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Sassari

Il caso

Interiora di pesce, sputi e urina dai balconi: dopo due anni di terrore in condominio arriva la sentenza – Cosa è successo

di Nadia Cossu
Interiora di pesce, sputi e urina dai balconi: dopo due anni di terrore in condominio arriva la sentenza – Cosa è successo

La vicenda nel centro di un paese dell’hinterland di Sassari

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Sassari Per due anni, tornare a casa non ha significato trovare pace e tranquillità. Al contrario, per i residenti di una palazzina in un centro dell’hinterland di Sassari, era diventato sinonimo di notti insonni, continui litigi, paura e un’escalation di episodi che, giorno dopo giorno, avevano reso la convivenza sempre più difficile. Una situazione che il tribunale di Sassari ha ritenuto integrare il reato di stalking condominiale, condannando un anziano alla pena di un anno e sei mesi di reclusione.

La sentenza è arrivata al termine del processo nel quale i condomini – tutelati dall’avvocato Antonio Secci – hanno ricostruito, davanti al giudice, una serie di comportamenti vessatori che, secondo quanto emerso nel dibattimento, si sarebbero ripetuti con cadenza quasi quotidiana tra il 2017 e il 2019, fino a compromettere la serenità dell’intero stabile.

Le testimonianze hanno delineato un quadro fatto innanzitutto di continui disturbi della quiete pubblica. Nelle ore più impensabili della notte, tra le due e le quattro del mattino, l’imputato (difeso dall’avvocato Fernando Maimone) avrebbe utilizzato un trapano e altri utensili, trascinato e sbattuto bombole del gas e sedie, alzato e abbassato ripetutamente le serrande, colpito le bombole con una chiave e tenuto la televisione a volume altissimo, impedendo ai vicini di riposare.

Non meno frequenti sarebbero stati gli episodi che riguardavano gli spazi comuni. I condomini hanno raccontato di aver trovato più volte sputi nell’androne delle scale, immondizia e perfino interiora di pesce lasciate nei vasi condominiali e sui davanzali, mentre in altre occasioni l’imputato avrebbe versato urina dal proprio balcone su quelli sottostanti. A questo si aggiungevano calcinacci, secchi e cassette abbandonati nelle parti comuni del palazzo.

Nel corso del processo sono stati riferiti anche episodi di danneggiamento e manomissione. Secondo le persone offese, sarebbero state rimosse le finestre condominiali, lasciandole aperte anche durante l’inverno, mentre maniglie e infissi venivano cosparsi di grasso per renderne difficoltoso l’utilizzo. I testimoni hanno inoltre raccontato che l’imputato aveva anche staccato il contatore della luce condominiale e compromesso il funzionamento dell’impianto televisivo centralizzato.

Alle condotte materiali si sarebbero aggiunti atteggiamenti intimidatori. Le persone offese hanno raccontato di minacce, provocazioni e gesti aggressivi. In un episodio, l’imputato avrebbe anche brandito un bastone durante una discussione, alimentando un clima di costante tensione.

Le contestazioni comprendevano inoltre il parcheggio dell’auto in modo da impedire il passaggio agli altri condomini, il rifiuto di pagare le quote condominiali accompagnato da risposte aggressive alle richieste dell’amministrazione e l’abbandono di volantini pubblicitari e rifiuti nell’ingresso dello stabile.

Il susseguirsi di questi episodi avrebbe finito per incidere profondamente sulla vita dei residenti. Molti hanno descritto uno stato di ansia e di continuo disagio e – un condomino in particolare – ha riferito anche conseguenze sul proprio stato di salute. 

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