Fiume Santo, sversamento di carbone in mare: nessun inquinamento, tutti assolti
Dopo otto anni, scagionati da tutte le accuse sei ex dipendenti di Ep Produzione
Sassari Assolti perché il fatto non sussiste, dopo otto lunghi anni di processo. Si è chiusa così la vicenda giudiziaria che vedeva imputati sei ex dipendenti di Ep Produzione di Fiume Santo, finiti a giudizio con l’accusa di aver provocato, fino al 2018, lo sversamento in mare di circa 1350 metri cubi di carbone senza le necessarie autorizzazioni.
Lo stesso pubblico ministero Antonio Piras aveva chiesto l’assoluzione, rilevando l’assenza di prove di un’effettiva alterazione dell’ecosistema marino. La sentenza è arrivata al termine delle arringhe difensive degli avvocati Giuseppe e Luigi Conti, davanti al giudice Monia Adami.
Secondo l’impostazione iniziale della Procura, Daniele Derosas, Salvatore Fois, Franco Angioni, Ruggero Lai, Piero Gianfranco Soggia e Antonio Sanna, in qualità di responsabili delle operazioni di scarico del carbone dalle navi, avrebbero causato un deterioramento significativo del fondale marino su una superficie di circa 2700 metri quadrati, nell’area della diga foranea del porto industriale di Porto Torres.
Nel corso del procedimento, il giudice aveva ammesso la costituzione di parte civile del Comune di Porto Torres. Tuttavia, gli elementi emersi negli anni hanno progressivamente indebolito l’impianto accusatorio. Già nel 2021 si erano concluse le operazioni del secondo lotto di rimozione del carbone dai fondali, accompagnate da analisi ambientali su sedimenti, acqua e fauna marina. I dati raccolti dalla società avevano evidenziato l’assenza di contaminazione dell’ecosistema.
Durante il dibattimento era inoltre emerso che, dal 2003 al 2018, nessun ente di controllo — né la Capitaneria, né l’Ispra — aveva mai contestato irregolarità o rilevato fenomeni di inquinamento, nonostante i numerosi accertamenti effettuati in banchina. Le operazioni di scarico, come sostenuto anche dalla difesa, sarebbero sempre state eseguite nel rispetto di protocolli rigorosi, con personale adeguatamente formato per garantire sicurezza e tutela ambientale.
Nessun inquinamento, dunque, è stato accertato in dibattimento. Da qui l’assoluzione piena di tutti gli imputati.
