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L’inchiesta

Traffico di droga a Sassari: 30 rinviati a giudizio

di Nadia Cossu
Traffico di droga a Sassari: 30 rinviati a giudizio

Un anno sgominata l’organizzazione criminale nigeriana: metodi mafiosi per controllare il centro storico della città. Sequestrati 50 chili di eroina e cocaina

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Sassari Il gup del tribunale di Cagliari ha disposto il rinvio a giudizio di tutti gli imputati coinvolti nella maxi inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia che, il 20 maggio 2025, aveva portato a trenta arresti in diverse città italiane. Il processo si aprirà a settembre davanti al collegio del tribunale di Sassari. Al centro dell’indagine, condotta dalla squadra mobile di Sassari insieme al Servizio centrale operativo di Roma, una presunta organizzazione criminale di matrice nigeriana ritenuta radicata nel tessuto urbano sassarese e operativa soprattutto nel centro storico cittadino. Secondo l’accusa, il gruppo avrebbe agito con una struttura gerarchica rigida, modellata sui sistemi delle mafie tradizionali, imponendo il proprio controllo in particolare nel quartiere di San Donato, trasformato – secondo gli investigatori – in una delle principali piazze di spaccio della città. Tra gli imputati figurano anche i quattordici arrestati a Sassari, difesi dagli avvocati Giuseppe Onorato, Carlo Pinna Parpaglia, Francesco Sasso, Elisabetta Udassi e Adina Barbu.

L’inchiesta

L’inchiesta che si era conclusa quasi un anno fa aveva coinvolto infatti altre province italiane, tra cui Genova, Verona, Caserta, Terni, Siena e Isernia, delineando una rete che, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto ramificazioni anche all’estero. Le indagini, sviluppate attraverso intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche, videoriprese e altre tecniche investigative, avrebbero documentato un vasto traffico di sostanze stupefacenti. Nel corso dell’operazione furono sequestrati oltre cinquanta chilogrammi di eroina e cocaina, parte dei quali introdotti in Sardegna con il metodo degli “ovulatori”. Pratica che continua a essere adottata per far arrivare la droga da oltremare. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’organizzazione avrebbe fatto leva sulla forza intimidatrice del cosiddetto “cult”, attraverso riti di affiliazione, minacce e aggressioni, per consolidare il controllo del territorio e intimidire residenti e commercianti. Parte dei proventi illeciti sarebbe stata trasferita in Nigeria per investimenti immobiliari.

L’operazione a Sassari

L’operazione scattò all’alba del 20 maggio 2025. Alle 4.30 del mattino, mentre un elicottero sorvolava il centro storico di Sassari, decine di agenti in tenuta antisommossa entrarono in azione. In alcuni casi fu necessario l’intervento dei vigili del fuoco per abbattere porte e tagliare inferriate. L’inchiesta portò alla luce quella che gli investigatori definirono una vera e propria articolazione del “Supreme Vikings Confraternity”. Gli investigatori della Mobile erano riusciti anche a ricostruire il sistema con cui agiva il clan che aveva una organizzazione di carattere gerarchico. Al vertice della piramide c’era una figura chiamata executioner e sotto altre cariche come quella dell’emeretus e dell’arkman, ciascuno con propri compiti specifici. Ruoli preordinati per far sì che il gruppo criminale non avesse “sbavature”. «Un’indagine molto articolata – aveva spiegato il dirigente della squadra mobile di Sassari, Michele Mecca durante una conferenza stampa convocata in questura per illustrare il successo dell’operazione – soprattutto per la complessità di accesso al quartiere di San Donato, dove l’organizzazione agiva con grande disinvoltura. Molti abitanti della zona che avevano cercato di opporsi erano stati fatti oggetto di pesanti intimidazioni e attentati incendiari». Il clima era diventato decisamente pesante. Con il rinvio a giudizio disposto dal giudice dell’udienza preliminare di Cagliari, il procedimento entra ora nella fase dibattimentale: tra quattro mesi prenderà il via il processo davanti al tribunale collegiale di Sassari. 

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