Sassari, Pietrina Chessa una vita per lo sport: ora racconta un’isola dimenticata
L’ex dirigente del Coni pubblica il suo primo romanzo “La scaletta d’oro”
Sassari C’è una Sardegna che sopravvive nei ricordi, nei gesti tramandati, nelle parole dialettali, nei profumi delle cucine di famiglia e nelle storie che rischierebbero di andare perdute se qualcuno non decidesse, a un certo punto della vita, di fermarsi e raccontarle. È da questa esigenza che nasce “La scaletta d’oro”, il libro con cui Pietrina Chessa debutta nella scrittura e diventa la protagonista della quinta puntata di “Scrittori per caso”, la rubrica della Nuova Sardegna dedicata a chi, accanto al proprio lavoro, ha coltivato il bisogno di trasformare esperienze e memoria in letteratura.
Nata a Sorso, laureata in Lingue all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, Chessa, 72 anni, ha vissuto tra studio, viaggi e lavoro. Dopo una borsa di studio che nel 1978 la portò per un anno all’Università Statale di Mosca, nella facoltà di Filologia, ha lavorato tra scuola, turismo e sport, approdando poi al Coni e alla Federazione italiana di atletica leggera, dove ha trascorso gran parte della sua carriera, lavorando accanto a personaggi come il principe Alberto di Monaco, Sebastian Coe, Valery Borzov e Sergej Bubka, fino alla pensione nel 2019. Ma accanto alla vita professionale è rimasta sempre fortissima la passione per la lettura.
«Solo più tardi – racconta – è nato il desiderio di raccogliere ricordi, persone e sentimenti legati alla mia vita, quasi per impedire che andassero perduti». “La scaletta d’oro” è infatti un racconto autobiografico che attraversa oltre un secolo di storia familiare e sociale, dalla fine dell’Ottocento fino ai giorni nostri.
Dentro ci sono la Romangia contadina, le tradizioni popolari, i racconti degli avi, ma anche gli anni universitari, il richiamo della cultura russa e il ritorno in Sardegna dopo le esperienze lontano dall’isola. Il titolo richiama un oggetto dell’infanzia diventato simbolo della memoria e delle radici. La scrittura è essenziale ma intensa, capace di alternare malinconia, ironia e osservazione sociale, mentre il dialetto si intreccia alla lingua letteraria restituendo autenticità ai personaggi e alle atmosfere. Non a caso tra gli autori più amati da Chessa ci sono Tolstoj e Gogol’, ma anche Philip Roth, García Márquez e Grazia Deledda. La pubblicazione del romanzo è arrivata dopo un percorso inatteso. Dopo aver inviato il manoscritto a una casa editrice sarda senza ricevere risposta, Chessa ha scelto di affidarsi ad Albatros, scoperta quasi per caso leggendo un inserto sul Messaggero. Le prime copie del libro sono arrivate nell’ottobre 2025 e la presentazione al Palazzo Baronale di Sorso si è trasformata in una sorta di racconto collettivo, con amici e persone citate nel libro che hanno letto dal vivo le pagine dedicate a loro. Sono seguiti altri appuntamenti a Sassari, al circolo Arci “Tom Benetollo”, e al Vecchio Mulino con “A cena con l’autrice”, un evento che ha unito letture e degustazioni dei piatti citati nel romanzo. Tra i prossimi incontri ci sarà anche una presentazione con gli studenti organizzata dalla professoressa Alessandra Cattani, titolare della cattedra di Letteratura russa a Sassari, nella sede di Magistero, oltre a nuovi appuntamenti nei circoli dei sardi di Bologna e Padova.
Tra le esperienze più intense degli ultimi mesi c’è stata anche la partecipazione al Salone del Libro di Torino. «Più che una semplice fiera – racconta – è stata soprattutto un’esperienza umana». Un’immersione nel mondo dell’editoria che le ha permesso di incontrare lettori, autori e persone che continuano a riconoscersi dentro le sue pagine. Intanto Pietrina Chessa ha già iniziato a scrivere un secondo libro. Segno che quella voce rimasta a lungo custodita nei ricordi ha ormai trovato il proprio spazio. E “Scrittori per caso” continua così a raccontare storie nate lontano dai salotti letterari, dentro vite normali, professioni, ricordi e passioni coltivate quasi in segreto, fino al momento in cui diventano pagine.
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