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Sassari

Il delitto di Santa Maria Coghinas

Sassari, ha ammazzato il padre con una fiocina e tentato di uccidere la madre nel sonno: la condanna ora è definitiva

di Luca Fiori
Sassari, ha ammazzato il padre con una fiocina e tentato di uccidere la madre nel sonno: la condanna ora è definitiva

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa

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Sassari È diventata definitiva la condanna nei confronti di Alberto Picci per l’omicidio del padre Giuseppe e il tentato omicidio della madre Giovanna Drago. La Settima sezione penale della Corte di Cassazione ha infatti respinto il ricorso della difesa, confermando la sentenza pronunciata nel febbraio 2025 dalla Corte d’assise d’appello di Sassari, presieduta dalla giudice Maria Teresa Lupinu. Per l’uomo resta quindi definitiva la pena di 25 anni e 4 mesi di reclusione, oltre alla misura di sicurezza di tre anni in una Rems al termine della detenzione che era stata sollecitata dal sostituto procuratore Angelo Beccu. Si chiude così il lungo iter giudiziario per il delitto che all’alba del 27 aprile 2022 aveva sconvolto Santa Maria Coghinas.

L’efferata aggressione

Quella mattina Alberto Picci aveva aggredito nel sonno i genitori all’interno della loro abitazione. Nella confessione rese agli investigatori parlò di un «impulso d’odio». Il padre Giuseppe fu trafitto da una fiocina che gli attraversò la gola fino a conficcarsi nel cranio e poi raggiunto da numerosi fendenti al volto e alla bocca, mentre la madre Giovanna Drago venne colpita alla testa con un coltello multiuso, riuscendo però a sopravvivere. Giuseppe Picci rimase in vita per otto mesi grazie alle cure dei medici, ma morì successivamente a causa di una polmonite provocata dalle gravissime lesioni riportate, che gli avevano compromesso in modo irreversibile la capacità di respirare e deglutire. Dopo il decesso il procedimento, inizialmente per tentato omicidio, fu riqualificato in omicidio. La Corte d’assise di Sassari aveva rideterminato quindi la pena tenendo conto della precedente condanna già definitiva per il duplice tentato omicidio: ai 24 anni per l’omicidio del padre si era aggiunto un anno e quattro mesi per il tentato omicidio della madre, arrivando alla pena complessiva di 25 anni e 4 mesi.

La richiesta della difesa

Nel corso del processo la difesa, rappresentata dall’avvocato Claudio Mastandrea, aveva chiesto l’assoluzione sostenendo l’incapacità di intendere e di volere dell’imputato al momento dei fatti, una tesi respinta prima dai giudici di merito e ora definitivamente anche dalla Corte di Cassazione. Restano confermate anche le pene accessorie, tra cui l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, la perdita dei diritti successori nei confronti della vittima e il ricovero per tre anni in una Rems una volta espiata la pena detentiva.

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