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Sassari, la promotrice spende i 62mila euro dei clienti e sparisce: condannata l’assicurazione

di Nadia Cossu
Sassari, la promotrice spende i 62mila euro dei clienti e sparisce: condannata l’assicurazione

I risparmi di due farmacisti non erano mai stati investiti. Il penale si ferma per prescrizione, ma il Tribunale di Sassari riconosce alla coppia restituzione e risarcimento

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Sassari Si erano fidati di una donna che conoscevano e alla quale avevano affidato i propri risparmi, convinti di sottoscrivere regolari prodotti di investimento assicurativo. Ma quei soldi, anziché finire nelle casse della compagnia, erano stati dirottati sul conto corrente della stessa promotrice che li aveva raccolti. E quando, dopo la scadenza delle polizze, i clienti avevano chiesto di riavere il proprio denaro, erano cominciate le scuse, i rinvii e le rassicurazioni. Una lunga sequenza di promesse che si è conclusa con la scoperta dell’ammanco e una denuncia alla guardia di finanza.

A distanza di anni dalla disavventura che ha avuto come vittime marito e moglie, farmacisti, è arrivata una prima importante risposta sul fronte civile: il Tribunale di Sassari ha infatti accolto integralmente le richieste della coppia, stabilendo che delle condotte infedeli dell’agente assicurativo – la promotrice che nel frattempo è sparita nel nulla – debba rispondere anche la compagnia per conto della quale operava.

La vicenda ha origine circa dieci anni fa, quando una coppia di coniugi entra in contatto con una donna che all’epoca lavorava per una società di intermediazione collegata a un importante e noto gruppo assicurativo.

Presentata da una persona di famiglia, la persona in questione conquista la loro fiducia e li convince a sottoscrivere diversi contratti di investimento assicurativo. In particolare, due proposte del valore di 6mila euro ciascuna, e una per la quale i coniugi consegnano un assegno da 50mila euro. La scadenza degli investimenti è fissata per il febbraio 2019.

I clienti si rivolgono quindi alla donna per ottenere il riscatto delle somme e compilano la documentazione necessaria, nella convinzione che tutto venga regolarmente trasmesso alla compagnia assicurativa per il successivo accredito sul conto corrente.

Ma i soldi non arrivano.

Passano i mesi e la promotrice continua a fornire spiegazioni diverse. Nel luglio 2019 arriva persino a raccontare di avere presentato un reclamo ufficiale all’assicurazione, inviando ai clienti anche la fotografia di una presunta e-mail come dimostrazione. I coniugi continuano a fidarsi. Anche perché, quando provano a contattare il servizio clienti della compagnia, vengono invitati a rivolgersi proprio alla responsabile di zona, cioè alla stessa promotrice. La situazione si trascina fino al febbraio 2020, quando la coppia, ormai insospettita, decide di rivolgersi alla propria banca per verificare la destinazione degli assegni consegnati.

La scoperta è sconcertante: l’assegno da 50mila euro non era stato intestato alla società assicurativa, ma direttamente alla promotrice indagata, che lo aveva incassato personalmente. E anche gli altri due erano stati versati su conti non intestati all’assicurazione. Non esisteva, in sostanza, alcun investimento regolarmente perfezionato per quelle somme. Messa di fronte alla richiesta di spiegazioni, la promotrice inizia a inviare ai clienti una serie di messaggi WhatsApp, successivamente prodotti in giudizio, nei quali ammette le proprie responsabilità e promette di restituire ogni centesimo. «Mi prenderò le conseguenze di ogni mia azione». E ancora: «So il danno che vi ho recato». In un altro messaggio propone persino di andare da un notaio e mettere la propria abitazione a garanzia del debito parlando di una situazione che le sarebbe «sfuggita di mano». A marzo 2020 i coniugi presentano una denuncia alla guardia di finanza per truffa e appropriazione indebita.

Le successive indagini confermano il quadro denunciato dagli investitori. Il procedimento penale, tuttavia, non approda al dibattimento perché i reati nel frattempo si prescrivono. La vicenda, però, non si conclude così. Assistiti dagli avvocati Edoardo Morette e Alberto Oggiano, i due coniugi decidono di intraprendere un’azione civile per ottenere la restituzione delle somme sottratte e il risarcimento dei danni subiti.

La causa viene promossa non soltanto nei confronti della promotrice, ormai diventata irreperibile, ma anche della società di intermediazione e della compagnia assicurativa che si difendono contestando ogni responsabilità. La loro tesi è che l’indagata fosse un’agente assicurativa autonoma, operante per conto proprio, e che avesse agito al di fuori dei propri poteri, utilizzando indebitamente la modulistica della compagnia. Di conseguenza, a loro dire, le eventuali responsabilità sarebbero dovute ricadere esclusivamente sulla promotrice.

Una ricostruzione che non convince il Tribunale di Sassari. Con una sentenza pubblicata nei giorni scorsi il giudice Stefania Deiana ha accolto integralmente la domanda dei coniugi, riconoscendo la fondatezza della ricostruzione e delle pretese avanzate dai loro difensori.

Il principio affermato nella decisione è particolarmente rilevante per i risparmiatori: la compagnia assicurativa non può automaticamente sottrarsi alle proprie responsabilità invocando l’autonomia dell’agente o sostenendo che quest’ultimo abbia agito al di fuori delle proprie istruzioni. La posizione dell’intermediario, il rapporto con la compagnia e gli obblighi di vigilanza e controllo assumono un rilievo decisivo nella valutazione delle responsabilità per le condotte poste in essere nei confronti dei clienti. Il risultato è una condanna che riconosce ai due investitori il diritto a ottenere la restituzione delle somme investite, oltre a un risarcimento del danno quantificato in 5mila euro per ciascuno.

Una sentenza che assume un significato che va oltre la vicenda personale dei coniugi. Chi affida i propri risparmi a un agente o a un intermediario collegato a una compagnia assicurativa deve poter confidare nella serietà dell’organizzazione che si presenta sul mercato e nella correttezza dei soggetti attraverso i quali vengono proposti e raccolti gli investimenti. Non può essere sempre il cliente, spesso privo degli strumenti per verificare cosa accada dietro la sottoscrizione di un contratto, a sopportare le conseguenze delle condotte illecite di chi opera nella rete commerciale. 

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