, facendolo cadere a terra e poi insieme agli altri - con la vittima dell’aggressione ormai inerme - continuavano a colpirla con calci e pugni, inferti su tutto il corpo».
Nel frattempo, avevano accertato i carabinieri, grazie alle dichiarazioni di numerosi testimoni, una donna del gruppo dei cinque di Ittiri «istigava gli aggressori a infierire sulla persona aggredita – ha scritto la Procura della Repubblica di Sassari – pronunciando frasi del seguente: «Ammazzalo, uccidetelo». Pare che proprio tra la donna e la persona aggredita ci fossero vecchie ruggini, legate a una discussione avvenuta su Instagram per questioni di incendio di una autovettura.
In soccorso della persona aggredita era intervenuto il cognato che era stato a sua volta colpito «al fianco e al volto - si legge nel capo di imputazione - talmente violenti da fargli perdere i sensi». Rimasto a terra l’uomo era stato bersagliato da molteplici calci.
Stamattina davanti al giudice del tribunale di Sassari Antonello Spanu si è aperto il processo per i cinque ittiresi, difesi dagli avvocati Giovanni Policastro, Tina Lunesu, Sergio Milia e Nicolina Uleri. Le accuse sono di rissa aggravata in concorso e lesioni. I tre aggrediti avevano riportato traumi facciali e fratture delle ossa nasali e delle mani. Il più grave aveva avuto venti giorni di cure.