Sassari, giovane segregata e torturata per dieci giorni – cosa sappiamo
Era stata la madre a denunciare ai carabinieri la scomparsa della figlia 23enne: i carabinieri sono entrati dalla finestra grazie ai vigili del fuoco
Sassari Dieci giorni di vessazioni, abusi sessuali e torture: è la cronaca di un incubo a occhi aperti, vissuto da una 25enne sassarese in un appartamento di Santa Maria di Pisa. A salvarla, dopo l’allarme lanciato dalla madre per la sua scomparsa, i carabinieri della sezione radiomobile con l’aiuto dei vigili del fuoco.
Era stata proprio la madre della vittima a segnalare che la giovane si trovava quasi certamente a casa del fidanzato 34enne, in via Leoncavallo. Quando i militari sono arrivati, però, il citofono squillava a vuoto: era evidente, tuttavia, che qualcuno in casa c’era. Così, grazie al cestello e all’autoscala dei vigili del fuoco, i carabinieri hanno fatto irruzione da una finestra.
All’interno, la ragazza, con diversi lividi, che ha raccontato di essere stata trattenuta contro la sua volontà nell'abitazione per dieci giorni. E ha descritto l’incubo che viveva ormai da tre mesi, da quando il fidanzato aveva cominciato ad assumere atteggiamenti violenti sempre più gravi: lanci di oggetti, sevizie, umiliazioni, insulti, percosse, persino mozziconi di sigarette spenti sul braccio della 25enne.
Il culmine negativo nei 10 giorni di sequestro: l’aguzzino negava il cibo alla ragazza e, quel poco che le dava, veniva gettato sul pavimento e calpestato. La donna subiva continue minacce: «Ti sfiguro con l’acido, ti faccio bere la candeggina». E per punirne un tentativo di fuga, il 34enne è arrivato a rasarle i capelli con un rasoio.
Non solo, la giovane ha riferito di essere stata costretta ad assumere psicofarmaci e di aver subito violenze sessuali quando era stordita dall’effetto dei medicinali. La 25enne si trova ancora ricoverata al Santissima Annunziata ed è stata affidata a un centro di supporto per le vittime di violenza. Il 34enne dovrà rispondere delle accuse di sequestro di persona, tortura, lesioni personali e maltrattamenti nei confronti di familiari, oltre che di resistenza a pubblico ufficiale per aver tentato di aggredire un carabiniere con l’estintore durante la sua permanenza in caserma, prima del trasferimento al carcere di Bancali disposto dalla procura di Sassari.
