La Nuova Sardegna

Carovita, le manifestazioni

Scontri in piazza, quando per i diritti si dimentica il rispetto: anche i minorenni devono essere puniti

di Sara Materazzo e Greta Pes*
Scontri in piazza, quando per i diritti si dimentica il rispetto: anche i minorenni devono essere puniti

I saccheggi, le devastazioni: perché rovinare la vita di chi fatica ogni giorno per andare avanti?

3 MINUTI DI LETTURA





Milano, Roma, Torino e Bologna, 17 e 18 ottobre: migliaia di giovanissimi sono scesi in piazza a "manifestare" contro il capitalismo, il caro vita, il governo e il riarmo. La situazione è rapidamente sfuggita di mano, trasformandosi in vetrine frantumate, saccheggi e violenze contro le forze dell'ordine e contro cittadini innocenti che passavano di lì per caso. La cosa che fa più riflettere non è tanto la criminalità giovanile in sé, a cui purtroppo siamo quasi abituati, ma l'età dei protagonisti, che si abbassa sempre di più. Questa volta il più giovane identificato ha undici anni. Le forze dell'ordine si sono trovate con le mani legate davanti a dei bambini, pur cercando di fare il loro lavoro nel migliore dei modi.

Ma un'età così bassa ci spinge a chiederci: si sta davvero manifestando per il caro vita? Difficile crederci, visto che chi scende in piazza indossa firme costose e va a rubare alcolici anziché beni di prima necessità.

Di fronte a tutto questo, le reazioni sono state opposte: da un lato il governo, che ha risposto schierando 500 militari in più a Milano e attivando il fermo preventivo anche per i minorenni; dall'altro le forze di opposizione che condannano la violenza ma leggono in queste rivolte il sintomo di una mancata integrazione e di un disagio sociale profondo che andrebbe compreso.

E in mezzo a tutto questo c'è anche chi rischia la vita per fermare un rogo e salvare un palazzo, mentre gli aggressori fuggono credendolo morto. Si sentono "costretti", dicono; ma da chi? Da che cosa? Quello che dovrebbero capire è che loro in questo momento, di "caro vita" ne soffrono ben poco, grazie ai genitori: coloro che invece soffrono davvero l'inflazione, ma anziché scendere in piazza a rovinare vite altrui, lavorano ogni giorno per non far girare quel peso sui figli. Figli che, invece di perdere tempo, dovrebbero ringraziarli con lo studio e la costanza.

Guardando le foto di quei giorni, ci ha colpito un cartello: "Non vogliamo privilegi, pretendiamo solo diritti". Ecco, noi crediamo che il significato della parola "diritto" a volte ci sfugga. Un diritto esiste solo se c'è un dovere corrispondente alla base. E alla nostra età, il dovere primario è uno solo: studiare. Chi distrugge e saccheggia negozi probabilmente non sa quanta fatica ci sia dietro per tirarli su, un impegno che dura una vita intera. Se poi ci spostiamo al Sud, troviamo le proteste pacifiche dei camionisti: persone guadagnano poche centinaia di euro al mese e che le vetrine non le rompono di certo, forse perché quelle stesse vetrine le hanno riempite loro dopo ore di viaggio. Quindi, alla fine, è giusto punire chi compie queste violenze? Assolutamente sì.

*Sara e Greta frequentano l’Iis Pischedda a Bosa

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Storie di inciviltà

Sassari: con la Ferrari al bar, gli amici morti e i permessi falsi – Ecco i furbetti degli stalli per disabili

di Luigi Soriga
Le nostre iniziative